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BRODOLINI, IL MINISTRO DEL LAVORO SOCIALISTA

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Il docente universitario dell’università di Roma, Paolo Borioni, ha pubblicato  di recente, per le edizioni Biblion, il libro dal titolo “Il Ministero Brodolini, Poteri pubblici, Welfare e Statuto dei lavoratori”. Un testo molto focalizzato sulla vicenda e l’attività di Giacomo Brodolini, quale ministro del lavoro e della sua “grande e gloriosa squadra, costituita da personalità come Gino Giugni, giuslavorista, Francesco Forte, economista e titolare della cattedra di Einaudi, Enzo Bartocci, sociologo , nonché Giuseppe Tamburrano, storico, giornalista e politico socialista molto vicino a Nenni”.

Si trattava di una squadra che vedeva impegnati intellettuali, docenti, studiosi e ricercatori che a vario titolo, come sottolinea Andrea Millefiorini, docente di Sociologia generale, sulla rivista Mondoperaio , “contribuirono a tradurre in termini operativi e concreti contenuti che sino ad allora avevano avuto tratti per lo più ideologici mai mai ” operativizzabili” in termini di decisioni potestative.

Si trattò, come evidenzia ancora Millefiorini, “di un innesto tra socialismo e scienze socioeconomiche progressive, interventiste e innovative, che si rivelò benefico e proficuo quant’altri mai prima e dopo di allora”, ben descritto in un importante studio della sociologa americana, Stephanie Mudge.

Il riformismo di Brodolini si realizza sulla pietra angolare rappresentata dalla strategia politica fondata sul welfare e i diritti del lavoro, che anticipava la questione salariale, che in Italia costituisce ancora una questione ancora oggi irrisolta, nel mentre il Paese resta impigliato nelle maglie del lavoro nero, dell’evasione fiscale e del lavoro precario.

Ma il riformismo di Brodolini, oltre che alla emancipazione giuslavoristica, salariale e previdenziale, contemplava, inoltre, il concetto di “usi sociali del reddito”, cioè addensare risorse alla produzione e agli investimenti, trascinando in alto i salari, ma prevedendo, tra l’altro, che una quota degli incrementi retributivi fosse diretta ai consumi diffusi.

Così come gli imprenditori come Olivetti, Marzotto e altri, avevano introdotto il concetto di “usi sociali della produzione”. Ma la decisa azione riformatrice di Brodolini, incontra la contrarietà della Democrazia Cristiana, che con il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, parlerà di “libro dei sogni”, anche se Brodolini dimostrerà con i fatti di essere uomo di governo che sta con i piedi per terra e di come si governa ricorrendo a competenze formatesi non sui social, non nei talk-show, non con i sondaggi, ma – come sottolinea il sociologo Millefiorni, “con lo studio intenso di una generazione che aveva prima conosciuto le privazioni della guerra e poi la speranza del riscatto sociale non per sé ma per quella considerevole parte dei cittadini che ancora restavano di fatto fuori dall’alveo dello Stato e del mercato”.

Ma Brodolini, dovette affrontare anche la opposizione del PCI (Partito Comunista Italiano), in un vero e proprio e forte ” duello a sinistra” tra il PSI e il PCI, proprio durante la stagione delle riforme del lavoro. Infatti, quest’ultimo puntava ad evitare che l’azione politica e di governo del PSI nel centro – sinistra potesse oscurare le posizioni strategiche che il PCI aveva conquistato tra le masse lavoratrici .

Era evidente di come il PCI seguisse con timore e sospetto l’iniziativa socialista. Infatti, ciò è testimoniato in modo eloquente dal titolo che l’Unità, quotidiano del PCI, riporta il 26 giugno del 1969, che titolava: “Suscita forti critiche il progetto Brodolini “. Nonostante ciò, Brodolini porterà a termine il suo importante lavoro di riforme, anche se il destino , simile a quello di Mosé, non gli permise di scendere a terra prima del suo attracco. Brodolini, morirà in data 11 luglio del 1969 e lo Statuto dei lavoratori diventerà legge dello Stato il 20 maggio del 1970, quando Ministro del lavoro era il democristiano Carlo Donat Cattin e il giuslavorista Gino Giugni, animatore della squadra allestita da Brodolini, capo dell’ufficio legislativo del ministero del lavoro e della previdenza sociale.

Quella di Brodolini è ricordata come una autentica politica “riformatrice” e “innovativa”, sia per la costruzione di un moderno welfare, sia per la riforma della previdenza e del settore della sanità. Brodolini resta uno dei principali protagonisti della stagione del centrosinistra.     

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  • Redazione

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