EFFETTO “COLLATERALE” DI MANI PULITE: IN EUROPA CI HA FATTO DIVENTARE FIGLI DI NESSUNO
di Raffaele Romano
Pur immaginando gli strali critici che me ne verranno proverò, ancora una volta, a dare un’articolata risposta alla “presunta politica” di oggi che deriva da quella imposta negli ultimi 30 anni al nostro malridotto Paese. Fissiamo alcuni punti.
Primo, gli Stati Uniti non sono e non sono mai stati quel blocco unico e monolitico che la stampa nostrana accredita, a supporto di ciò valga un sintetico ma illuminante pensiero di Andreotti: “La CIA è una cosa, il Dipartimento di Stato un’altra, la DIA un’altra ancora e la Casa Bianca sta per proprio conto”.
Secondo, la caduta della prima Repubblica italiana determinata almeno da una di queste quattro parti dall’assunto andreottiano agiva su più fronti: ufficialmente “dialogava” molto strettamente con la DC, ma altri suoi comparti intessevano rapporti col PCI e col MSI.
Terzo, le bufale oggi fake news sono state narrate da un’informazione artefatta e strumentale al servizio di una narrazione che doveva sostituire la Storia, operazione perfettamente riuscita da cui è emerso il pensiero unico su cui galleggiamo. Valga una per tutte la bufala che continua ad essere diffusa e, quindi, creduta ed accettata per vera storicamente come quella sul “Debito pubblico” dovuto all’incuria e alla corruzione dei soliti vecchi statisti italiani che hanno governato fra il 1945 ed il 1992. Attualmente l’Italia è classificata con la tripla B, BBB, sui suoi conti pubblici ad un passo dal burrone finanziario in questo merito indiscusso di tutti i governi della sedicente seconda repubblica dal 1994 in poi. La reale dimostrazione delle enormi responsabilità di tutti i governi della seconda repubblica è data, per quanto concerne soprattutto il rating, dal fatto che è stata riconosciuta, una sola volta, all’Italia nel 1986 dall’agenzia Moody’s la tripla A, AAA come riconoscimento di una preziosa e valida gestione finanziaria. Di questa positiva ripresa economica, finanziaria e sociale se ne avvidero tutti gli italiani ma anche, e soprattutto, all’estero dove la rivista americana “Newsweek” in un Report sul governo Craxi gli dedicò una copertina dal titolo evocativo e significativo “Nuovo miracolo economico italiano” evidenziando il fatto che il reddito medio del Bel Paese aveva addirittura superato quello della Gran Bretagna.
Orbene, fissati questi pochi paletti, allunghiamo lo sguardo sull’Europa a cui, anche giustamente da queste pagine, attribuiamo in negativo molte cose. Ma è proprio così in senso totale? Certamente no! Partiamo dalla politica che guida i destini dei 27 membri. Piaccia o non piaccia essa è stata retta, dal 1958 al 2024, da un Governo, la Commissione, guidata in ordine di tempo da Walter Hallstein, Jean Rey, Franco Maria Malfatti, Sicco Leendert Mansholt, François-Xavier Ortoli, Roy Jenkins, Gaston Thorn, Jacques Delors, Jacques Santer, Manuel Marín, Romano Prodi, José Barroso, Jean-Claude Juncker e Ursula von der Leyen.
I partiti e le maggioranze che li hanno espressi sono stati ininterrottamente tre: democristiani, socialisti e liberali con qualche comparsata di verdi e poco altro. Ovviamente la citata Commissione composta da politici di varie nazioni e con quei tre pedigree partitici si è mossa sotto la loro regia a tutela, principalmente, di interessi nazionali consolidati che esprimevano quei 3 partiti. Nel frattempo dall’Italia, soprattutto a partire dal 1994, venivano proiettati a Bruxelles personaggi sconosciuti e di terza fascia a voler essere buoni. Inoltre, avendo espulso a furor di popolo partiti storici come i liberali i socialisti ed i popolari-democristiani, ci siamo ritrovati nel Parlamento UE come figli di nessuno.
A nulla è valsa la tentata conversione di Forza Italia entrando nel Partito Popolare europeo come nessun risultato ha sortito il tentativo, quasi ridicolo, del PD di apparentarsi coi socialisti in Europa senza mai diventarlo. Tutto il resto è fuffa. Questa cruda realtà storica e politica credo che l’abbia compresa anche Meloni che in questo anno e mezzo, pur non convertendosi alla dura realtà politica europea governata da quei 3 soggetti, ha intessuto uno stretto rapporto con la Von der Leyen da cui ha ottenuto qualcosina in prospettiva di un probabile appoggio esterno alla sua riconferma. Tale strategia, molto rudimentale in verità, cozza contro la realpolitik dove in altre stanze si siederanno i tre storici partiti a decidere sostanzialmente le sorti nostre e dell’Europa anche nel caso di un loro probabile calo elettorale.




