
In Francia, da oggi, il diritto all’aborto è garantito e tutelato dalla Carta costituzionale all’art. 34, mediante la dicitura: “La legge determina le condizioni in cui si esercita la libertà garantita per la donna di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza”.
Si tratta di un’innovazione fondamentale che giunge all’apice dello zeitgeist – parola tedesca che descrive la tendenza culturale – intrapreso e sostenuto dai movimenti culturali e politici sessantottini. Una tendenza, dunque, che dura da oltre mezzo secolo e che, data la mia età, rappresenta anche lo spirito del (mio) tempo.
Occorre dire che il diritto alla nascita è stato sempre ritenuto il diritto sacro per antonomasia, rimesso totalmente nelle mani di Dio o del Fato, e da non confondere con lo ius vitae ac necis quale potere e quindi diritto sacrale riconosciuto a sacerdoti prima e re poi. Sì che, nel Vangelo di Matteo, il racconto della strage degli innocenti ordinata da Erode il Grande rappresenti la più grave offesa a Dio, più grave dell’atto di condanna a morte del proprio Figlio. E infatti: il fine o scopo dell’ordine della strage non troverà compimento, mentre l’ordine della crocefissione raggiungerà il fine o scopo della morte (del Figlio) di Dio e dell’Uomo.
E allora, nell’era moderna, se Nietzsche ha decretato la morte di Dio, il Parlamento francese decreta ora l’assenza di Dio ovvero il pieno e totale diritto dell’Uomo a non accogliere o a rifiutare a buon diritto “il dono della vita”; così che la vita in sé non sia più sacrosanta, non sia più un bene assoluto, non sia più un tabù.
Caduto l’ultimo tabù umano, non vorremmo però che – dopo la morte e la conseguente assenza di Dio – ci toccasse ora in sorte la morte e l’assenza dell’uomo.





