
di Carmine Paradiso
“Alea iacta est”, “il dado è tratto”, frase rimasta nella memoria collettiva, pronunciata da Cesare il giorno 10 gennaio del 49 a.C., secondo quanto riportato da Svetonio (70 d.C. – 126 d.C.) nel De vita Caesarum, scritta intorno al 120 d.C. su documenti di archivio storico dell’Impero.
Il fiume Rubicone scorre tra le città di Forlì e Cesena, all’epoca segnava il confine tra l’Italia e la Gallia Cisalpina. Cesare, varcando il fiume a capo di un esercito in armi, violò consapevolmente, deliberatamente, apertamente la sacra legge di Roma che proibiva l’ingresso armato dentro i confini d’Italia, dando così il via alla guerra civile romana.
Dopo la morte dell’altro triumviro Crasso, egli sconfisse Pompeo, appoggiato dal Senato, e prese il potere assoluto in Roma.
Roma è stata grande per lunghi secoli perché fondata su solide Istituzioni studiate da acuti esponenti politici e militari che la sorte le aveva assegnato.
Si ricorda Cesare per la sua campagna in Gallia, per aver scritto il “De bello gallico” e per la fatidica data del 15 marzo 44 a. C. che lo vide soccombere.
Non si sottolinea mai abbastanza che l’assenza della sua figura carismatica di geniale condottiero, di fine e lungimirante uomo di stato, pur con tutte le sue contraddizioni che devono essere contestualizzate, come per ogni episodio e personaggio storico, Roma avrebbe potuto avere ben diversa e deteriore sorte.
Un Triumviro, quale lui è era, non avrebbe mai osato violare il sacro confine del Rubicone se il Senato non gli si fosse erroneamente messo contro, esponendo lui e le sue truppe al rischio di vita.
Cesare venne di fatto costretto a compiere quell’atto illegale per ristabilire la legalità: a mali estremi, estremi rimedi.
Senza quella azione, Roma avrebbe potuto smarrire la retta via, precipitando in mani non idonee.
È la conferma dell’antica regola che nessuno possa essere profeta in Patria, che non possa “impunemente” fare del bene ai propri simili senza subire “gli strali della sorte”!
La sconfitta di Pompeo, consentì a Cesare di varare riforme importanti che prepararono la strada all’Impero che forgerà l’intero Occidente.
Senza Cesare e forse senza la sua morte violenta non sarebbe andato al potere Ottaviano, non sarebbe nato l’Impero che per altri 500 anni avrebbe prodotto esiti storici cruciali per la sorte d’Italia, d’Europa e di tutto il mondo occidentale e non solo, l’Impero romano d’Oriente, Giustiniano ed il suo Corpus Juris Civile che costruì le basi del Diritto universale.





