Home Opinioni LE OPPOSIZIONI E LA SINDROME DI PAVLOV, ALLA PAROLA PATRIA INSORGONO

LE OPPOSIZIONI E LA SINDROME DI PAVLOV, ALLA PAROLA PATRIA INSORGONO

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di Salvo Di Bartolo
 
In principio era il Merito a scatenare la rabbia e l’indignazione di una sinistra tutta chiacchiere, distintivo e livellamento verso il basso. Adesso, a mandare letteralmente in tilt le opposizioni è un concetto alquanto ovvio, ma mai veramente digerito a determinate latitudini. Un vero e proprio tabù per i nostrani progressisti fautori del mondialismo dilagante e delle società aperte: la Patria. 

Un concetto peraltro espressamente richiamato dalla nostra carta costituzionale, che, all’art. 52 recita testualmente: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.

Ma, evidentemente, non per le sinistre wokiste. Per costoro è un delitto persino utilizzarlo il termine Patria, figuriamoci l’idea di potersi adoperare fattivamente per la sua difesa. E ciò, nonostante per gli italici progressisti sia ormai un’abitudine consolidata quella di rifarsi ad ogni occasione utile alla Costituzione e sbandierarne a gran voce la matrice antifascista. Ma tant’è. 
Così, è bastato che il Ministero dell’Istruzione e del Merito prevedesse tra le linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica la trattazione di concetti quali Patria, identità nazionale, cultura del dovere e rispetto per l’autorità degli insegnanti, per risvegliare l’ira funesta delle opposizioni e rispolverare il solito vecchio spettro del fascismo.
Una vera e propria ossessione per quelle sinistre per cui ogni riferimento al merito è di per sé da considerarsi discriminatorio, se non addirittura reazionario, per cui dovere e rispetto sono sinonimi di autoritarismo, e qualsiasi richiamo al sentimento patriottico coincide inevitabilmente con un rigurgito di nostalgia verso il ventennio.
Sulla base di tali deliranti presupposti ideologici è alquanto evidente immaginare come anche trentatré ore annue di educazione civica, di cui solo un’esigua parte sarà spesa a parlare di Patria e identità nazionale, data anche la moltitudine degli obiettivi di apprendimento da perseguire, possa rappresentare un serio pericolo per la democrazia e celare dietro di sé il subdolo tentativo di attuare una trasformazione ideologica della scuola.
In linea teorica, quel che si teme é dunque il rischio di un indottrinamento ideologico degli studenti proveniente da destra.  Praticamente, ciò che la sinistra (ovvero la pseuso sinistra ndr), da Gramsci in poi, prova a fare da sempre. 
 

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  • Redazione

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