
I messaggi che gli Stati Uniti d’America lanciano ai vari soggetti coinvolti in questa terza guerra mondiale ibrida e condotta su più fronti sono a dir poco schizofrenici.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invitato il presidente americano Joe Biden e quello cinese Xi Jinping a partecipare al vertice di pace in Svizzera, dove non è presente l’interlocutore principale, ossia la Russia.
Ennesimo teatrino.
“Faccio appello ai leader del mondo – ha detto Zelensky in un videomessaggio – al presidente americano Biden e al presidente cinese Xi: per favore, sostenete il vertice di pace con la vostra leadership e la vostra partecipazione personale”.
Mentre Zelenski cerca di coinvolgere la Cina, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che è difficile pensare osi aprir bocca se non ha l’assenso di qualche parte degli States (sottolineo: qualche parte), lancia messaggi in perfetto contrasto.
Jens Stoltenberg, in un’intervista all’edizione domenicale del quotidiano tedesco Welt, ha detto, papale papale: “La Cina afferma di voler mantenere buoni rapporti con l’Occidente. Allo stesso tempo, Pechino alimenta la guerra in Europa. Non si possono avere entrambe le cose”.
“C’è un chiaro aumento delle vendite di parti di macchinari, microelettronica e altre tecnologie che Mosca utilizza per produrre missili, carri armati e aerei da utilizzare contro l’Ucraina”, ha aggiunto Stoltenberg, sostenendo che, in questo modo, la Cina sta mettendo a repentaglio la cooperazione con i Paesi occidentali.
Difficile pensare che non ci sia, per usare un eufemismo, confusione nel quartier generale.
Del resto la confusione è evidente nelle dichiarazioni di quello che dovrebbe essere l’interlocutore principale per un’eventuale trattativa di pace con Mosca.
Il presidente americano Joe Biden è, infatti, tornato sabato a parlare senza mezzi termini del presidente russo Vladimir Putin, definendolo un “tiranno brutale”, attirandosi così le ire di Mosca.
L’ambasciatore russo a Washington, Anatoly Antonov, ha considerato questo comportamento “inaccettabile” per qualsiasi politico responsabile, e soprattutto per il leader degli Stati Uniti.
Come riporta l’agenzia di stampa statale Ria Novosti, Anatoly Antonov ha detto a chiare lettere che è “ tempo che i circoli dirigenti locali accettino che continueremo a perseguire una politica indipendente e sovrana basata sugli interessi nazionali. Con le sue invettive contro Vladimir Putin, Joe Biden insulta l’intero popolo russo, che dimostra un’incrollabile unità attorno al leader del nostro Stato”.
Messaggio chiaro. La Russia è uno Stato indipendente, non prende ordini dagli USA e questa è la realtà, piaccia o non piaccia ai Democratici americani e alla cupola finanziaria che dietro le quinte ne guida la politica, interna ed estera.
Che l’esame di realtà non alberghi nell’Amministrazione USA è dato anche da quanto ha affermato Stoltenberg nell’intervista a Welt, invitando i Paesi della Nato a fornire un sostegno maggiore a Kiev: “Non è troppo tardi perché l’Ucraina vinca. Dobbiamo inviare più armi e munizioni all’Ucraina, compresi sistemi antiaerei e armi a lungo raggio”.
Confondere i desideri con la realtà non è minimamente degno di chi sta ai vertici di organizzazioni internazionali e lo è tanto meno quando, dopo le frasi roboanti, in vista dell’incontro dei ministri degli Esteri della Nato di giovedì e venerdì prossimi a Praga, si pigola, come fa Soltemberg, che “non ci sono piani per estendere l’ombrello di difesa aerea della Nato all’Ucraina”.
Il numero uno dell’Alleanza ha inoltre ribadito che “non ci sono piani per inviare truppe della Nato in Ucraina”.
No difesa aerea, no truppe, ma missili a lungo raggio per colpire il territorio russo e una montagna di chiacchiere che indurrebbero chiunque a mandare a casa Stoltemberg.
Schizofrenia politica in purezza.
Jens Stoltenberg, nei suoi funambolici esercizi dettati da schizofrenia politica dovuta alla confusione mentale USA, in un’intervista all’Economist, ha infatti anche invitato gli alleati dell’Alleanza Atlantica, che forniscono armi all’Ucraina, a porre fine al divieto di usarle per colpire obiettivi militari in Russia”.
Pura follia, immediatamente rifiutata da Giorgia Meloni, leale alleata degli USA e della NATO, ma con i piedi per terra e con la testa nella realtà.
Ospite di “In mezz’ora” su Rai 3, commentando le parole di Stoltenberg sulla revoca del divieto di usare armi occidentali per colpire in Russia, Giorgia Meloni ha detto: “Non so perché Stoltenberg dica una cosa del genere. Bisogna essere molto prudenti. Sono d’accordo sul fatto che la Nato deve mantenere la sua fermezza, non deve dare segni di cedimento. Sono molte le dichiarazioni discutibili. Ricordo Macron. Io consiglio maggiore prudenza. È importante che la Nato continui a mantenere il sostegno all’Ucraina per raggiungere la pace”.
“Penso – ha aggiunto il presidente del Consiglio italiano – che, fermo restando che la guerra porta con sé sempre incognite, mi pare abbastanza controproducente questo racconto allarmante per il quale l’Europa sarebbe sull’orlo di un conflitto più ampio”.
“E’ irresponsabile – ha aggiunto Giorgia Meloni – il gioco di chi alimenta questo per raggranellare qualche voto”.
Ecco. La parola giusta è “irresponsabilità “.
Anche la propaganda ha un limite ma, per quanto riguarda il vertice della NATO e quello degli USA, siamo oltre la propaganda. Siamo di fronte ad una linea politica schizofrenica che potrebbe anche sfociare in un incidente tragico.
Forse è giunta l’ora di mettere in riga Stoltemberg (magari metterlo anche a riposo), passando dalle interviste e dalle chiacchiere ai comunicati stampa ufficiali, ed è ora che gli USA decidano se Biden parla perché ha la bocca o perché esprime le linee politiche degli USA e, soprattutto, a questo punto, di quali.





