
di Giorgio Cattaneo
Cambio della guardia al ministero della difesa russo: dopo 12 anni, il fedelissimo putiniano Sergej Shoigu cede il passo all’economista Andrej Belousov. I media parlano di “terremoto politico” al Cremlino, dopo il plebiscito (87%) con cui gli elettori, a marzo, hanno premiato per l’ennesima volta il loro Zar. Più che il trasloco di Shoigu, però, è forse più interessante una conferma: quella del premier Mikhail Mishustin, che un analista indipendente come Dmitry Koreshkov definisce tuttora ben collegato all’élite finanziaria occidentale, neoliberista e globalista, come anche l’ex presidente Dmitrij Medvedev (al di là della sua attuale, roboante retorica anti-occidentale, che secondo Koreshkov è solo di facciata). La vera grande notizia? L’apparente scomparsa, dal vertice, del potentissimo Nikolaj Patrushev: l’uomo-ombra di Putin, da sempre.
Massimo dirigente dell’intelligence di Mosca, Patrushev era a capo del Consiglio di Sicurezza nazionale (carica ora affidata a Shoiugu). Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, per ora si è limitato a dire che Patrushev sarà presto destinato ad un’altra carica, che sarà resa nota nei prossimi giorni. Confermato il ministro degli esteri Sergej Lavrov, restano al loro posto anche il ministro dell’interno Vladimir Kolokoltsev e i capi degli apparati di sicurezza: quello del servizio d’intelligence interna (Fsb) Alexander Bortnikov, quello dei servizi per l’estero Sergej Naryshkin, il comandante della Guardia Nazionale Viktor Zolotov e il direttore del Servizio di sicurezza federale, Dmitry Kochnev.
E Patrushev? Quale potrà essere il suo prossimo incarico? E nel caso: quale significato strategico rivestirebbe? Se quella di Patrushev non è una rimozione (evenienza ritenuta improbabile), è infatti verosimile che l’ex capo supremo della sicurezza russa – sommo stratega della politica putiniana per un ventennio – possa assumere un ruolo determinante, soprattutto in proiezione futura. Un possibile erede di Putin, qualora la Russia abbandonasse certe cautele e scegliesse una traiettoria marcatamente “patriottica”? Sarebbe la premessa per ulteriori rotture diplomatiche, in ottica Brics, o – al contrario – per una possibile ricucitura, nel caso la rielezione di Trump aprisse le porte a una diversa narrazione?
Nato e cresciuto a San Pietroburgo e nel Kgb accanto a Putin, l’impenetrabile Patrushev – generale, laureato in ingegneria – è considerato una “mente raffinatissima”, di rango internazionale, da molti anni al vertice – dietro le quinte – del grande potere. Il suo mandato: proteggere la Russia dalle minacce esterne. Le scarne note biografiche lo presentano come un uomo glaciale e abilissimo. Forse, nei prossimi giorni (con l’annuncio della sua nuova carica) si potrà indovinare quali sono le mosse che Putin ha in serbo, nella difficile partita ingaggiata con quell’élite occidentale che sta trasformando l’impero Nato in uno strumento di pressione geopolitica permanente.





