
di Bruno Chiavazzo
L’unico dato inconfutabile di questo nostro disgraziato Paese è che a tenerlo in piedi sono i lavoratori dipendenti e i pensionati: gli unici costretti a pagare le tasse.
Questa l’Italia che emerge dalle dichiarazioni dei redditi del 2022, elaborati dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia. Dati perlopiù inediti che evidenziano, se ce ne fosse ancora bisogno, anomalie davvero clamorose nel travagliato rapporto tra gli italiani e il fisco.
Risultati disponibili a chiunque, ma che hanno trovato scarsissimo spazio nei media italiani di opposizione o di governo. Sì, perchè da questo scandalo non si salva nessuno, chi ha governato e chi è stato all’opposizione negli ultimi 30/40 anni.
Un Paese dove gli elettricisti dichiarano al fisco un reddito più alto di dentisti e avvocati. Dove i balneari dell’Argentario dichiarano 2.678 euro l’anno e quelli di Lignano Sabbiadoro dieci volte tanto. Un Paese in cui i tassisti e i ristoratori denunciano un reddito annuo di 15 mila euro, mentre le pasticcerie, le lavanderie, i bar e i “fruttaroli”, tirano a campare con meno di mille euro al mese.
Un Paese dove gli elettricisti dichiarano al fisco un reddito più alto di dentisti e avvocati. Dove i balneari dell’Argentario dichiarano 2.678 euro l’anno e quelli di Lignano Sabbiadoro dieci volte tanto. Un Paese in cui i tassisti e i ristoratori denunciano un reddito annuo di 15 mila euro, mentre le pasticcerie, le lavanderie, i bar e i “fruttaroli”, tirano a campare con meno di mille euro al mese.
L’unico dato in crescita è quello delle ritenute in busta paga per i lavoratori dipendenti e i pensionati. Quest’ultimi che hanno pagato fino all’ultimo centesimo le tasse durante la loro vita lavorativa, si ritrovano a ripagare le tasse anche sulla pensione maturata con i versamenti effettuati a suo tempo.
Se fosse vero quello che dichiarano le categorie di cui sopra, l’Italia sarebbe un paese di indigenti cronici. Roba da chiedere i pacchi viveri dall’Onu per fronteggiare la fame. La realtà, come sappiamo benissimo, è sotto gli occhi di tutti.
Basta farsi un giro in città o sui litorali per vedere bar e ristoranti strapieni, stabilimenti balneari con interminabili file di ombrelloni e lettini dai costi proibitivi. I tassisti che spadroneggiano nelle stazioni e negli aeroporti, che fissano le tariffe a loro insindacabile giudizio e se non paghi in contanti ti buttano fuori dal mezzo.
Se solo qualche amministratore locale prova ad aumentare le licenze, lo sbranano vivo. E’ la vecchia regola italiana: quello che è mio è mio, quello che è tuo è nostro. L’Europa continua ad approvare direttive che dovrebbero essere legge per smantellare questo sistema da caste indiane, ma non succede niente.
Tutto prosegue come se niente fosse e, mi ripeto, non è solo un problema del governo in carica, ma anche di quanti hanno governato per decenni e si sono guardati bene dal metterci le mani.
D’altra parte, in un Paese dove anche le elezioni di quartiere diventano questione di politica nazionale, perchè qualche sigla politica dovrebbe inimicarsi categorie organizzate, come falangi macedoni, che vanno a votare compatti e sono in grado di decidere il destino politico di maggioranza o opposizione?
Cui prodest? Si chiedevano i latini, la risposta è facile: a loro!





