Home Politica UCRAINA, SEGNALI DI FUMO IN CODICE TRA SERVIZI SEGRETI

UCRAINA, SEGNALI DI FUMO IN CODICE TRA SERVIZI SEGRETI

0

Le vogliamo chiamare coincidenze? O, molto più concretamente, segnali di fumo in codice che si intrecciano e si legittimano?

Comunque sia, mentre si accavallano le notizie sulle cause della morte di Alexei Navalny, una versione completamente diversa da quelle che lo vorrebbero assassinato, sicuramente non imputabile di essere corriva con le autorità russe, è quella del capo dell’intelligence militare ucraina, Kyrylo Budanov, secondo il quale il dissidente russo Alexei Navalny ”è morto per un coagulo di sangue”, quindi ”si tratta di una morte naturale”.

Kyrylo Budanov ha sostenuto che ”è più o meno confermata” la tesi iniziale fornita dalle autorità russe sulla morte in carcere del critico numero di Vladimir Putin. “Potrei deludervi, ma quello che sappiamo è che è morto davvero per un coagulo di sangue”, ha detto citato dall’emittente ucraina Hromadske.

Rimangono con un palmo di naso Biden e i politici europei, con allegata compagnia cantante dei media che hanno cavalcato la notizia della morte del dissidente russo come assassinio.

La domanda da porsi è per quale motivo Budanov ha detto quel che ha detto, in perfetta coincidenza con la rivelazione del New York Times che in Ucraina agisce da tempo la Cia, la quale assiste e istruisce i servizi ucraini.

Impensabile che Budanov abbia detto quel che ha detto senza aver consultato la Cia ed è impensabile che il NYT, che della Cia è una sorta di voce non ufficiale, abbia scritto quel che ha scritto, dando una sorta di legittimazione all’intervista fatta a Putin da Tucker Carlson.

https://www.lindipendente.online/2024/02/09/la-traduzione-integrale-dellintervista-rilasciata-da-vladimir-putin-a-tucker-carlson/

In proposito Gianandrea Gaiani, su Analisidifesa di ieri, scrive: “La dichiarazione di Budanov in pochi secondi ha screditato gli Stati Uniti e lo stesso Joe Biden che aveva dato del “figlio di….” al presidente russo dopo aver varato 500 nuove sanzioni contro esponenti russi, ma anche l’Unione europea che ne ha varate altre 200 in risposta all’uccisione del dissidente, celebrato solennemente nei giorni scorsi. Con malizia, si può forse sospettare che Budanov abbia voluto mettere in imbarazzo gli alleati occidentali, che a parole promettono assistenza infinita a Kiev fino alla immancabile vittoria ma nei fatti stanno lasciando l’Ucraina senza armi e munizioni di fronte all’incalzare delle truppe russe su tutti i fronti. Perché i casi sono due: o Budanov ha mentito oppure è ben informato su quanto accade in Russia perché, come ha già dimostrato in passato, dispone di buone fonti”.

“Di certo – prosegue Gaiani – le affermazioni di Budanov costituiscono una doccia fredda per politici e media occidentali non solo perché il brillante ufficiale (candidato fino a pochi giorni or sono ad assumere il comando delle forze armate ucraine al posto del generale Valert Zaluizhny) e il GUR non sono sospettabili di fare il gioco di Putin o favorire gli interessi russi, ma soprattutto perché la morte di Navalny è stata strumentalizzata dalla propaganda e della disinformazione occidentale (che al pari di quella russa è decisamente protagonista della narrazione del  conflitto in atto in Ucraina) contro la Russia e Putin con l’obiettivo di complicarne la vittoria alle imminenti elezioni presidenziali”.

Difficile pensare che Budanov abbia voluto, da solo, tirare un golpo gobbo agli occidentali, dai quali dipendono non solo le sorti belliche, ma quelle esistenziali, dell’Ucraina.

L’Unione Europea con i suoi stanziamenti paga stipendi e pensioni agli ucraini.

No. Non è un colpo gobbo. Non è un graffio agli alleati dell’Occidente. Le dichiarazioni di Budanov sembrano essere state concordate con la Cia.

E allora veniamo a cosa scrive il NYT.

“Immersa in una fitta foresta, la base militare ucraina appare abbandonata e distrutta, il suo centro di comando ridotto a un guscio bruciato, vittima di uno sbarramento missilistico russo all’inizio della guerra. […]. Non lontano, un passaggio discreto scende a un bunker sotterraneo dove squadre di soldati ucraini seguono i satelliti spia russi e origliano le conversazioni tra i comandanti russi. Su uno schermo, una linea rossa seguiva il percorso di un drone esplosivo che attraversava le difese aeree russe da un punto dell’Ucraina centrale fino a un obiettivo nella città russa di Rostov. Il bunker sotterraneo, costruito per sostituire il centro di comando distrutto nei mesi successivi all’invasione russa, è un centro nevralgico segreto dell’esercito ucraino. C’è anche un altro segreto: la base è quasi interamente finanziata e in parte attrezzata dalla CIA. “Al centodieci per cento”, ha detto il generale Serhii Dvoretskiy, uno dei massimi comandanti dell’intelligence, in un’intervista alla base”.

Inizia così il lungo reportage di Adam Entous e Michael Schwirtz per il New York Times del 25 febbraio.

Adam Entous è un corrispondente investigativo due volte vincitore del Premio Pulitzer. Prima di entrare a far parte dell’ufficio di Washington del Times, si è occupato di intelligence, sicurezza nazionale e politica estera per la rivista The New Yorker, il Washington Post e il Wall Street Journal. Michael Schwirtz è un giornalista investigativo della redazione internazionale. Con il Times dal 2006, in precedenza ha coperto i paesi dell’ex Unione Sovietica da Mosca ed è stato reporter principale di una squadra che ha vinto il Premio Pulitzer 2020 per gli articoli sulle operazioni di intelligence russe.

I due giornalisti del NYT sono, come si vede, due pezzi da novanta.

Il partenariato Cia Ucraina, scrivono i due giornalisti del NYT “ha messo radici dieci anni fa, riunendosi a singhiozzo sotto tre presidenti degli Stati Uniti molto diversi, spinti da individui chiave che spesso hanno corso rischi audaci. Ha trasformato l’Ucraina, le cui agenzie di intelligence sono state a lungo considerate completamente compromesse dalla Russia, in uno dei più importanti partner di intelligence di Washington oggi contro il Cremlino”.

Dieci anni fa era il 2014, quando Victoria Nuland, con l’intervento di George Soros, alimentò la rivolta arancione.

Mettere in chiaro la tempistica non fa altro che dare credito all’idea che la rivoluzione di Maidan sia stata orchestrata.

“La postazione di ascolto nella foresta ucraina – proseguono i due giornalisti del NYT – fa parte di una rete di basi di spionaggio supportata dalla CIA, costruita negli ultimi otto anni, che comprende 12 luoghi segreti lungo il confine russo. […]. Intorno al 2016, la CIA ha iniziato ad addestrare un commando ucraino d’élite – noto come Unità 2245 – che ha catturato droni e apparecchiature di comunicazione russi in modo che i tecnici della CIA potessero decodificarli e violare i sistemi di crittografia di Mosca”[…]. E la CIA ha anche contribuito ad addestrare una nuova generazione di spie ucraine che operavano in Russia, in tutta Europa, a Cuba e in altri luoghi dove i russi hanno una grande presenza”.

Guarda caso, un ufficiale dell’Unità 2245 era Kyrylo Budanov, ora generale a capo dell’intelligence militare ucraina. Difficile pensare che le sue esternazioni su Navalny non siano state concordate.

Il lungo articolo spiega i rapporti tra Cia e ucraini negli anni, con una serie di particolari che da soli valgono un saggio.

Le coincidenze, la tempistica, i contenuti sembrano essere un messaggio in codice a chi deve capire che è ora di cambiare la narrazione, perché stanno cambiando gli orientamenti di chi, all fine, deve decidere quando chiudere la partita, ossia gli Usa.

Chiudere la partita significa fare i conti con Putin e entrare in una logica di compromesso.

Forse i segnali di fumo vogliono dire, in codice, proprio questo.

Nella fotografia Kyrylo Budanov

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui