
di Bruno Chiavazzo
Dopo Irene Cecchini, la studentessa “groupie” di Putin che ha avuto l’onore di leggere la letterina di Natale al despota russo, ieri un altro italiano, lo “street-artist”, Ciro Cerullo, in arte Jorit, ha chiesto allo Zar che aveva appena mandato un missile a Odessa per far fuori Zelensky e il Primo Ministro greco Mitsotakis, una foto abbracciati per “mostrare all’Italia che sei un essere umano e contrastare la propaganda occidentale”. Immediatamente contraccambiato da Putin che ha rilanciato dicendo: “La Russia e l’Italia sono unite da molti fattori tra cui la lotta per l’indipendenza e il desiderio di libertà che gli italiani e i russi hanno sempre nel cuore”. Jorit è ospite da alcuni giorni in Russia a Sochi dove è in corso il “Festival della Gioventù” con lui anche Ornella Muti e la sorella svalvolata Naike, famosa per le sue foto sui social in versione adamitica, per un tour russo che ha fatto tappa anche alla Moscow Fashion Week. Ciro Cerullo che, mannaggia a me è pure napoletano, ha una certa fama nella città del Golfo per i murales di San Gennaro (perdonalo non sa quello che dice) e Maradona in alcuni quartieri popolari, ha chiesto a Putin se riteneva che: “l’arte possa fungere da ponte tra l’Italia e la Russia” con la pronta risposta da parte di colui che da due anni cannoneggia scuole e asili: “Siamo sempre stati ammirati dall’arte italiana che ci ha sempre tenuti vicini”. In un colpo solo l’ex capo del KGb ha arruolato alla sua causa Michelangelo, Raffaello e Caravaggio. Non contento Putin, già che c’era, ha messo nel suo personale Pantheon anche Garibaldi. “La lotta per l’indipendenza di Garibaldi – ha concluso il capo del Cremlino – non ci ha forse uniti? Gli italiani hanno sempre un desiderio di libertà nei loro cuori e questo significa rispettare il desiderio di altri popoli di fare le loro scelte e scegliere il loro destino”. La domanda, come si dice, sorge spontanea: e il popolo ucraino?





