
di Lucio Leante
La carnevalesca parodia in chiave LGBTQI+ dell’“Ultima cena” proiettata da Parigi in tutto il mondo il giorno dell’inaugurazione dei giochi olimpici non è stata solo un’offesa ai cristiani di tutto il mondo, né solo una trovata di pessimo gusto, né solo uno sputo sul sacro e sulle proprie tradizioni.
No! Essa appare agli occhi del mondo come la carta d’identità di un Occidente fatuo, edonista, frivolo e, alla fine, decadente e nichilista che fa della negazione della realtà, del buon senso e dell’inversione cognitiva e normativa il proprio valore identitario fondamentale.
La retorica delle giustificazioni all’insegna dell’“inclusione” delle minoranze non convince nessuno e contribuisce anzi a confermare, agli occhi del mondo, un’immagine negativa, comica e ridicola, della civiltà occidentale.
Una civiltà che fu cristiana e liberale, e che fino a qualche tempo fa fu persino vista nel mondo come un “modello” appare oggi agli occhi del mondo come una civiltà in agonia per auto-distruzione: come una civiltà che rinnega il suo passato e sceglie di fare un’uscita teatrale e carnevalesca dalla scena del mondo.
E che peró nella sua finale messa in scena carnevalesca, lancia al mondo anche un messaggio tragico e nichilista: quello dell’assoluta vacuità del tutto e della vittoria finale del nulla su ogni valore.
Se – infatti- tutto vale uguale, nulla vale: né i valori occidentali, né quelli altrui. La parodia di Parigi è destinata quindi ad intensificare il disprezzo, lo sberleffo e l’ostilità verso l’Occidente delle popolazioni del mondo non occidentale.





