
di S. R.
Il capo di Stato maggiore israeliano, Herzi Halevi, ha ribadito che Israele è impegnato in una “guerra su più fronti” che coinvolge diversi paesi, tra cui il Libano, la Siria, la Cisgiordania, Gaza e anche lo Yemen. Nello Yemen, gli Houthi hanno avviato una guerra parallela legata a ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza, rafforzando l'”Asse della resistenza”.
Questa alleanza tra Houthi e Hamas è stata confermata da un raro incontro avvenuto a Beirut, in cui i rappresentanti degli Houthi si sono incontrati con i membri di importanti milizie palestinesi. Durante il summit a Beirut, i delegati degli Houthi, di Hamas e del Jihad islamico palestinese hanno discusso del coordinamento delle azioni contro Israele in vista della prossima fase del conflitto.
Si prevede che l’avanzata su Rafah, l’ultima roccaforte dei gruppi che combattono a Gaza, avrà un ruolo significativo in questa fase. Le fonti hanno riferito che le forze presenti al summit hanno concordato di espandere gli scontri e circondare Israele, come annunciato dal leader degli Houthi, Abdel Malek al-Houthi. Gli Houthi stanno assumendo un ruolo sempre più importante in questa alleanza con le fazioni palestinesi, sia per quanto riguarda le milizie filoiraniane che per quanto riguarda il complicato scenario del Medio Oriente.
Questo coordinamento tra le forze implica anche un messaggio da parte di Hamas, sia verso Israele che verso le altre fazioni palestinesi. Nel frattempo, Israele ha inviato una delegazione a Doha, in Qatar, per discutere di un possibile accordo di cessate il fuoco e per la liberazione degli ostaggi rapiti il 7 ottobre. I colloqui dovrebbero riprendere nei prossimi giorni e ci sono diverse proposte in discussione per la liberazione degli ostaggi.
Tuttavia, al momento non sembra esserci alcuna svolta nei negoziati. Questo summit di Beirut si tiene in un momento cruciale per Hamas. Dopo l’approvazione dei piani di attacco a Rafah da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il tempo per un accordo si sta esaurendo. Nel frattempo, all’interno del fronte palestinese, ci sono divisioni. Hamas, Jihad islamico, Fronte popolare per la liberazione della Palestina e Iniziativa nazionale palestinese hanno bocciato la nomina del nuovo premier dell’Autorità nazionale, Mahmoud Mustafa.
L’organizzazione Fatah ha attaccato duramente Hamas, accusandola di aver causato una “catastrofe ancora più terribile e crudele” di quella del 1948 con l’avventura dell’attacco del 7 ottobre. Il fronte palestinese si sta indebolendo mentre la guerra continua a devastare la Striscia di Gaza. Nel frattempo, la popolazione di Gaza attende il secondo arrivo di aiuti umanitari dalla nave Jennifer, proveniente da Cipro.





