Home Opinioni IL PARTITO OMBRA O L’OMBRA DI UN PARTITO ALL’OPPOSIZIONE

IL PARTITO OMBRA O L’OMBRA DI UN PARTITO ALL’OPPOSIZIONE

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di Bruno Chiavazzo

Se Giorgia Meloni può imporre la sua agenda, anzi i suoi diktat, al Paese e alla politica italiana è merito soprattutto dell’assenza di una opposizione degna di questo nome. La segretaria del Pd, Elly Schlein, infatti sembra occuparsi soltanto di diritti Lgbt, di migranti, di battaglie femministe e identitarie, tutte cose meritorie, ma che notoriamente non spostano gli elettori neanche da casa per andare alle urne, figurarsi per le battaglie sui diritti civili. Non a caso anche alle ultime regionali la metà degli aventi diritto si è guardato bene dal vidimare la scheda elettorale. Eppure la Schlein se avesse un minimo di comprendonio tattico-politico, ne avrebbe di occasioni per mettere alla corda Meloni e i suoi parenti e camerati: l’ultima le è stata servita su un piatto d’argento dalla Lega dello svalvolato Salvini. I leghisti, infatti, che non sanno più come contenere la fronda interna per rimandare nelle brume padane il loro Capitano, hanno ripresentato in aula al Senato un emendamento per il terzo mandato per i presidenti di Regione, già bocciato in Commissione.
Chiunque capisca un minimo di politica non avrebbe avuto dubbi sul da farsi: votare insieme al Carroccio per far andare sotto il Governo e mettere al palo la Meloni. Cosa fa, invece, Schlein? Pur di togliersi dalle scatole e mandarli in Europa, Stefano Bonaccini e Vincenzo De Luca, suoi avversari interni, si allea con la “ducetta” imponendo ai suoi senatori di votare contro l’emendamento leghista in nome della “coerenza” politica. Una baggianata che solo i giornalisti Rai possono accreditare all’opinione pubblica. La realtà è che le due “valchirie” della politica italiana sono impegnate in un perverso gioco di opportunismi incrociati. Schlein legittima Meloni come Presidente del Consiglio e Meloni legittima Schlein riconoscendola come unica avversaria e fornendole un assist per liberarsi dai “nemici” interni e anche esterni, vedi Conte.
Come definire questo comportamento da turista della politica che ignora i fondamentali di un’arte in cui il Pci-Ds-Pds-Pd ha sempre eccelso a partire dal capostipite Togliatti? Sarebbe stato più saggio se la segretaria multigender avesse organizzato quello che una volta si chiamava “governo ombra”, una squadra di mastini in grado di azzannare nel merito l’esecutivo su tutti i dossier economici sul piatto. E, invece, non ha battuto ciglio sul disastro dell’Ilva e di Alitalia, sulla commissione d’inchiesta avversata dalla Meloni sui dossieraggi alla Direzione antimafia, sulla riforma fiscale e l’ultimo regalo agli evasori, sul Pnrr che arranca e che vede contrari tutte le Regioni di destra e di sinistra. Insomma al momento del governo ombra c’è solo l’ombra.

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  • Redazione

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