
di Achille Nobiloni
Mah… uno scrive un libro (il suo non l’ho letto ma mi pare di aver capito che sia piuttosto populista) e immediatamente si ritrova (ce lo fanno sentire) pronto a guidare un partito e, chissà, magari anche il Paese.
Di chi è però la colpa se non di chi ha governato finora portando la politica al livello attuale e gli elettori a disertare i seggi in misura pari addirittura al 40%?
E una gran parte di quel 60% che vota si sente ancora eroica (è ormai da molto che lo fa) nel voler salvare il salvabile… votando il meno peggio: quel meno peggio che quando vince le elezioni riesce a far peggio di quel che ci si potesse immaginare al momento del voto e quando le perde si piange addosso e da la colpa agli elettori… facendo ancor più il gioco di chi le elezioni le ha vinte.
Che fare allora?
Bella domanda! Che a cambiare le cose possano essere i politici stessi, quelli di sinistra, non credo. Che lo possano fare quelli di destra non lo credo neanche ma tant’è: sono stati votati e non gli si può negare il diritto di provarci.
E il Popolo? Gli elettori? Potranno cambiarle loro le cose?
Mhmh ho molti dubbi!
La “gente” ama avere un leader, un capo, un uomo forte da seguire e del quale imitare l’esempio ma finché l’uomo da imitare è il Monti di “Scelta Civica” o il Draghi Presidente del Consiglio o il Calenda di “Azione” la cosa non funziona!
Come fa il Popolo a seguire l’economista ex-commissario europeo o il banchiere che da governatore della Banca d’Italia è poi diventato presidente della Banca Centrale Europea o il giovanotto brillante che ha lavorato in banca, in Ferrari e in Confindustria?
Come fanno le folle a battere loro le mani se quando questi signori parlano loro faticano un po’ a seguirli nei loro discorsi?
Poi arriva il generale e allora tutto diventa più semplice: allora sì che il leader “è uno che la pensa e parla come noi”; allora si che è facile ascoltare, inneggiare e battere le mani.
Insomma un po’ come quando l’intellettuale Piero Ottone dirigeva il “Corriere della Sera” e il più focoso Indro Montanelli fondò “Il Giornale”. Allora sì che una gran massa di persone tutte le mattine era contenta e appagata di leggere le cose che già pensava e le piaceva sentirsi dire.





