
di Bruno Chiavazzo
Tre operai erano nella vasca della fogna, in mezzo alla melma. I corpi esanimi di altri due, nel solaio in cemento. Un sesto operaio è riuscito a risalire in superficie, ma è in coma al Policlinico di Palermo. Nell’aria un odore nauseabondo. Si sentiva anche a 40 metri di distanza. Una strage sul lavoro. L’ennesima.
Tutto è avvenuto a Casteldaccia, piccola cittadina a 25 chilometri da Palermo. Si aspetta l’autopsia sui cadaveri, ma pare non ci siano dubbi: i 5 operai sono morti per intossicazione. Hanno respirato, in quello spazio confinato, idrogeno solforato, un gas provocato dalla fermentazione dei residui organici. «Era dieci volte superiore al limite consentito», dice Girolamo Bentivoglio Fiandre, comandante provinciale dei vigili del fuoco.
Ancora prima che un’improvvisa illuminazione apra le menti di questo governo, ci sarà un modo per arrestare dal basso, con i lavoratori, il sistema del lavoro fondato su appalti, subappalti a cascata e precarietà che ha ucciso 191 persone fino ad oggi e ha provocato le tre stragi di Casteldaccia a Palermo (5 morti), Esselunga a Firenze (5 morti), Suviana nel Bolognese (7 morti).
Sui giornali in televisione si parla di Intelligenza Artificiale, di influencer, sembra quasi che il lavoro oggi sia tutto dietro una scrivania. E invece no. C’è gente che si alza la mattina per lavorare e non torna più a casa. Gente che si cala nelle fogne, che si arrampica su impalcature traballanti, operai inchiodati per otto ore su macchinari obsoleti in fabbriche obsolete, tutto in nome del maggior profitto possibile.
Le grandi imprese vincono gli appalti al maggior ribasso, per poi affidare l’esecuzione dei lavori a ditte che pur di lavorare tagliano al minimo il costo del lavoro e della sicurezza degli operai, spesso ultracinquantenni, qualche volta a “nero”, manovalanza senza nessuna qualifica professionale, buttata nei cantieri al grido di “arrangiatevi!”. Sembra di essere tornati agli anni ’60, quando nelle fabbriche vigeva la legge del padrone.
Nessun diritto, i sindacati banditi, bevi o affoga. Ne ho parlato ieri oggi a Fano in occasione della presentazione del mio libro “Il sindacalista e la storia” con Giorgio Benvenuto che, insieme a Luciano Lama e Pierre Carniti, ha guidato le lotte sindacali che hanno portato allo Statuto dei Lavoratori e alla dignità del lavoro.
Una dignità che oggi sembra perduta, morta asfissiata in un tombino puzzolente.





