
Ieri un sondaggio di Cnn condotto online il 22 e 23 luglio, dava l’ex presidente americano Trump al 49% delle preferenze e la vicepresidente Kamala Harris al 46%, con uno scarto nel margine di errore della rilevazione.
Mercoledi Kamala Harris, che fino a prima della rinuncia di Joe Biden a correre per la Casa Bianca era data come assolutamente fuori gioco, con gradimenti a una cifra, improvvisamente è stata indicata davanti a Donald Trump 44% a 42% in un sondaggio di Reuters-Ipsos (istituto statistico francese).
Ieri l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump risultava in vantaggio in quattro Stati su cinque in bilico sulla vicepresidente Kamala Harris secondo una rilevazione condotta da Emerson College e “The Hill” in vista delle elezioni presidenziali del 5 novembre prossimo.
Il sondaggio mostra Trump e Harris appaiati al 47 per cento nel Wisconsin.
Il candidato repubblicano, tuttavia, resta in vantaggio in Arizona (49 a 44 per cento), in Georgia (48 a 46), in Michigan (46 a 45) e in Pennsylvania (48 a 46).
A chi credere? A cosa credere?
La giostra della propaganda è ormai talmente sbracata che ha superato ogni limite di credibilità.
Oltre ai sondaggi c’è anche il gioco dei finanziamenti come indice di potenza proiettiva sui risultati elettorali.
Da domenica 21 luglio, quando Joe Biden ha comunicato il suo ritiro dalla campagna elettorale per le presidenziali di novembre, passando di fatto il testimone a Kamala Harris per la corsa alla Casa Bianca, la sua vice ha raccolto oltre 126 milioni di dollari in pochi giorni.
Harris ha già superato i 95 milioni che la campagna di Biden aveva in banca alla fine di giugno.
Ovviamente le cifre servono a dimostrare che Kamala Harris è un’irresistibile, temibile e vincente avversaria di Trump.
Subito dopo si va a vedere cosa accade in casa repubblicana.
A pochi giorni dal suo nuovo ruolo di probabile candidata presidenziale del Partito Democratico, Kamala Harris si trova già ad affrontare un’ondata di pubblicità offensive sostenute dai Repubblicani che mettono in dubbio la sua personalità, il suo passato progressista e ciò che sapeva del declino del presidente Joe Biden.
In una brusca inversione di tendenza rispetto a gran parte dell’anno, i repubblicani stanno improvvisamente dominando le reti radiofoniche.
Nel complesso, Trump e i suoi alleati stanno spendendo 25 volte di più del team di Harris in pubblicità televisiva e radiofonica (oltre 68 milioni di dollari per i repubblicani rispetto ai soli 2,6 milioni di dollari per i democratici) nel periodo iniziato lunedì, il giorno dopo il ritiro di Biden, fino alla fine di agosto, secondo un’analisi AP dei dati raccolti dalla società di monitoraggio dei media AdImpact.
La sorprendente disparità riflette la spesa effettiva per questa settimana e le prenotazioni per le settimane successive, che quasi certamente cambieranno nei prossimi giorni.
Tuttavia, per ora, i numeri evidenziano uno squilibrio pericoloso per i democratici proprio nel momento in cui milioni di elettori stanno rimodellando le loro opinioni sul vicepresidente, che ha trascorso gran parte degli ultimi quattro anni all’ombra di Biden.
Alcuni alleati di Harris stanno già lanciando l’allarme.
Di sicuro, Harris ha ottenuto l’approvazione di Biden solo domenica. E nei giorni successivi, amici e nemici concordano che ha beneficiato di un’ondata di cosiddetta copertura mediatica “guadagnata”, in gran parte positiva.
E la giostra continua, a beneficio dei tifosi da bar sport.





