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1° MAGGIO, DALLA FINANZA AL LAVORO

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Nel giorno dedicato al lavoro e ai lavoratori, anziché festeggiare, sarebbe opportuno riflettere sul declino del lavoro dovuto alla sostituzione della manifattura con la finanza.

Il vulnus al mondo dei produttori ha una sua origine al centro dell’impero d’Occidente, ossia negli Stati Uniti d’America, depresso dalle delocalizzazioni globaliste, dalle ideologie green, climatiche e woke e dall’autoflaggellazione espiatoria dei bianchi anglo tedeschi (quindi tedeschi) che insieme a irlandesi, scozzesi e gallesi hanno costituito e costituiscono la maggioranza bianca del Paese.

“La popolazione statunitense – scrive Dario Fabbri su Domino 4/2024 – si mostra tarlata dall’agenda antieconomica adottata dagli apparati. Sostituzione della manifattura con la finanza”.

L’origine di tutti i mali che ci assillano è qui, nella sostituzione della manifattura con la finanza e con la conseguente delocalizzazione delle produzioni nei paesi a basso costo di manodopera o addirittura di palese schiavitù.

Il progressismo, che è l’ideologia della finanza e della tecnocrazia, che ne è il braccio esecutivo, ha delocalizzato la conoscenza alimentando la schiavitù in cambio di royalty.

Schiavitù umana in cambio di soldi. Depressione dell’Occidente in cambio di soldi. Distruzione del welfare in cambio di soldi. Distruzione della classe media in cambio di soldi.

Mentre negli Usa si flagellano, espiando in chiave demenziale il suprematismo bianco, gli stessi che alimentano la masochistica autoflagellazione occidentale attivano la schiavitù nel mondo. Classica doppia morale di chi ha il cuore troppo vicino al portafogli.

L’Europa, come accade ormai da molto tempo, si è accodata alla follia Usa e le sue classi dirigenti hanno attuato politiche che, con il green e la delocalizzazione, hanno distrutto una delle conquiste più significative della democrazia europea, ossia la socialdemocrazia della Mitbestimmung e il conseguente welfare.

La conseguenza è la destrutturazione della manifattura europea e del lavoro, l’impoverimento dei lavoratori e la progressiva riduzione degli spazi del welfare, il quale è soggetto ad una verticalizzazione privatistica in mano a grandi gruppi e alle multinazionali, ossia alla finanza.

Ne è una prova evidente lo stato della sanità che, in pochi anni è stata, di fatto, privatizzata.

Se il 1° Maggio ha da essere il giorno dedicato al lavoro, deve essere, per coerenza, il giorno dedicato alla riflessione e alla lotta contro la sostituzione della manifattura con la finanza e, conseguentemente, giorno dedicato alla messa a nudo delle responsabilità di classi dirigenti politiche e burocratiche che si sono asservite al disegno finanziario.

Il 1° Maggio deve essere il giorno della presa di coscienza che è necessario invertire la rotta e riaffermare la centralità del lavoro, dalla quale discendono la centralità della democrazia e il recupero del welfare.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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