Home Politica estera UCRAINA, UN TIRA E MOLLA CHE POTREBBE ROMPERSI, MENTRE LA FIDUCIA È...

UCRAINA, UN TIRA E MOLLA CHE POTREBBE ROMPERSI, MENTRE LA FIDUCIA È SCOMPARSA

0

L’elastico ha un carico di rottura e il tira e molla ne sfianca la resistenza.

Le esternazioni del segretario generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltemberg, che non è altro che il megafono dell’incertezza strategica degli Usa, sono una dimostrazione del fatto che il tira e molla può portare anche a una rottura, con conseguenze tragiche.

Le ultime trovate di Stoltemberg evidenziano che a Washington ci sono più linee intrecciate, senza che ci sia uno che comanda davvero.

Dire, come ha detto Stoltemberg, che l’Ucraina dovrebbe poter colpire bersagli in Russia anche con l’uso di armi donate dai Paesi della Nato, significa accodarsi supinamente alle teorie della signora Victoria Nuland, sodale di George Soros e esponente, peraltro dimissionata, dell’ala dei falchi legati alla cupola finanziaria.

Jens Stoltenberg ha espresso le sue dichiarazioni in un’intervista al britannico “The Economist”, settimanale economico del quale il 12 agosto 2015 Exor, la holding della famiglia Agnelli, è diventata il primo azionista,  passando dal 4,7% al 43,4%. Tra gli azionisti di minoranza sono presenti Cadbury, la famiglia Rothschild (21%), Schroder e Layton.

Contenuto e contenitore sono, da questo punto di vista, da guardare con la lente di chi è attento alle alchimie propagandistiche, volte ad affermare una logica che, in questo caso, è guerrafondaia: quella della finanza.

“E’ giunto il tempo per i Paesi membri della Nato di considerare se debbano revocare alcune delle restrizioni all’uso delle armi che hanno donato all’Ucraina”, ha detto Stoltemberg e ha aggiunto: “Negare all’Ucraina la possibilità di usare queste armi contro obiettivi militari legittimi nel territorio russo rende loro difficile difendersi soprattutto ora che ci sono molti combattimenti in corso nella regione di Kharkiv, vicino al confine”.

Tuttavia, ed ecco che qui Soltemberg si accomoda nella logica di chi non vuole un’escalation, a proposito dell’offensiva russa nella regione, il segretario generale della Nato ritiene che questa non condurrà a uno sfondamento da parte di Mosca. “Continueranno a fare avanzamenti marginali, per i quali sono disposti a pagare un caro prezzo”, ha affermato Stoltenberg, il quale ha comunque ammesso che la situazione è delicata per Kiev, in quanto, come ha sottolineato il segretariod ella nato, “gli alleati europei hanno promesso un milione di munizioni di artiglieria e non abbiamo ancora visto nulla di simile”.

Jens è d’accordo con la Nuland, ma anche con chi non vuole l’escalation e, già che c’è, proietta la colpa sugli alleati europei, in quanto mamma America è pura di ogni colpa.

In questo pietoso giochino si inserisce, giocando come il gatto con il topo, Vladimir Putin, il quale afferma che è possibile tornare ai negoziati russo-ucraini solo sulla base degli accordi già raggiunti nel 2022 in Turchia e Bielorussia e tenendo anche conto della situazione attuale sul terreno.

In buona sostanza, sono disposto a trattare, tenendomi la Crimea e il Donbass.

Vladimir Putin, durante una conferenza stampa a seguito dei colloqui russo-bielorussi a Minsk, ha affermato: “Bene, possiamo tornare ai negoziati, ma non considerando solo ciò che vuole una parte, ma sulla base di quegli accordi di natura fondamentale raggiunti durante i negoziati in Bielorussia e Turchia e sulla base delle loro realtà odierne sul terreno”.

Inoltre, il presidente ha aggiunto che, nel caso in cui Mosca dovesse riprendere le trattative con Kiev, la parte russa dovrebbe essere sicura “della legittimità” delle autorità ucraine. “Questa domanda – ha detto Putin – deve essere risolta in Ucraina. Prima di tutto (…) dal punto di vista del Parlamento, della Corte costituzionale, o di altre autorità”.

Il riferimento è al fatto che il mandato presidenziale del leader ucraino Volodymyr Zelensky è scaduto il 20 maggio.

“I negoziati di pace – ha ribadito il titolare del Cremlino – dovrebbero essere rinnovati, e non sulla base di ultimatum, ma con sulla base del buon senso (…) ma se si arriva a questo, ovviamente dobbiamo capire con chi condurre i negoziati”.

Cosa significa questa affermazione di Putin? Significa che Zelensky è scaduto e che non è più un interlocutore e lo zar del Cremlino chiede agli Usa, che sono i veri interlocutori, chi può essere il loro attore sulla eventuale scena di una trattativa.

L’Institute for the study of war, ISW, ritiene che “la retorica del Cremlino e le azioni militari russe” dimostrino che Putin “rimane disinteressato a negoziati significativi e a qualsiasi accordo che gli impedirebbe di perseguire la distruzione di uno stato ucraino indipendente”.

In buona sostanza, Putin gioca come il gatto con il topo.

“Il Cremlino – sostiene ISW – finge abitualmente interesse per negoziati significativi come parte di un’operazione di informazione di lunga data che mira a persuadere l’Occidente a fare concessioni sull’integrità territoriale e sulla sovranità ucraina, e non è chiaro se le non specificate fonti russe che parlano con i media occidentali stiano portando avanti questi sforzi o accuratamente rappresentino gli interessi e i punti di vista di Putin”.

“Negli ultimi mesi – sostiene ISW – le forze russe hanno condotto operazioni offensive che mirano a compiere progressi operativamente significativi e a far crollare la linea del fronte. Hanno aperto un nuovo fronte nell’oblast di Kharkiv (che la Russia non ha rivendicato attraverso l’annessione) e hanno cercato di causare danni a lungo termine alla capacità di combattimento dell’Ucraina e al potenziale economico con gli attacchi missilistici e droni regolari su larga scala. Queste operazioni militari suggeriscono che il Cremlino è più interessato a raggiungere il suo obiettivo a lungo termine di vittoria massimalista in Ucraina che a qualsiasi accordo che congelerebbe immediatamente la linea del fronte dove si trova attualmente”.

Insomma, l’americano ISW non crede che Putin faccia sul serio, così come Putin, chiedendo chi sia l’interlocutore affidabile in Ucraina, fa capire che non si fida e che ritiene che gli Usa non facciano sul serio.

La questione ucraina, pertanto, rimane in sospeso nel gioco del tira e molla, con l’elastico continuamente in tensione, sperando che non si spacchi.

Un dato sembra comunque certo: la Russia fa propaganda e gli usa non hanno una linea.

Il resto è cipria europea, fatta di chiacchiere e di promesse non mantenute perché non mantenibili.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui