
di Savino di Scanno
La nostra Costituzione all’articolo 1 sancisce che la nostra Repubblica democratica si fonda sul lavoro e che la sovranità è del popolo, che la esercita secondo i dettati costituzionali.
All’articolo 48 della Costituzione leggiamo del fondamento per l’esercizio della sovranità costituito dal diritto dovere relativo al voto.
Il voto è il diritto politico per eccellenza, a voler leggere quanto scrive l’Enciclopedia Treccani che compendia la partecipazione civile, espressione della volontà dei cittadini, che delegano l’esercizio della loro volontà. Le forze politiche con le diverse sensibilità, rappresentanze di interessi e visioni dovrebbero essere il collante e l’espressione delle dinamiche sociali.
Sul voto e sul suo esercizio, con le regole circa l’elettorato attivo e passivo, si sono riempite biblioteche parlamentari ed universitarie. Ieri chi scrive rileggeva gli interventi di Calamandrei e non si nasconde la commozione, per non scrivere l’imbarazzo, nello scrivere questo articolo.
Scrivere riguardo al voto significa scrivere dei sacrifici, spesso maturati nel sangue, per ottenere il riconoscimento del suffragio universale, con particolare riguardo al diritto al voto delle donne.
Entriamo nel merito.
La recente tornata elettorale in Basilicata certifica che ormai in Italia il partito di maggioranza è il partito dell’astensione.
Si invita il lettore a consultare il sito www.riformeistituzionali.gov.it dove troverà una copiosa opera a cura di una commissione parlamentare istituita con decreto ministeriale, delibera parlamentare del 12/12/2021, che a pagina 86 identifica il profilo del cittadino che si astiene al voto. Ma è uno studio come molti altri.
La realtàè che le persone non vanno più a votare, per mancanza di una sufficiente motivazione.
Molteplici le cause su cui si possono porre solo alcuni quesiti. Tra i tanti il processo di decadimento di un’intera classe politica, nessuno escluso. Un esempio. Abbiamo il debito pubblico più elevato del sistema occidentale, si continua a lucrare sui fondi PNRR tanto che a breve la Guardia di Finanza dovrà aprire un reclutamento straordinario, e continuiamo a leggere le sterili, pretestuose, polemiche sul fascismo che hanno immediata risposta nelle polemiche sul comunismo.
La nostra pubblica amministrazione ha ancora validissime risorse umane messe all’angolo da criteri che oltraggiano meriti e competenze, riducendo tutte le amministrazioni in un Moloch burocratico insopportabile. Sulla vita delle libere professioni si stende un velo pietoso. Fare impresa è una via di mezzo tra il martirio e l’autolesionismo.
L’Italia vuole solo lavorare in pace ma sembra che ciò non sia consentito.
Si ricordano gli Interventi parlamentari a favore di una perdita di sovranità nazionale a favore dell’Unione Europea e ci troviamo una nuova guerra in Europa.
Si parla di indipendenza politica e qualche giorno fa l’ Agenzia Kronos pubblica la notizia che una fondazione riconducibile a Soros ha finanziato un gruppo di parlamentari italiani.
Scrivere poi di come è ridotto il nostro sistema sanitario dove le famiglie devono fare i debiti per curarsi, lo stato delle Forze Armate con i russi che ci guardano con il binocolo da Tobruk quando non stanno già seduti dietro le scrivanie romane che li dovrebbero contrastare, i cinesi che scorrazzano in lungo ed in largo, per non parlare delle nostre aziende cedute al miglior offerente internazionale sono singoli aspetti che poi allontanano dalle urne pure la persona meglio disposta.
Peraltro, come fatto miracoloso, abbiamo una filiera agroalimentare di eccellenza mondiale, abbiamo piccole e medie imprese che continuano a produrre capolavori, i nostri ROS che insegnano a tutti, insegnanti che continuano a fare bene il loro lavoro, come tanti altri esempi, è ciò ci sproneaa continuare ad andare avanti.
Basta. Un invito. Se non volete più lavorare andate in pensione. Se non siete capaci perché non sapete lavorare iscrivetevi a centri serali di riqualificazione professionale. Fateci la grazia, andatevene.
Basta con articoli giornalisti pieni di odio. Scrivete di chi fa i sacrifici per vivere onestamente.
Basta convegni inutili di geopolitica internazionale, intelligence, economia e finanza da gastronomia di autogrill di terz’ordine anche perché, e lo si scrive con il dichiarato intento dell’insulto intellettuale, alla fine è meglio visitare una fiera di allevatori dove tori e vitelli hanno le corna per dono di natura, mucche e vacche non pretendono di essere chiamate signore, con gli asini orgogliosi di essere chiamati ciucci.
L’ Italia tornerà a votare quando si sentirà degnamente rappresentata, quando avremo un sistema di selezione e reclutamento della classe dirigente, degno di una grande Nazione come l’Italia, quando restituiremo fiducia e speranza alle nuove generazioni che torneranno a creare le famiglie con i bambini che giocheranno nelle nostre piazze.





