
di Marco Pugliese
Quando si parla di Russia, sfugge ai più, quale sia il progetto a lungo termine di Mosca, lo scopriamo in questa nota nella quale ho sintetizzato il progetto stesso.
Nella sua prolissa missiva indirizzata a “La Repubblica”, Alexey Paramonov dipinge un quadro in cui il Cremlino si propone come il liberatore dell’Europa dalle catene della tutela statunitense, sognando un continente frammentato in stati sovrani, liberi dall’egemonia di Bruxelles e Washington. (ad alcuni europei piace). Questa visione d’ Europa emancipata si colloca all’interno di un’ambiziosa “proposta”russa per un “Grande Partenariato Euroasiatico”, dove l’antico continente potrebbe trovare un ruolo “adeguato e dignitoso”, distaccandosi dall’ombrello protettivo degli USA, garantito attraverso la NATO.
In questa narrazione, la Russia s’erge come una paladina della vera democrazia, in contrapposizione a quella che Paramonov descrive come un’oligarchia liberale mascherata da democrazia in Occidente. Cita il caso di Navalny, attivista rinchiuso in una prigione siberiana (non era ancora deceduto al momento della pubblicazione) come caso emblematico della discrepanza tra le due realtà.
Lo scenario internazionale attuale mostra un’Europa ed un Occidente profondamente divisi, con la Russia che sembra approfittare di queste fratture (soft power) per avanzare nei suoi obiettivi geopolitici, come dimostrato dall’andamento del conflitto ucraino. Le indecisioni e i ritardi occidentali nell’appoggio a Kiev hanno permesso alle forze russe di mantenere l’iniziativa sul campo di battaglia, alimentando le speranze di una vittoria che sembrava improbabile nei primi giorni della resistenza ucraina.
Paramonov critica aspramente le democrazie occidentali per le loro incertezze, che a suo dire non fanno altro che rafforzare la determinazione di Putin e il nazionalismo russo, alimentato da una propaganda incessante. Inoltre, evidenzia come figure come Trump, bloccando gli aiuti a Kiev, dimostrino un disinteresse per l’Europa che gioca a favore delle ambizioni espansionistiche del Cremlino.
La lettera sottolinea come l’Europa abbia inizialmente mostrato una solidarietà sorprendente verso l’Ucraina, che però si è affievolita nel tempo a causa di dubbi sull’invio di armamenti e una crescente “stanchezza” pubblica nei confronti del conflitto. Questo atteggiamento, per Paramonov, è un insulto verso chi combatte da mesi nelle trincee, e rischia di portare a compromessi pericolosi che ricordano gli errori del passato, come il compromesso di Monaco citato da Churchill.
In realtà noi europei conosciamo ciò che rischia d’accadere. Senza ombrello USA non siamo in grado di contenere i russi nei confini odierni, il piano B (non dichiarato) è posizionarsi sulla linea della vecchia cortina di ferro, integrando i propri eserciti (costerà molti punti di Pil) e trovando un accordo sulle zone d’influenza con Putin.
didascalia: la cartina è tratta dalla rivista Limes





