Home Politica estera IL PUGNALE DI MACRON NEL COSTATO DI SHOLZ

IL PUGNALE DI MACRON NEL COSTATO DI SHOLZ

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Macron martedì scorso ha affermato che lo schieramento di truppe occidentali in Ucraina “non dovrebbe essere escluso”.

Il presidente francese ha sostenuto che i militari potrebbero compiere tali azioni senza “varcare la soglia della belligeranza” e che esse non dovrebbero essere escluse, considerati gli sforzi della Russia per destabilizzare l’Europa.

A dire il vero la Russia l’Europa l’avrebbe voluta stabile, con una Germania amica e egemone, alla quale fornire il gas per renderla potenza economica dominante sul resto dell’Unione, paravento al marco travestito da euro.

Chi ha destabilizzato il gioco, sempre a dire il vero, è stata l’America.

Anche oggi l’obiettivo di Washington rimane lo stesso: evitare che Mosca ricostituisca la propria influenza sull’Europa.

Solo che, a guerra in Ucraina impantanata, oggi l’obiettivo degli Usa è un cessate il fuoco, che congeli il tutto, considerato che la Russia non è arrivata a Kiev e, come scrive Francesco Casarotto (Domino 2/2024), non ha in mano l’asse Kaliningrad-Tiraspol, il quale corre parallelo alla direttiva Nato Danzica-Costanza.

Tra i principali progetti Nato vi è infatti il tracciato ferroviario Rail2Seache collegherà Danzica (Polonia) sul Mar Baltico a Costanza (Romania) sul Mar Nero.

«Spero che a nessuno venga l’idea di oltrepassare la linea rossa con la Russia», ha detto in proposito il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin al parlamento riunito in sessione plenaria il 21 aprile 2021.

Da qui l’importanza emergente della Transnistria. Non a caso Macron è andato a tenere il suo teatrino in Moldova e non a caso la Transnistria ha ripreso a chieder aiuto a Mosca.

Venerdì il ministro degli Esteri francese Stéphane Sejourne ha suggerito che i Paesi occidentali dovrebbero prendere in considerazione l’idea che le truppe Nato vengano schierate in Ucraina con ruoli non combattenti per assistere l’Ucraina.

Al parlamento francese Sejourne ha specificato che le truppe dell’Alleanza Atlantica potrebbero essere dispiegate per assistere gli ucraini in ruoli come “sminamento, operazioni informatiche o produzione di armi”.

Venerdì primo marzo, Le Monde ha reso nota una nuova idea: lo schieramento di Forze Speciali francesi a protezione di “infrastrutture chiave” ucraine.

Per quale motivo il pupillo dei Rothschild ha sfoderato la spada e si erge a guida bellica dell’Europa, tentando di rompere un tabù?

I motivi sono probabilmente molti, ma uno dei più evidenti è che Macron fa il gioco della finanza, la quale, dopo aver cavalcato il green e il clima, oggi in calo di consensi e con il rischio che una mutata alleanza politica al governo dell’Unione Europea cambi strada, ha già volto lo sguardo, e non solo quello, sull’industria bellica.

La “Grande Scimmia” che vuole governare il mondo, ossia la cupola finanziaria con i suoi miliardari sedicenti filantropi al seguito, non si rassegna all’idea che tre i quarti del pianeta non abbiano alcuna intenzione di piegarsi ai suoi voleri e che anche il Grande Reset (tutti gli occidentali poveri e rimbambiti) sia stato smascherato nella sua versione green climatica fabiana e, conseguentemente, nazi stalinista.

Per realizzare i suoi obiettivi, Grande Reset compreso, cosa c’è di meglio di una Grande Guerra (la Guerra Grande, come dice Limes, è già in corso)? Una Grande Guerra 3, che azzeri di un colpo la bolla finanziaria dei titoli tossici, che levi le castagne dal fuoco a chi ha investito nella fuffa e, con un’economia di guerra, metta in riga tutti quanti e dreni le risorse private dei risparmi di generazioni.

Oltre a interpretare i desideri della “Grande Scimmia”, l’idea di inviare militari di Paesi Nato in Ucraina rivela la volontà di Emmanuel Macron di giocare una partita con la Russia in Africa, dove nelle ex colonie (vedi Niger) i francesi sono stati cacciati e al loro posto si sono insediati i russi. Offesa imperdonabile alla Grandeur e perdita di ricchezze e di proiezione geopolitica.

Tuttavia, a ben vedere, la partita reale, visto che quella della Grande Guerra sarebbe atomica ed è irrealistica, è con la Germania.

Fare l’avanguardista delle forze militari europee e Nato in Ucraina mette allo scoperto le intrinseche contraddizioni della Germania.

Macron, in buona sostanza, ha infilato un pugnale nel fianco di Sholz e lo rigira con non nascosta soddisfazione.

La dimostrazione che il pugnale agita la ferita, è quanto avviene in Germania

Il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha dovuto ribadire il suo rifiuto alla fornitura di missili da crociera Taurus da parte della Germania all’Ucraina.

“Io sono il cancelliere e per questo è così”, ha dichiarato il capo del governo federale a margine della visita che ha fatto ieri presso un istituto professionale a Sindelfigen. Scholz ha descritto la discussione sui Taurus per l’Ucraina in corso in Germania come un “curioso dibattito su singoli sistemi d’arma”. Il cancelliere ha quindi affermato che “non può essere” il caso di fornire un armamento “dalla gittata tanto ampia senza riflettere su come può essere controllato”. Secondo Scholz, è possibile impiegare i Taurus “soltanto” con l’invio di militari tedeschi in Ucraina e “questo è assolutamente escluso”.

Caro Macron, niente soldati tedeschi sul suolo ucraino. Vacci tu e mettici la faccia e anche altro.

Da mesi l’Ucraina chiede i missili alla Germania, ma il cancelliere ha ripetutamente respinto la richiesta, preoccupato che, con una portata di più di 500 chilometri, tali armamenti possano essere utilizzati dalle Forze armate di Kiev per colpire obiettivi in territorio russo, tra cui Mosca.

La questione divide il governo tedesco: mentre il socialdemocratico Scholz è contrario a consegnare i Taurus all’ex repubblica sovietica, il Partito liberaldemocratico (Fdp) e i Verdi sono a favore. Tale posizione è espressa anche da Unione cristiano-democratica (Cdu) e Unione cristiano-sociale (Csu), che al Bundestag formano il principale gruppo di opposizione.

Ad agitare ulteriormente la Germania è entrata la Russia, con le rivelazioni sulle intercettazioni dei generali tedeschi.

Lo shaker di Putin ha colpito nel cuore del sistema degli ex amici ora in difficoltà ad essere nemici.

Venerdì 1 marzo i media russi hanno pubblicato la registrazione di 38 minuti di una chiamata in cui si sentono ufficiali tedeschi della Bundeswehr discutere di missili Taurus da consegnare all’Ucraina e di un potenziale attacco di Kiev al ponte di Crimea. Sabato la Germania ha confermato l’intercettazione e ha annunciato l’apertura di un’indagine

Da qui la precisazione di Sholz, che ha anche il significato di affermare che a comandare è lui.

Dal canto suo il ministro della Difesa tedesco Pistorius ha detto: “Non dobbiamo farci ingannare da Putin”.

Pistorius ha aggiunto che l’intercettazione è oggetto di un’inchiesta del suo dicastero e che la Russia punta sia sulla disinformazione sia a dividere la società in Germania (più divisa di quel che è?).

In particolare, i generali della Luftwaffe discutevano sulla piattaforma Webex della Forze armate (Bundeswehr) della possibile fornitura di missili da crociera Taurus all’Ucraina e del loro impiego contro il Ponte di Crimea.

A quanto pare Sholz qualche problema in casa ce l’ha.

Secondo Pistorius, intercettazione e pubblicazione del colloquio avevano lo scopo di “rafforzare la favola, la leggenda” secondo cui la Germania sta preparando “una guerra contro la Russia, il che è completamente assurdo”.

Il ministro della Difesa tedesco ha, quindi, evidenziato che il suo Paese è intenzionato soltanto a “sostenere l’Ucraina nella sua giustificata lotta difensiva contro la Russia”.

A mettere benzina sul fuoco anche le “nuove rivelazioni sullo scandalo Wirecard”, riguardanti l’ex manager austriaco Jan Marsalek, ricercato come uomo chiave dello scandalo finanziario dell’azienda tedesca Wirecard, il quale, secondo alcune versioni, lavorerebbe da anni per i servizi segreti russi e si troverebbe a Mosca.

Nel settembre 2020, Marsalek avrebbe anche iniziato ad assumere l’identità di un sacerdote ortodosso russo chiamato Konstantin Bayazov.

A riportarlo una lunga inchiesta di Spiegel, Zdf, Standard e The Insider. L’inchiesta ricostruisce anni di contatti di Marsalek con l’intelligence russa e come questi sarebbero stati decisivi per la fuga dell’ex-manager.

Agenzia Nova, il 20 luglio 2020 scriveva: “ Si troverebbe in Russia Jan Marsalek, già membro del consiglio di amministrazione di Wirecard, la società tedesca di servizi per la finanza che ha recentemente dichiarato fallimento dopo essere stata travolta dallo scandalo dei bilanci gonfiati per 1,9 miliardi di euro. È quanto riferisce il quotidiano “Handelsblatt”, ricordando che Marsalek è indagato per frode nel quadro dell’inchiesta della procura di Monaco di Baviera su Wirecard ed è in fuga da giorni. Secondo diplomatici, magistrati e imprenditori interpellati da “Handelsblatt”, Marsalek si troverebbe in una proprietà a ovest di Mosca, “sotto la supervisione” del Direttorato principale per l’informazione (Gru), il servizio segreto militare russo. Marsalek avesse portato ingenti somme in bitcoin in Russia da Dubai, dove Wirecard aveva svolto “operazioni dubbie”. In diverse conversazioni e chat, Marsalek si è spesso qualificato come agente segreto e, per sua stessa ammissione, dovrebbe aver cooperato “a stretto contatto” con il Gru durante alcune visite a Palmira in Siria e in diversi investimenti in Libia. Inoltre, risulta che, nei più di 60 viaggi che ha compiuto in Russia negli ultimi dieci anni, Marsalek avrebbe utilizzato sei passaporti. In particolare, l’ex dirigente di Wirecard si sarebbe recato anche in Cecenia, repubblica della Federazione Russa nota per le attività criminali come il riciclaggio di denaro”.

I rapporti per così dire “amichevoli” tra Germania e Russia non sono mai finiti.

A proposito, ad esempio, di Angela Dorothea Kasner, coniugata Merkel, Giulio Busi, su Il Sole 24 Ore, l’11 settembre 2011, scriveva che suo padre, Horst Kasner, rimase nella DDR e riuscì, essendo un ottimo mediatore, a intrattenere rapporti cordiali con le autorità comuniste.

“Troppo cordiali – scrive Busi -, secondo alcuni, che gli affibbiano il soprannome di «Kasner il rosso». Convinto che il cristianesimo si possa conciliare con il socialismo reale, diviene uno dei promotori del «Gruppo di lavoro del Weissensee», che mira a staccare la Chiesa evangelica della Germania est da quella dell’ovest. È insomma il portavoce di una linea lealista, gradita alle autorità della Ddr, che lo ricompensano con alcuni, significativi privilegi. Come la possibilità di avere due automobili, e di viaggiare liberamente all’estero. O di far studiare i figli”.

Va così, sottolinea Busi, che “la cancelliera ha affermato di aver molto imparato dallo spirito di realismo del genitore. Più che realismo, l’atteggiamento del pastore Kasner può far pensare a un’acquiescenza verso il potere, che – secondo alcuni – getta qualche ombra anche sugli anni giovanili della figlia”.

Angela nella DDR si iscrisse alla gioventù comunista. Quando, nel 1989, la Ddr si avviò al tracollo, Angela fu proiettata sulla scena pubblica da Lothar de Maizière, ultimo premier della Ddr, che la nominò propria portavoce. “Poco importa se – fa notare Busi -, dopo appena qualche mese, de Maizière fu accusato di aver collaborato con la Stasi e costretto ad abbandonare i propri incarichi. La Merkel era intanto entrata nel governo Kohl e aveva cominciato un’ascesa inarrestabile”.

Siamo ora nel febbraio 2022. La Gasprom annuncia che Gerhard Schröder, socialdemocratico, ex cancelliere tedesco (1998-2005), entrerà a far parte del Consiglio di sorveglianza del colosso russo.

La sua nomina, sostiene la Gasprom, sarà sottoposta all’Assemblea degli azionisti prevista per il 30 giugno a San Pietroburgo. A maggio Schröder declinerà l’incarico, ma i legami di Schröder con Mosca sono antichi.

L’ex cancelliere tedesco è, infatti, amico personale di Putin ed è già a capo del consiglio di sorveglianza della compagnia energetica russa Rosneft (dal 2017, rieletto a giugno 2021 con un compenso di 600 mila euro), oltre che presidente del Comitato Azionisti di Nord Stream AG e ceo del gasdotto Nord Stream 2.

Nel 2022 aveva criticato le richieste dell’Ucraina di consegne di armi per difendersi dalle minacce del Cremlino e aveva incolpato la Nato per il dispiegamento di truppe russe al confine ucraino.

E’ del tutto chiaro che la Germania vive una tensione storica tra l’amicizia con la Russia e l’esigenza di non contraddire il dominus atlantico che, non a caso, quando si è troppo avventurata verso il IV Reich economico grazie la gas russo, le ha tagliato il tubo del gas e le ha strangolato l’economia.

Ora Emmanuel Macron, facendo l’avanguardista ucraino, mette allo scoperto le contraddizioni tedesche, rivendicando un ruolo guida in Europa che nessuno gli vuol concedere. Il rampollo dei Rotchshild ha dato una pugnalata nel costato a Sholz e gira il pugnale nella ferita. Tu quoque, mon ami? Altro che asse franco-tedesco.

Questa è l’Europa che vorrebbe presentarsi come deterrente ad una Russia aggressiva e pericolosa.

La deterrenza presuppone forza reale e credibilità. Qui siamo alle sceneggiate tra ai fratelli coltelli e alle buffonate.

Nel frattempo Putin shakera.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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