
L’attacco terroristico di venerdì al Crocus City Hall è stato compiuto da estremisti islamici. Lo ha detto il presidente russo, Vladimir Putin, durante una riunione per discutere le misure prese dopo l’attentato.
“Sappiamo – ha detto Putin – che il crimine è stato commesso da fondamentalisti islamici, la cui ideologia il mondo islamico stesso combatte da secoli”, sottolineando che è stato un “atto di intimidazione”.
“Il terribile crimine commesso il 22 marzo” è stato “un atto di intimidazione” e “sorge spontanea la domanda: chi ne ha beneficiato?”, ha detto Putin.
Con questa affermazione Putin, per ora, chiude la serie di interpretazioni che poteva portare ad un aumento della tensione con Kiev e con gli Usa.
Tuttavia le indagini continuano e con esse anche le dichiarazioni che coinvolgono Kiev.
Quattro uomini sono intanto stati trattenuti in custodia con l’accusa di terrorismo e sono comparsi separatamente, condotti in una gabbia presso il tribunale distrettuale di Basmannyj a Mosca da agenti del Servizio di sicurezza federale.
Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, un’affermazione che gli Stati Uniti hanno pubblicamente affermato di ritenere credibile.
Da allora il gruppo ha rilasciato quello che dice essere il filmato poco convincente dell’attacco.
Tuttavia la Russia non crede fino in fondo alla versione islamica e la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha messo in discussione le affermazioni degli Stati Uniti secondo cui dietro l’attacco c’era lo Stato islamico, che un tempo cercava il controllo su aree dell’Iraq e della Siria.
In un articolo il quotidiano Komsomolskaya Pravda ha affermato che gli Stati Uniti stanno evocando lo “spauracchio” dello Stato Islamico per coprire i suoi “reparti” a Kiev, e ha ricordato ai lettori che Washington aveva sostenuto i combattenti “mujaheddin” che combattevano le forze sovietiche negli anni ’80.
Putin, a sua volta, aveva detto che alcune persone “dalla parte ucraina” erano pronte a aiutare l’esfiltrazione degli attentatori armati oltre confine.
Putin aveva inoltre detto che 11 persone sono state arrestate, compresi i quattro presunti uomini armati, che secondo lui erano fuggiti dalla sala da concerto e si erano diretti verso la regione di Bryansk, a circa 340 chilometri (210 miglia) a sud-ovest di Mosca, per attraversare il confine con l’Ucraina.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha poi detto ai giornalisti che la Russia non poteva commentare le accuse dello Stato islamico mentre l’indagine era in corso, e non avrebbe commentato l’intelligence americana, sostenendo che si trattava di informazioni sensibili.
L’Ucraina ha negato qualsiasi ruolo nell’attacco e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato Putin di cercare di sviare la colpa dell’attacco menzionando l’Ucraina.
Il vicepresidente del consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, solito a fare la faccia feroce, a proposito degli attentatori e di chi li ha aiutati ha detto:”Dovrebbero essere uccisi? E’ necessario. Ma è molto più importante uccidere tutte le persone coinvolte. Tutti. Chi ha pagato, chi ha simpatizzato, chi ha aiutato”.
Gli attentatori sono tutti tagiki e si chiamano Muhammadsobir Faizov, Dalerjon Mirzoyev, Saidakrami Rachabalizoda e Shamsidin Fariduni.
Faizov è un tagiko di 20 anni, disoccupato, che non parla nemmeno russo e che è stato condotto in tribunale su una sedia a rotelle, accompagnato dai medici che lo hanno assistito dopo le ferite riportate durante l’attentato. In generale gli uomini del commando sono apparsi gonfi in volto, con lividi e segni di tagli, nelle foto diffuse sui media internazionali. Mirzoyev ha 32 anni, Rachabalizoda, 30 e Fariduni, 25. Hanno tutti il passaporto tagiko.
Dopo la fine dell’Unione sovietica, le repubbliche ex sovietiche del Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan sono entrate in una situazione di guerra civile e religiosa interna, ma i conflitti interni si sono internazionalizzati a partire dagli anni Duemila con la guerra nel vicino Afganistan e i flussi di gruppi radicali da un paese all’altro, con il baricentro della Valle di Fergana, crocevia del terrorismo islamico condivisa tra le tre repubbliche ex sovietiche. Non solo quindi gruppi locali, ma anche quelli internazionali, prima Al Qaeda e poi ISIS, hanno trovato in queste regioni serbatoi di reclutamento. Il ritiro degli USA e degli alleati occidentali dall’Afganistan nel 2021 con il ritorno dei Talebani a Kabul ha ridato slancio al fenomeno.
L’Isis-K ultimamente è stato attivo soprattutto in Afghanistan, tra l’altro con la rivendicazione dell’assalto all’Ambasciata russa a Kabul nel 2022.
L’infiltrazione di cellule terroristiche in Russia da parte di gruppi tagiki, uzbeki e kirghisi è relativamente più semplice dal punto di vista organizzativo, a partire da aspetti pratici come quello linguistico e dal fatto che nel paese ci sono oltre un milione di cittadini provenienti dalle ex repubbliche dell’Asia centrale, la maggior parte proprio a Mosca.
Gli arresti di varie persone oltre ai quattro attentatori probabilmente è in relazione con le possibili basi e coperture da parte di persone di origine delle ex repubbliche e ora residenti a Mosca.
Che i quattro fuggitivi si stessero dirigendo ai confini con l’Ucraina, dove sono stati presi, è un dato di fatto, ma non è automatico attribuire colpe dirette a Kiev.
Del resto, in una guerra come quella in ucraina, dove operano anche foreign fighters di varie nazionalità è possibile che si inneschino anche provocazioni non controllate.
Il contatto dei terroristi in terra ucraina sarebbe, secondo fonti russe, Abdulhakim Shishani, uno dei leader dei radicali dell’Idlib, il cui gruppo comprende criminali fuggitivi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). La fotografia del comandante militante internazionale è stata scattata nella zona di confine vicino alla regione di Belgorod, durante un attacco avvenuto pochi giorni fa. Questo Shishani, secondo fonti russe, sarebbe in Ucraina da molto tempo, non in Siria.
Solitamente i terroristi islamici non fuggono e se necessario si fanno saltare e non fanno attentati per denaro. La fuga del commando e il fatto che i quattro terroristi lo facessero per denaro, fa capire che, quanto meno, la matrice islamica è non chiaramente credibile.
Non sarà facile capire nell’immediato chi ha commissionato l’attentato, ma una cosa è certa: chi lo ha commissionato vuole che la guerra in Ucraina continui ad libitum.





