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I GIOCHI DI GUERRA: IL RISIKO EUROPEO

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di Francesco Pontelli 
 
Le prime sanzioni nei confronti della Russia sono datate al marzo 2014 e da allora è stato un continuo susseguirsi di approvazione di pacchetti economici 
nei confronti della Russia , quindi ben prima della guerra con l’Ucraina.
 
Ovviamente dal febbraio 2022, cioè con l’inizio del confronto bellico Russo Ucraino, si è assistito ad un inasprimento nei contenuti economici come nella più serrata  tempistica di questa politica sanzionatoria che ha visto contrapposti l’ Unione Europea in appoggio all’Ucraina e la Russia di Putin. 
 
Contemporaneamente i vertici politici ed istituzionali europei hanno anche cercato un escamotage normativo che permettesse di appropriarsi dei beni confiscati agli oligarchi Russi (nella foto un panfilo a Trieste confiscato ) , circa 220 miliardi, i quali si sarebbero voluti utilizzare per il finanziamento degli aiuti militari all’Ucraina.
 
Evidentemente In Europa la percezione dello stato di guerra risulta ancora viziata da una presunzione di superiorità del mondo occidentale ed europeo in particolare, il quale ancora oggi risulta convinto di essere in diritto di esprimere delle sanzioni economiche ma di rimanere esente dal pagarne le conseguenze (*) .
 
In altre parole la classe politica europea nella sua articolata complessità dimostra di non aver compreso come ad un’azione molto spesso corrisponda una reazione , sia in campo politico che  economico ed ancora di più se all’interno di uno scenario bellico.
 
La nazionalizzazione di Ariston come di Bosch da parte di Gazprom rappresenta una inevitabile ritorsione della Russia alle sanzioni europee esattamente come lo è stata l’interruzione delle forniture di gas russo. 
 
Lo stupore dimostrato dal Ministero degli Esteri italiano dimostra quanto la nostra classe politica sia ancora convinta di vivere all’interno di una sorta di RisiKo Internazionale , nel quale le proprie azioni sanzionatorie non dovrebbero determinare alcun effetto ritorsivo .
 
Il confronto bellico si manifesta attraverso uno scenario  militare diretto ma anche con conseguenze in campo economico.
 
La presunzione Europea trova espressione attraverso l’illusione di gestire un conflitto limitato ad un semplice Risiko economico, convinti che questa strategia delle sanzioni possa  determini o quantomeno influenzare poi l’esito favorevole della guerra complessiva.
 
Lo stupore per la nazionalizzazione di Ariston e Bosh rappresenta la ulteriore dimostrazione di come questa classe politica nazionale ed internazionale risultino incapaci di gestire un fenomeno complesso ed articolato come può essere quella di un confronto bellico e con le conseguenze economiche. 
 
La guerra rappresenta un evento che richiede competenze e visioni strategiche da troppo tempo assenti all’interno dell’Unione Europea, ed ancor di più tra candidati alle prossime elezioni europee.
 
(*) come non ricordare la sicurezza di Draghi relativa alla “impossibilità di una interruzione delle forniture di gas da parte di Gazprom in quanto basata sulla validità di contratti” nel marzo / aprile del 2022.

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  • Redazione

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