Home Politica E’ INDISPENSABILE UN RITORNO DELLA POLITICA BASATA PRIORITA’ DEI VALORI FONDANTI

E’ INDISPENSABILE UN RITORNO DELLA POLITICA BASATA PRIORITA’ DEI VALORI FONDANTI

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di Antonio Foccillo

Oggi alla luce di tutto quello che si vive in negativo urge instaurare un agire politico il cui obiettivo consiste, innanzitutto, nella cura primaria degli interessi collettivi, sulla base di una gerarchia dei valori, che determina quali sono quelli più urgenti e quelli rinviabili con l’ottica di salvaguardare l’intero sistema-paese.

Non ritengo che sia facile, soprattutto per le profonde trasformazioni economiche e sociali prodotte dal consumismo e dalla cultura di massa di bisogni populistici.

Si vive lo sviluppo attuale per lo più con l’atteggiamento scettico del prendere atto (senza alcuna partecipazione critica) che l’economia governa la politica e la legge è ormai amica solo del mercato e delle sue ineludibili esigenze.

Si è affermato il primato di un mercato senza regole e che esso è ormai il “valore” unico, sul quale costruire la moderna legalità.

Ritengo che il rapporto mercato-istituzioni rappresenti il problema centrale della modernità, con la consapevolezza che il protagonista di tale rapporto è, e resta l’uomo, come persona, non già ridotto solo a consumatore o produttore.

Per questo deve essere regolato al fine di prevenirne gli eccessi, soprattutto oggi, che il mercato sta sempre più assumendo un ruolo istituzionale, non solo economico ma anche politico-sociale di organizzazione di relazioni sociali e di ridistribuzione di ricchezza.

Occorre che siano ritrovate, concretamente, le ragioni profonde della responsabilità individuale e collettiva, impegnarsi sul piano della partecipazione sindacale e della cultura politica, così da contribuire a realizzare una democrazia economica, centrata sulla persona e soprattutto sulle capacità imprenditoriali, finalizzate all’utilità sociale (art. 41 Cost.[1]).

Ma l’odierna politica, ridotta ormai ad un regolamento di condominio, è molto debole” e non riesce a risolvere neppure i suoi conflitti interni, con la divisione della società in due e con il protagonismo delle diverse parti in una logica di tifosi.

La politica deve, invece, dialogare con la società ed i segni di questa mancanza si avvertono, poiché sempre più spesso, oggi, si parla di distacco tra politica e società e questo rischio è sempre più reale: la politica parla – questo sì – con l’economia, ma ha perso il suo peso avendo ridimensionato il proprio ruolo nei confronti dell’economia.

Al contrario chi governa non deve rispondere ad altri che al popolo e deve praticare la cultura della partecipazione e del confronto con le parti sociali, anche per dimostrare, effettivamente, che lo scollamento con la società, che tutti avvertiamo, non è assoluto e può essere sanato.

Purtroppo le relazioni sociali sono state, sono e saranno naturalmente compenetrate dal potere, come tendenza dell’uomo al dominio sull’altro, e proprio per questo la politica dovrebbe controllare e trasformare il potere in istituzioni e in diritto, altrimenti esso trova altri spazi e altri strumenti per imporsi.

Non a caso, nel processo di globalizzazione e della finanziarizzazione, il nuovo volto del potere sembra consistere nella mancanza del “volto” stesso, perché è venuta meno la politica come patto, non soltanto nei riguardi delle povertà e della scarsità delle risorse ma anche nei riguardi delle generazioni future.

Oggi, è anche vero che, nella crisi economia e finanziaria lo squilibrio esistente tra potere economico e potere politico ha minato la politica, così come noi occidentali l’abbiamo pazientemente e dolorosamente costruita nell’ultimo millennio.

La logica economica è incompatibile spesso con gli istituti giuridici che riguardano direttamente la personalità umana (c.d.d. i diritti della personalità) e trascura aspetti che mutano di gran lunga gli stessi assetti istituzionali del potere.

In ragione di ciò, a parer mio, serve una nuova progettualità, che senza sposare facili massimalismi, induca le diverse culture, presenti nella società, a confrontarsi sulle possibili soluzioni per instaurare un più corretto rapporto tra economia, etica, politica e mondo del lavoro.

La capacità innovativa parte, innanzitutto, dal rovesciamento dell’assioma: regole e diritti uguale conservazione. La ricerca di nuove proposte, di nuove regole e nuovi diritti deve essere la prospettiva per gli anni a venire.

Questi propositi non sono stati ancora realizzati, poiché è venuto meno quell’humus sociale, caratterizzato dal welfare state, che aveva contribuito a sviluppare e rendere concreta la democrazia attraverso un’inclusione effettiva dei diritti di tutti i cittadini.

Cosicché la diffusione di etiche utilitaristiche e il ritorno al primato economico hanno avviato il disfacimento del Welfare, generando, nell’età della globalizzazione e della new economy dovuta alla finanziarizzazione, la crisi della democrazia e delle sue storiche radici etiche sociali.

Bisogna ritrovare, pertanto, una politica in grado di rappresentare in modo efficace i gruppi sociali che si riconoscano nel riformismo quello vero, quello del primo centro sinistra, né condividano la metodologia e gli obiettivi. Quante sono lontane le proposte delle attuali forze politiche da questa impostazione?

Eppure non bisogna perdere la speranza, ogni soggetto politico, sociale ed economico deve trovare la forza per ricostruire e non  distruggere. Il Paese ha bisogno ancora di progettualità e di proposte di sviluppo.

Va rilanciata la “Politica” aperta, che sia radicata nella società, profondamente democratica, che sia in grado di rilanciare ideali e strategie che coinvolgano l’opinione pubblica, senza ricreare contrapposizioni che hanno contrassegnato e stanno ancora contrassegnando la vita del Paese.

Una politica che dia spazio e libertà d’azione a chi affronta e segue problemi che interessano la cittadinanza tutta: dallo sviluppo economico e  occupazionale all’istruzione; dalla sanità all’assistenza in particolare agli anziani e agli autoinsufficienti; dalla cultura alla ridefinizione di nuove infrastrutture materiali e immateriali; dall’aumento dei redditi al rilancio della nostra capacita produttiva.

Bisogna sviluppare idee, elaborare progetti e raccogliere consensi, sulla base di una proposta politica concreta che risolva situazioni e problemi,

Lo si deve fare per evitare che la società si imbarbarisca sempre di più e, soprattutto per rilanciare il nostro Paese.

[1] Art. 41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

 

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  • Redazione

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