
di Giovanni Bernardini
Esiste una differenza importante, fondamentale fra gli israeliani e noi, che molti, troppi, spesso non vedono o sottovalutano.
Ognuno di noi quando si alza la mattina è praticamente certo che la sera tornerà a dormire nel suo letto. Non abbiamo particolare timore quando entriamo in una stazione del metrò, o in un ristorante, o in un centro commerciale. Quando i nostri figli o nipoti si recano a scuola ci preoccupiamo al massimo per le interrogazioni o i compiti in classe.
In Israele le cose stanno ben diversamente. Nelle scuole israeliane spesso le lezioni devono essere interrotte e gli studenti devono correre nei rifugi per evitare di essere fatti a pezzi da qualche missile di Hamas. Gli israeliani sono a rischio quando attendono un autobus, entrano in una discoteca o in una pizzeria, passeggiano per strada.
Per farla breve, noi viviamo una vita relativamente normale, gli israeliani no, quanto meno, il livello di rischio con cui gli israeliani devono convivere è molto superiore a quello con cui dobbiamo convivere noi.
Tutto questo deriva da un fatto fondamentale: gli israeliani sono circondati da masse enormi di fanatici che sognano solo di far scomparire il loro paese dalla faccia della terra. Israele è in guerra, lo è praticamente dal giorno della sua nascita, 76 anni fa.
E non si tratta di una guerra normale, una di quelle guerre in cui il paese sconfitto deve subire un trattato di di pace duro, perdere territori o il controllo di qualche fonte di energia, o pagare delle riparazioni. No, la guerra in cui Israele è impegnato da sempre è, letteralmente, una guerra per la sopravvivenza: non sono in gioco rivendicazioni particolari ma l’esistenza stessa dello stato ebraico. Se Israele perde viene cancellato dalla carte geografica, punto e basta. E i suoi cittadini possono disperdersi di nuovo per il mondo, o rassegnarsi ad una esistenza da paria, o, più probabilmente, subire una nuova Shoah.
Questo è in gioco oggi in medio oriente. Gli israeliani lo sanno benissimo. Molti occidentali no. Non lo sanno o, più spesso, fingono di non saperlo.
E questo spiega molte cose…





