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LA TRASLAZIONE DI S. NICOLA DI BARI

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di Carmine Paradiso

Andando a ritroso nel tempo alla fine dell’undicesimo secolo, nel 1087, si verificò un fenomeno in Bari, Terra di Puglia, che avrebbe avuto influssi sul mondo intero.

In quell’epoca Bari era la principale città delle Puglie.

Si confrontava e rivaleggiava per potenza e ricchezza con la vicina Monopoli, anch’essa bella e fortificata città di mare, che aveva spesso il sopravvento su traffici e commerci con l’Oriente.

Giunti sulle coste dell’odierna Turchia, durante uno dei loro numerosissimi viaggi in Oriente, sessantadue marinai baresi, commercianti, navigatori coraggiosi, esperti e temerari, a bordo di barconi chiamati Modroni, s’impossessarono, nella città di Mira, delle spoglie mortali del veneratissimo Santo Nicola, Vescovo cristiano del 300 d.c.

Si deve a questi intraprendenti mercanti la trasformazione del corso degli eventi storici e la svolta decisiva per la sorte della loro città.

Infatti, tornati a Bari, vollero con tutte le loro forze, anche contro il volere del vescovo Ossone, innalzare una sontuosa chiesa dove custodire le reliquie del nuovo Santo portato in omaggio alla loro città.

Vinsero la loro battaglia a seguito di spargimento di sangue, contro gli armigeri del vescovo contrario all’impresa, il quale dovette capitolare di fronte alla determinata volontà popolare guidata dall’Abate Elia. Quando il popolo vuole, tutto è possibile.

Si diede, così, inizio alla costruzione della Basilica dedicata al Santo Nicola, subito innalzato a rango di Patrono della città insieme al precedente patrono San Sabino.

Fu l’inizio di un formidabile rilancio commerciale di Bari, che la portò ad essere la prima città delle Puglie e non solo, posto che non le è stato più sottratto sino ai giorni nostri.

Oggi, Bari con i suoi fantasmagorici e lussuosi negozi, è un enorme ipermercato a cielo aperto, in cui si può acquistare qualsiasi oggetto, dalla spilla da balia al diamante da dieci milioni di euro.

La traslazione delle spoglie mortali di San Nicola di Bari avvenuta nel giorno 7 maggio 1087, segna non solo la storia della città adriatica, dominatrice dei mari per i commerci con il Levante, ma del mondo intero.

La figura del Santo sarà oggetto di devozione da parte dell’intera Europa orientale ed occidentale.

BARI diverrà metà di pellegrinaggi devozionali sino ai giorni nostri. 

Sankt Nicholaus verrà adottato anche dai popoli del nord Europa divenendo Santa Klaus, il Babbo Natale che porta doni ai bambini e protegge pargoli e fanciulle.

La figura storica del vescovo di Mira del 300 d. C. è simbolo Cristiano amato universalmente, riconosciuto protettore di Bari, dei suoi cittadini e dei forestieri che amano andare in città ad onorarlo.

Le Puglie, secondo tradizione storica, non la Puglia, com’è oggi codificato in Costituzione, perché i territori che costituivano e costituiscono il più lungo lembo adriatico della nostra Penisola, sono ben quattro: la Daunia in Terra di Capitanata (Foggia), la Terra di Bari (Bari), la Terra di Taranto e Brindisi ed il Salento (Lecce).

Luoghi tutti belli e diversissimi tra di loro, con profonde differenze geografiche e caratteristiche antropologiche delle popolazioni, dagli antichi Appuli, Japigi e Messapi, diversamente formatisi nella Storia, bella e affascinante, in quanto spiega e fa comprendere chi siamo e da dove proveniamo, perché gli abitanti di un luogo siano forgiati in un determinato modo, con caratteristiche che li rendono unici e diversi da tutti gli altri.

Ogni cosa ha la sua spiegazione nello studio della storia dei Popoli.

Se Napoleone Bonaparte non avesse nominato suo cognato Gioacchino Murat, Re di Napoli, mandandolo nel Sud d’Italia, forse oggi Bari non sarebbe ancora uscita dalla cerchia delle sue antiche mura, affacciantesi sul mare di levante, denominate in gergo locale Muraja, che la cingevano e la cingono, rendendola inespugnabile, pur dopo lunghi assedi.

Murat, nei primi anni del 1800, espropriando l’intero contado, feudo della Curia e dei latifondisti, che chiudeva Bari lato terra, consentì alla cittadinanza di espandersi nell’entroterra, dando vita alla città nuova, con i suoi palazzi ottocenteschi e la splendida passeggiata del monumentale lungomare lungo dieci chilometri. I territori furono donati alla cittadinanza a condizione che si edificasse, intuizione geniale e a costo zero.

Originale storia quella di Bari, città amata da re e regine stranieri. Certamente molto nota sui mercati orientali, con i quali intesseva traffici di merci da sempre, come Venezia.

Commerci e pellegrinaggi religiosi per venerare il Patrono, spiegano il motivo dell’antico adagio popolare: “San Nicola è amante dei Forestieri” che portano benessere alla città, infatti era forestiero anche Lui.

L’ha amata il “Puer Apuliae” l’imperatore Federico II di Svevia, nato anagraficamente a Jesi nelle Marche, figlio adottivo di Puglia dal limpido cielo, lasciando vestigia immortali, quali il castello svevo di Bari, quello di Barletta e l’affascinante, coinvolgente ed unico al mondo Castel del Monte, apparizione abbagliante su di una dolce collina che si offre alla vista in una pianura sconfinata.

Purtroppo, la permanenza su questa Terra di Federico è stata troppo breve, come tutti i grandi, ci ha lasciato prematuramente, non terminando il suo lavoro. 

Con ogni probabilità, se avesse potuto continuare il suo regno e realizzare i suoi progetti politici di unificazione territoriale e culturale, diversa sarebbe stata la storia di Bari, d’Italia e d’Europa.

Era uomo saggio ed illuminato, non certo un tiranno, come molti suoi contemporanei regnanti, un grande estimatore di Bari e dell’Italia tutta. 

Sarebbe stato capace di poterla, forse, seicento anni prima, unificare territorialmente e politicamente.

Di quale diversa Italia avremmo potuto godere, se fosse stata unita nel tredicesimo secolo! 

Non era destino.

L’ha adorata la Regina Bona Sforza di Polonia, che fece realizzare opere pubbliche faraoniche, come i grandi canali di drenaggio di acque piovane intorno alla città, veri e propri bacini fluviali, che salvarono nei secoli Bari dalle frequenti alluvioni.

La sua dedizione alla città d’adozione, che aveva sposato come sua, il suo amore per la popolazione e da questa ricambiato, le fece meritare la sepoltura nella sacra ai Baresi, Basilica di San Nicola: dietro il ciborio dell’altar maggiore, ove riposa abbracciata da un’armoniosa e monumentale opera scultorea ad imperitura memoria del suo prezioso passaggio nell’amata Capitale Pugliese. Non avrebbe potuto avere collocazione più nobile sia dal punto di vista fideistico

sia architettonico.

La Basilica di San Nicola è un superlativo esempio, non più raggiunto dalle altre cattedrali Romaniche, di cui è disseminata ogni città di Puglia.

Una nuvola bianca che lascia attoniti gli osservatori, per bellezza, grandiosità, luminosità e leggerezza.

Invito alla meditazione, in un silenzio parlante all’anima, che purifica, seda ed illumina chi vi entra anche con animo profano.

Perché la religione non è solo cieca fede, ma profondo sentire dell’animo umano, proprio a tutti, anche non credenti.

Tutti aneliamo all’eterno, anche gli atei che, non vedono un futuro ultraterreno, cercano di lasciare le proprie vestigia dietro di sé, dopo la loro dipartita, con lo scritto, con l’esempio, con le opere.

In luoghi come la Basilica di San Nicola di Bari, queste sensazioni si sublimano, pervadendo l’essere di colui che vi entra, impossessandosene dolcemente e tenacemente. 

San Nicola! Santo Universale.

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  • Redazione

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