
di Giovanni Bernadini
A lanciare l’idea del primo maggio festa internazionale del lavoro fu il congresso fondativo della seconda internazionale svoltosi a Parigi nel 1889. La festa doveva ricordare i martiri di Chicago, operai anarchici e socialisti uccisi nel corso di una manifestazione in difesa della rivendicazione della giornata lavorativa di otto ore.
Per molto tempo parlare di primo maggio è stato considerato qualcosa di quasi sovversivo, una sorta di anticamera della rivoluzione sociale. Poi quella data è stata universalmente riconosciuta come festa del lavoro… e si è passati dai timori, scarsamente giustificati, di pericolosa eversione alla peggior retorica.
Nei paesi del comunismo reale (l’unico possibile) il primo maggio è stato ed è ancora celebrato, laddove il comunismo stentatamente sopravvive, con grandi parate militari, sfilate e manifestazioni in cui lavoratori sorridenti e felici salutano i loro grandi leader, gli stessi che imponevano e impongono loro una disciplina sul lavoro quasi schiavistica, se non schiavistica tout court.
Nei paesi occidentali il primo maggio è oggi l’occasione per spargere al vento autentici fiumi di retorica.. parole vuote sulla nobiltà del lavoro, sul fatto che il lavoro è base della democrazia eccetera eccetera.
In Italia tutto termina in un bel concertone e magari con qualche acutissima considerazione sul lavoro e la sua nobiltà impartita urbi et orbi da Landini, Bombardieri e … Fedez.
Amen
P.S.
Nella foto una grande festa di popolo in Corea del nord, un paese in cui i lavoratori hanno il potere, mica un bieco paese capitalista…





