
di Elio Truzzolillo
Sarò pure presuntuoso ma vedo una confusione argomentativa sul caso dell’atleta algerina che mette i brividi da parte dei soliti opposti estremismi.
Imane Khelif non è un’atleta trasgender. Il tema degli atleti trasgender, però, esiste, non è un’invenzione delle destre becere (che sono comunque becere sia chiaro). Si risolverà quando le federazioni adotteranno delle regole omogenee. Tali regole saranno comunque arbitrarie: decidere se far partecipare solo le atlete trasgender che hanno cambiato sesso prima della pubertà, decidere l’esatto livello limite di testosterone (che non è l’unica differenza tra uomo e donna) sono decisioni necessariamente arbitrarie anche basandosi sulla miglior letteratura scientifica disponibile.
Imane Khelif è Intersessuale, cioè è uno di quei soggetti in cui non tutti i parametri biologici che definiscono il sesso sono univoci (essi possono essere i genitali, i cromosomi sessuali, i livelli ormonali, ecc.). Non è chiarissimo se abbia solo una naturale produzione anomala di testosterone o se anche a livello genetico presenti delle anomalie.
No, il fatto che abbia perso alcuni incontri con altre donne non implica a livello logico (la logica questa sconosciuta) che la sua condizione non le abbia dato dei vantaggi (cosa che non sono in grado di sapere, sia chiaro). Sarebbe come dire che una donna dopata vincerà di sicuro la medaglia d’oro, non è così ovviamente, avrà solo un vantaggio.
Il tema è maledettamente complesso, possiamo solo augurarci una regolamentazione omogenea tra la le varie federazioni, che sarà basata per forza di cose su pure convenzioni e parametri almeno un minimo arbitrari. Due diritti vengono infatti a collidere: il diritto delle atlete donne a gareggiare ad armi pari e il diritto delle donne trasgender o delle donne con condizioni particolari come la Khelif a partecipare. Difficile soddisfare al 100% questi due diritti, piaccia o non piaccia.
La regola generale quando due diritti collidono è sempre un compromesso tra le opposte rivendicazioni. La strada di una terza categoria, oltre a quella classica di uomini e donne, pare al momento impraticabile perché si riproporrebbe lo stesso la questione dei potenziali vantaggi che non sono identici per tutte le trasgender o per tutte le donne intersessuali.
Ripeto, scusate la presunzione, ma ogni tanto non ragioniamo in modo polarizzato come vorrebbero i nostri pessimi leader politici.





