
Il governo cinese controlla direttamente circa l’80 per cento delle scorte di rame a livello mondiale.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sul suo profilo X, ha scritto: “Secondo le ultime rilevazioni di Jp Morgan, in Cina è stoccato circa il 92 per cento delle scorte globali di rame, il 57 per cento di alluminio, il 68,2 per cento di mais, il 51,5 per cento di frumento, il 35,4 per cento di soia e il 22,5 per cento di petrolio. Il governo cinese controlla direttamente circa l’80 per cento delle scorte di rame a livello mondiale. Per non parlare delle terre rare o del litio. Non esiste industria, non esiste sviluppo, non esiste innovazione, non esiste sviluppo economico, senza materie prime, senza una catena sicura di approvvigionamento a lungo termine. La strategia di sicurezza nazionale ne deve tenere conto”.
Il concetto va esteso all’Unione Europea e ai chiacchieroni dalle promesse facili con scopi propagandistici.
All’Ucraina è stato promesso un milione di munizioni all’anno, solo che per produrre munizionamento è necessario disporre di fulmicotone, altrimenti detto nitrocellulosa o nitrato di cellulosa: un estere nitrico della cellulosa, composto chimico che per le sue proprietà infiammabili-esplosive è usato ancor prima dell’invenzione della dinamite.
In un’intervista a Politico del 18 aprile scorso, il Ceo di Saab, Micael Johansson ha affermato che l’Europa dipende troppo dalla Cina per la produzione di polvere da sparo per munizioni e rischia una crisi di approvvigionamento che potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza del continente.
Saab è uno dei principali produttori di armi in Europa, che produce armi da combattimento terrestri, sottomarini e missili.
Pechino, come scrive Politico, svolge un ruolo fondamentale nel fornire ai paesi dell’UE le materie prime di cui necessitano per le loro industrie di difesa, nonostante la Cina fornisca anche un supporto essenziale alla macchina da guerra di Vladimir Putin in Ucraina.
Entro l’inizio del 2026, la Commissione europea stima che il blocco europeo produrrà 2 milioni di proiettili all’anno. Ma uno dei principali ostacoli a una produzione più rapida è la carenza di propellente e polvere esplosiva.
Il programma Asap dell’Unione Europea è stato concepito adeguare la produzione di materiali bellici alle necessità dell’Ucraina.
Come scrive Linkiesta, dei cinquecento milioni di euro stanziati, gran parte finirà alle industrie del Nord Europa dove è concentrata la produzione di materiale bellico.
La Chemring Nobel otterrà circa sessantacinque milioni di euro per la produzione norvegese di esplosivi, la svedese Bofors quasi sette, la finno-norvegese Nammo sarà finanziata con dieci milioni da gestire autonomamente e altri quarantuno assieme all’italiana Simmel, alla francese Nexter e la lituana Valsts.
Quaranta milioni andranno a Eurenco in Francia e Svezia (tramite la Bofors) per la produzione di polvere da sparo, trentaquattro andranno alla Nammo per la produzione di munizioni e dieci a testa a Kongsberg (Norvegia) e Nammo per la produzione di missili.
La Russia si è assicurata l’approvvigionamento di nitrocellulosa tramite la Turchia, che sta nella Nato, ma si fa gli affari suoi, secondo una modalità tenuta da Erdogan ormai collaudata. Non solo, la Turchia avrebbe trasferito nitrocellulosa utilizzando il composto prodotto per lo più a Taiwan.
Vien da ridere (o da piangere, se preferite) quando si sente parlare di sanzioni e di divieti dai chiacchieroni europei.
Taiwan è l’isola attualmente considerata da Pechino a tutti gli effetti parte della Cina continentale ed è difesa, nella sua autonomia, dagli Stati Uniti d’America e, nonostante questo (o forse anche per questo), la nitrocellulosa prodotta a Taiwan arriva alla Russia tramite un Paese Nato.
C’è qualche intelligentone, qualche illuminato maggiordomo della Commissione, che ci spiega ancora che per battere la Russia è necessario aumentare le sanzioni?
La nitrocellulosa, scrive Linkiesta, farebbe il proprio ingresso nel conflitto in Ucraina, ma pro Russia, oltre che dall’isola di Formosa, anche tramite la Cina continentale e la Germania, sempre attraverso intermediari situati in paesi neutri. Germania, chiaro?
La questione, scrive Linkiesta, è arrivata sia al Parlamento europeo dopo l’interrogazione del deputato ceco Tomas Zdechosky, sia al Congresso americano, grazie all’interpellanza del rappresentante repubblicano del Minnesota Tom Emmer.
L’Ue ha decretato il bando alle esportazioni di nitrocellulosa poiché necessaria per realizzare il propellente per un’ampia gamma di sistemi di artiglieria lanciarazzi e lanciarazzi russi, compresi i sistemi di artiglieria tattici utilizzati in Ucraina.
Eppure, come denuncia l’europarlamentare del Ppe, Tomáš Zdechovský, i russi continuano ad avere rifornimenti.
Tomáš Zdechovský ha chiesto chiarimenti sui dati.
Gli acquisti di nitrocellulosa, denuncia Zdechovský , sarebbero “aumentati del 70 per cento nel 2022 e a metà del 2023 ammontavano a 3.039 tonnellate, quasi il doppio del livello del 2021”.
E gli indiziati per questo giro di affari sono pochi.
“Solo una manciata di aziende, con sede negli Stati Uniti, in Turchia, in Cina e in Germania – denuncia Zdechovský- produce la sostanza e, secondo i rapporti, le aziende con sede nell’Ue sono tra quelle che producono la nitrocellulosa che viene poi spedita in Russia”.
C’è dunque il sospetto che qualcuno stia facendo affari con Mosca aiutandola a tenere accesi i propri missili.
Il lettone Valdis Dombrovskis, commissario per il Commercio, non vede e non sente. In compenso è loquace.
Dombrovskis ha detto che la Commissione non è al corrente di nulla e aggiunge: “Se si scopre che le aziende dell’Ue hanno fornito beni sanzionati alla Russia, saranno soggette a procedimenti penali ai sensi della legislazione degli Stati membri“.
Johansson su Politico mette in guardia anche dalla difficoltà a reperire materiali quali alluminio e titanio, per comprendere il livello di dipendenza che abbiamo da Cina e Russia».
Alluminio e titanio sono stati aggiunti dall’Unione Europea alla lista di metalli critici, in particolare per la necessità di produrre aerei, sottomarini e mezzi militari.
E ci risiamo.
Il riarmo europeo dipende da materie prime che in gran parte arrivano da Russia e Cina.
A Bruxelles non sanno nulla. Non vedono. Non sentono. Chiacchierano.
Nel 2022 le importazioni principali di alluminio dell’Unione Europea erano dal Mozambico e dalla Russia. Da questa proveniva il 17.9 per cento delle importazioni, ma nel 2023 era sceso al 10.14 per cento.
L’alluminio direttamente derivante da estrazione proviene in larga parte dalla Guinea, ma circa il dieci per cento è estratto in Cina.
La Commissione europea, nel frattempo, ha deciso di imporre dazi provvisori fino al 39,7% sulle importazioni di biossido da titanio proveniente dalla Cina.
Sanzioni, dazi, barriere, chiacchiere.
La sostanza è che la Russia si fa tranquillamente gli affari suoi grazie alle triangolazioni che riguardano anche Paesi Nato e UE.
Mentre Bruxelles chiacchiera gli altri fanno affari e la Russia si fa gli affari suoi.





