Home Politica estera BANCHE CENTRALI, ALCUNE DOMANDE SENZA RISPOSTE – PARTE III

BANCHE CENTRALI, ALCUNE DOMANDE SENZA RISPOSTE – PARTE III

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di Marco Sarli

E adesso allacciate davvero le cinture di sicurezza! (Terza parte)
Nelle due puntate precedenti ho brevemente trattato le criticità del settore bancario più o meno globale e dei multipli abnormi nel rapporto tra ebitda e capitalizzazione di borsa delle Big Tech statunitensi, ma anche di altre società a stelle e strisce appartenenti ai settori più svariati.
Il problema è ora capire come funziona davvero il mercato finanziario, un mercato che vede operatori di dimensioni davvero immense e che o via divisioni di Corporate&Investment Banking delle banche più o meno globali (e’ solo di questi giorini la notizia del rosso nel secondo trimestre del colosso Deutsche Bank) o gli immensi gestori di patrimoni o navigati speculatori alla George e Alex Soros.
Ebbene tutti costoro hanno un vero e proprio denominatore comune che è dato dal fatto che sono soliti anticipare i grandi movimenti al rialzo ma più frequentemente al ribasso dei mercati, non importa se si tratti del mercato azionario o di quello delle materie prime o di quello immobiliare, insomma di qualsiasi cosa abbia un prezzo.
La cosa davvero divertente è data dal fatto che in tutti i movimenti davvero rilevanti dei mercati la vasta flottiglia di investitori che si muove al seguito di queste corazzate rimane regolarmente spiazzata e spesso stritolata da queste repentine giravolte dei veri market makers.
Non si contano, negli ultimi decenni, i casi in cui questo è avvenuto inesorabilmente e il mercato del petrolio, a solo titolo di esempio, rappresenta una chiara esemplificazione di tutto ciò e in questo particolare settore non vi operatore più smaliziato ed esperto della potente ed ancor più preveggente Goldman Sachs.
Esiste poi un’ulteriore categoria di grandi e grandissimi investitori e sono quelli che, a costo di rinunciare a grandi capital gain, escono più o meno in punta di piedi dal mercato quando avvertono che il gioco si sta facendo troppo pericoloso e l’esempio che ho fatto del fondo Berkshire è probabilmente molto meno isolato di quanto a noi e’ dato sapere.
Intelligenti pauca!
 
 

 

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  • Redazione

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