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IL LINGUAGGIO DELLA PATRIA

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di Savino di Scanno

Ammirare la nostra “Nave Bandiera” (gli specialisti la definirebbero “The Flag Ship” intesa come nave ammiraglia della flotta) che naviga con la nostra meravigliosa Bandiera Tricolore con al centro lo scudo delle Repubbliche Marinare è sempre una grande emozione.

La (o il) Vespucci dal 2023 ha iniziato un tour mondiale che terminerà nel 2025. La settimana scorsa ha gettato l’ancora nei mari del Giappone, facendo scalo a Tokio.

Una accoglienza da imperatori quella riservata agli Italiani. La nostra Marina Militare, in questo particolare momento storico forse la più operativa e qualificata delle nostre forze armate, è stata presente anche con la Portaerei Cavour e la Fregata Alpino, componenti della nostra “Carrier Strike Group”  che hanno fatto scalo al porto militare nipponico di Yokosuka al termine della imponente esercitazione nell’Indo Pacifico denominata “Pitch Black 24” organizzata dalla RAAF Australiana. Una altra nostra unità di altura, il PPA Montecuccoli farà scalo ad Okinawa presso la base White Beach. In particolare la esercitazione “Pitch Black 24” ha visto impegnata la nostra componente “Azzurra” della Aereonautica Militare con i nostri velivoli di ultima generazione come Eurofither ed F 35 con un impegno tattico operativo fuori area mai sostenuto fino ad oggi.

I rapporti con il Sol Levante sono a dir poco eccellenti.

E’ recente l’accordo militare tra Italia, Regno Unito e Giappone per la progettazione e realizzazione di un velivolo di attacco di 6° generazione, progetto nominato come GCAP (Global Air Programe) definito “Tempest”, prodromico di altri progetti che implementeranno l’interscambio commerciale italo nipponico.

Nel corso dello scalo a Tokio le autorità militari e diplomatiche italiane, supportate dalle nostre industrie strategiche, in primis Leonardo spa, hanno dato vita ad un corposo programma di incontri a tutti i livelli, dal ludico e gastronomico, alla progettazione politico militare. Nel corso di uno di questi incontri, e per la precisione quello avvenuto il 27 agosto presso il Sasakawa Peace Foundation avente come obiettivo il tema del “Underwater How to Enhance the Awareless and its Sustinabe Use”, si è assistito ad un affascinante dibattito tra le nostre autorità e le autorità nipponiche.

L’incontro, di cui sul canale social della Marina Militare è possibile prendere visione, ha visto la partecipazione dei nostri più elevati gradi della Marina e del Corpo Diplomatico e Industriale e rappresentanti militari,diplomatici e dell’industria del Paese ospitante. La lingua utilizzata nell’incontro è stata la lingua inglese, e molti dei partecipanti avevano in utilizzo anche auricolari.

Ma entriamo nei particolari. L’Ammiraglio Akira Saito, il più alto in grado della rappresentanza militare ha portato il Suo saluto in giapponese dando inizio alla Conferenza.

A seguire, dopo l’intervento del nostro Ammiraglio Giuseppe Bergotto, ha preso la parola l’ammiraglio nipponico Hiroshi Egawa che ha anche esso pronunciato il Suo intervento in giapponese.

Nel breve tutti i nostri rappresentanti militari parlavano in inglese ed i rappresentanti militari ospitanti in giapponese.

Non è un caso, ma non deve essere intesa neanche come una “scortesia”. Gli alti gradi della Marina NIpponica hanno assistito all’incontro privi di auricolare, ed a quel livello la conoscenza della lingua inglese deve essere considerata una ovvietà.

Semplicemente si deve intendere ed interpretare, almeno per lo scrivente, come una espressione di “Spirito ed Orgoglio” di una Nazione, di un Popolo, di una Patria, che ha nel sangue il dna dei Samurai, della dottrina del Hagakure, e chi oggi indossava la divisa di ammiraglio non sono altro che i figli in armi di Isoroku Yamamoto e commilitoni imbarcati sula nave da battaglia Yamato che nel 1945 con il solo carburante per la solo andata misero in atto l’operazione Ten-Go per affrontare da sola la flotta statunitense al largo di Okinawa.

Quindi il “linguaggio” è stato dimostrazione di “identità”, identità questa manifestata come Bandiera, come appartenenza ad una Cultura Millenaria, Militare e Marinaresca.

Il Sole 24 Ore di domenica 1 settembre riporta un articolo di un eccellente opinionista, Sergio Fabbrini, dal titolo “Europa ed Usa, le diverse ricette dei Nazionalisti”. 

Fabbrini, persona di assoluto rispetto, equilibrato e mai polemico, garbato e preparato, è un esponente del pensiero progressista, europeista e democratico modello USA convinto, e nei suoi articoli pone sempre attenzione al favor verso la globalizzazione, alla integrazione ed inclusione, pur evidenziando, come nell’articolo citato, taluni limiti di natura politica ed economica a tale progettualità.

E la globalizzazione, ed è il pensiero di chi scrive, ha portato, come limite inferiore ad un abbandono graduale del linguaggio proprio di una Nazione, un indebolimento della Cultura propria di un Paese, ad una omogeneizzazione del pensiero con l’arrivo indesiderato e fallimentare della cultura woke, del pensiero unico, del transumanesimo e della società liquida.

Piccole cose. Torniamo ad un uso corretto del linguaggio, del nostro idioma. La lingua Italiana è una lingua meravigliosa, ricchissima, affascinante, pregna di millenari risvolti sociali che hanno portato a far si che la nostra Italia sia tra le principali Nazioni Occidentali.

Prendiamo esempio, anche se non se ne ha necessità o bisogno, dai giapponesi.

Loro, tra le altre cose, le “navi” non le hanno mai consegnate……

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  • Redazione

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