
di Marco Pugliese
Analisi Multidimensionale degli Istituti Linguistici, il vero scopo dell’Istituto Dante Alighieri
Nella geopolitica contemporanea, la capacità di influenzare senza l’uso della forza, denominata “soft power”, ha acquisito un’importanza preminente. Uno degli strumenti più potenti di questo tipo di influenza è la promozione linguistica attraverso istituti specializzati. Paesi come il Regno Unito, con il Cambridge Institute e il British Council, la Germania attraverso il Goethe Institut, la Spagna con l’Instituto Cervantes, la Francia con l’Alliance Français e la Russia con l’Istituto Puskin, hanno intuito l’importanza strategica della lingua nella proiezione del loro soft power.
La Cina, nell’ambito dei suoi sforzi per rafforzare il proprio soft power e per creare un “Beijing Consensus”, ha investito massicciamente nella promozione della lingua cinese attraverso la fondazione di Istituti Confucio in tutto il mondo. Questo impegno è evidente nel budget assegnato dal Hanban, l’ente governativo cinese incaricato della promozione della lingua, che destina 100.000 dollari per ogni nuova apertura di un Istituto Confucio.
In questo contesto, anche la Società Dante Alighieri riveste un ruolo chiave nella promozione dell’italiano, una lingua profondamente radicata nel latino. Con quasi il 30% delle parole del Shorter Oxford Dictionary derivanti dal latino, l’importanza di questa lingua antica non può essere sottovalutata, in particolare considerando che il tasso generale di parole inglesi derivanti dal latino raggiunge il 60%. La percezione dell’italiano, definito dall’Università di Princeton come “sonoro e bellissimo”, e considerato lingua di riferimento per l’arte, la musica e l’architettura, amplifica ulteriormente il suo potere di attrazione.
Joseph Nye, illustre politologo e decano dell’Università di Harvard, ha sapientemente definito il soft power come “il potere di seduzione che uno Stato esercita sugli altri”, e la lingua ne rappresenta uno degli strumenti primari. Questa correlazione tra lingua e soft power, sebbene non sempre riconosciuta, è cruciale per comprendere le dinamiche internazionali attuali.
In conclusione, la promozione linguistica non è soltanto un’attività educativa, ma rappresenta una strategia sofisticata di proiezione del soft power a livello globale e in Italia non pare chiarissimo.
Esempi d’attacchi interni di soft power? Le narrazioni “culturali” che volevano dimostrare che Leonardo non fosse italiano o i libri contro la cucina italiana che “smontano” le nostre eccellenze. Sono tentativi che vogliono indebolire la reputazione del Paese partendo da “eccellenze assodate”. Quando ad un popolo togli la storia (la nostra va riportata al centro della formazione) e destrutturi i settori dove funziona per antonomasia lo rendi fragile e culturalmente debole, più facilmente contaminabile…





