
Ieri quasi nessuno ha ricordato un anniversario, che ai più rimane ignoto. Il 27 maggio 1332 nasce a Tunisi Ibn Khaldun, uno dei massimi storici di tutti i tempi, anche se purtroppo ancora troppo poco noto in Occidente
La sua opera più importante è la Muqaddima o “Storia universale”: si tratta della prima opera storica a tener conto delle dinamiche economiche, demografiche e sociologiche.
Pur restando in una concezione islamocentrica della Storia Ibn Khaldun tiene conto del punto di vista del nemici: ci parla della regina berbera ebrea Kahina, fiera oppositrice degli invasori musulmani, e non tace né le sue vittorie né il suo comportamento magnanimo verso i nemici. Introduce il concetto di storia ciclica, più avanti riscoperto nei “corsi e ricorsi” di Vico.
Ma forse la cosa per cui è più famoso oggi è la cosiddetta “curva di Laffer” che mette in relazione le aliquote fiscali con le entrate e che fu un pilastro della Reaganomics. L’ economista Arthur Laffer disegnò la famosa curva partendo da queste considerazioni di Ibn Khaldun “All’inizio della dinastia, la tassazione produce grandi entrate da piccoli accertamenti. Alla fine della dinastia, la tassazione produce un piccolo gettito da grandi accertamenti”. Infatti diversi economisti la chiamano, più appropriatamente, “curva di Khaldun-Laffer”.
È stato uno dei più lucidi teorici del capitalismo sano e comprese l’assoluta importanza della proprietà privata e dell’iniziativa privata
“Vessare la proprietà privata, significa uccidere negli uomini la volontà di guadagnare di più, riducendoli a temere che la spoliazione è la conclusione dei loro sforzi” scrive Ibn Khaldun nella Muqaddima. E ancora “La civiltà, il benessere e la prosperità pubblica dipendono dalla produttività e dagli sforzi che compiono gli uomini, in tutte le direzioni, nel loro proprio interesse e per il loro profitto”.
Il suo metodo storico era assolutamente scientifico: rimproverava agli storici musulmani precedenti il fatto di non aver sottoposto ad una verifica analitica le affermazioni dei vari condottieri.
Nella sua scrittura fu un uomo assolutamente libero e, a differenza di tanti cronachisti sia cristiani che musulmani a lui contemporanei, non divenne mai servile verso il sultano al quale prestava servizio.
Un pensatore tra i più grandi di sempre, che andrebbe riscoperto. Una delle vette della scienza arabo-islamica ancora di grande attualità specie in Italia dove l’idea economica prevalente è quella di ammazzare di tasse in pieno stile Sceriffo di Nottingham.





