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IN GEORGIA, ALL’OMBRA DI SOROS, SI PREPARA LA SECONDA UCRAINA

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Non è necessario essere dei geni della geopolitica per capire che il surriscaldamento della Georgia rischia di far diventare il Paese caucasico una seconda Ucraina.

Georgia cartina

Il Paese, come si vede dalla cartina, si affaccia sul Mar Nero e funge da Stato cuscinetto tra la Turchia, appartenente alla Nato, e la Russia.

La legge georgiana, approvata di recente, prevede che “le ONG, i media e i sindacati che ricevono più del 20% delle loro entrate da fonti straniere devono registrarsi come ‘organizzazioni che servono gli interessi di un Paese straniero’ con relativo monitoraggio del Ministero della Giustizia”.

La norma ha suscitato indignazione in Occidente, che ha definito la legge liberticida. Un’indignazione crescente, che ha raggiunto il picco con la visita dei ministri degli Esteri di Lettonia, Estonia, Islanda e Lituania che si sono uniti ai manifestanti, evidenziando così una palese ingerenza in un Paese straniero.

Cosa vogliono i manifestanti?

“Ci opponiamo – dicono – a tutto ciò che ci separa dall’Unione europea”.

A dicembre la Georgia ha ottenuto lo status di paese candidato all’ingresso nell’Unione europea, ma il 1 maggio i vertici di Bruxelles hanno fatto presente che la nuova legge allontana Tbilisi dall’adesione.

La questione sta tutta qui e, come mi suggerisce l’amico e collega Marco Palombi, analista e corrispondente di guerra, rischia di trasformare la Georgia in una nuova Maidan, in una rivoluzione colorata orchestrata da manine straniere.

E’ del tutto evidente che l’adesione della Georgia all’Unione Europea, anticamera dell’adesione alla Nato, avrebbe, ancora una volta, il significato di un accerchiamento della Russia, che potrebbe provocare una reazione capace di infiammare l’intera area.

I Russi, ormai ben allenati dalle vicende Ucraine, che videro nel 2014 attivi sulla scena Victoria Nuland e George Soros, stanno evidentemente prendendo le loro misure, ma alimentare la tensione a Tblisi è, oggi più che mai, una follia.

La legge, ovviamente, non è nata dal nulla, ma tiene presenti le esperienze del passato.

Nei primi mesi del 2003, Soros cominciò a pieno regime le azioni con cui attivare le “truppe” che avrebbero dovuto iniziare la conquista “democratica” della Georgia. Nel novembre successivo, il quotidiano canadese Globe and Mail fornì una descrizione molto precisa della cosa, asserendo che è stato in febbraio che il finanziere miliardario George Soros ha posato la prima pietra del progetto di rovesciamento del presidente georgiano Eduard Shevardnadze”.
“In quel mese – scriveva il quotidiano canadese – con i soldi provenienti dal suo Open Society Institute un attivista di Tbilisi, il trentunenne Giga Bokeria, fu spedito in Serbia per incontrare i membri del movimento Otpor [resistenza] e imparare da essi come condurre dimostrazioni di piazza simili a quelle che avevano rovesciato il dittatore Slobodan Milosevic. Nell’estate, poi, la fondazione del Sig. Soros rimborsò il viaggio di ritorno in Georgia ad alcuni attivisti di Otpor, i quali istruirono per tre giorni consecutivi oltre un migliaio di studenti su come allestire una rivoluzione pacifica”.
“Lo scorso fine settimana – proseguiva il quotidiano – il Liberty Institute, fondato con l’aiuto del Sig. Bokeria, è stato lo strumento con cui organizzare le proteste di piazza che hanno forzato il Sig. Shevardnadze a rassegnare le proprie dimissioni. Il Sig. Bokeria ha detto di aver imparato a Belgrado… come usare le tattiche di pressione popolare che si sono dimostrate così persuasive a Tbilisi, dopo le dubbie elezioni parlamentari di questo mese”.

Giusto per ricordare brevemente gli avvenimenti, le elezioni parlamentari del 2003, vinte dalla coalizione di Shevardnadze, furono fortemente contestate dall’opposizione guidata da Saakašvili con grandi movimenti di piazza (la cosiddetta Rivoluzione delle Rose) e fino all’occupazione del Parlamento.

Shevardnadze fu costretto alle dimissioni (siamo nel marzo del 2003). Il suo posto fu preso dallo stesso Saakašvili, sconfitto poi alle elezioni legislative dell’ottobre 2012 dalla coalizione chiamata “Sogno georgiano” guidata da Boris “Bidzina” Ivanishvili.

La legge voluta dal governo georgiano, come si vede, nasce dall’esperienza.

In questa fase, gli oppositori del disegno di legge sull’“influenza straniera” stanno escludendo la possibilità di una rivoluzione, sperando di spodestare il governo alle urne nelle elezioni legislative di ottobre.

Da quasi due mesi ormai, il Paese è scosso da manifestazioni di portata, natura e durata senza precedenti, guidate da una gioventù pro-europea e apparentemente lontana da qualsiasi partito politico.

“È un caos organizzato. Tra di noi lo chiamiamo il ‘risveglio di aprile'”, ha detto Salomé Qourdiani, studentessa di giurisprudenza. “Forse entrerà nella storia con quel nome?”.

Il partito al potere “Sogno georgiano”, fondato dall’uomo forte del Paese, l’oligarca miliardario Bidzina Ivanishvili, ha ignorato le proteste e la condanna internazionale.

Venerdì, Washington ha inasprito i suoi toni annunciando “una nuova politica di restrizione dei visti […] che si applicherà agli individui che sono responsabili o complici nell’indebolire la democrazia in Georgia, così come ai loro familiari”.

Cartina mar nero2

Come si può ben vedere dalla cartina, Romania, Bulgaria e Turchia sono Paesi Membri della Nato. Le linee rosse evidenziano come gran parte dell’affaccio sul Mar Nero sia ormai di Paesi Nato. Una possibile appartenenza dell’Ucraina all’Europa e alla Nato (linee gialle) metterebbe l’una e l’altra direttamente sul confine russo. Un’appartenenza della Georgia all’Europa e, in prospettiva,alla Nato (linee verdi), stringerebbe la Russia (linee blu) in una morsa e farebbe del Mar Nero un lago Nato, come è accaduto al Baltico.

E’ del tutto evidente che la Georgia si pone come una seconda Ucraina e che la Russia non ha alcuna intenzione di far sì che una Maidan georgiana, organizzata da Ong finanziate dal solito Soros e dai suoi sodali, alteri gli equilibri sul Mar Nero. 

La questione georgiana, pertanto, si inserisce a pieno titolo nel confronto geopolitico in atto e rischia di aprire un nuovo fronte in un’area delicatissima, in quanto va tenuta in considerazione anche la parte orientale, dove si confrontano gli interessi della Turchia e dell’Iran e dove l’Azerbaigian è alleato di Israele.

I Georgia si gioca con una miccia che potrebbe davvero far esplodere la terza guerra mondiale sui campi di battaglia di mezzo mondo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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