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SALTA IL FORTILIZIO ITALIANO DEI DEM

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Giovedi scorso la Procura ha iscritto nel registro degli indagati un gruppo di professionisti e John Elkann, presidente di Stellantis. I reati contestati sono tributari, ossia di frode fiscale.

Dei fatti, nei particolari, ha riferito Gigi Moncalvo su La Verità di ieri e non è argomento di questa riflessione riproporli.

La vicenda giudiziaria farà il suo corso e vedremo cosa ne uscirà.

Quello che interessa sottolineare è l’aspetto politico della vicenda

Per dirla con Riccardo Ruggeri, su Zafferano.news, i vertici dell’auto e i vertici della politica occidentale sono pieni di inetti. [1]

I motivi sono molti, il primo dei quali, ad esempio, è quello di aver trasferito know how alla Cina fino a farla diventare il “padrone del gioco” nell’auto e non solo.

In questo bel panorama di inettitudine, Ruggeri ci infila anche i birbanti, ossia quelli che approfittano della situazione per fare i loro interessi. In questo caso non sono inetti, ma usano la loro capacità in modo da non fare gli interessi generali o di armonizzare gli interessi particolari con quelli generali, ma di fare solo i loro interessi in barba agli interessi generali.

E’ il caso della fusione di Fiat e Chrysler.

Ruggeri scrive, papale, papale: “Grazie a Barak Obama e al suo mentore Sergio Marchionne, con i quattrini dei contribuenti americani (parte a fondo perduto, parte da restituire) i due falliti si fusero e nacque Fca…”.

Non male. Due aziende fallite, grazie ai soldi dei contribuenti, non degli azionisti, si fondono per dare vita a una nuova azienda che ora è confluita in Stellantis.

Marchionne, italo canadese, era un amico ed estimatore di Barack Obama (ricambiato) e, pertanto, il gioco condotto era in linea con gli interessi politici dei Dem Usa, quelli del Clan Clinton, che oggi esprimono come sommo leader Joe Biden , quallo che confonde l’Egitto con il Messico.

Il padre di John Elkann, Alain Elkhan, giornalista, di madre italiana e di padre francese, il 6 novembre 2020 ebbe a dire a la7: “Biden mostra la tranquillità del vincitore”.

Oggi Alain Elkhan è presidente del Comitato Scientifico e di Direzione dell’Associazione Italia – Usa (www.italiausa.org).

I rapporti degli Agnelli con gli Stati Uniti sono di lunga data. Nota è l’amicizia tra Gianni Agnelli e Henry Kissinger, ma la questione che investe ora John Elkann, con le accuse di frode fiscale, apre una pagina politica che mette in discussione la credibilità di un sistema e di un’alleanza che non è tanto con l’America, ma con l’America dei Clinton, degli Obama, dei Biden.

Un sistema che in Italia si è avvalso di importanti protezioni e che si è avvalso e si avvale, ora più che mai, di una batteria di giornali che hanno fatto e fanno una cortina di fuoco nei confronti del Governo di centro destra, al quale ora Stellantis viene a chiedere aiuti e incentivi.

Difficile capire, ad esempio, per quale motivo John Elkann sia venuto in Italia in assenza di Giorgia Meloni (era a Tokio) ed è stato ricevuto da Sergio Mattarella.

E’ del tutto evidente che la vicenda giudiziaria che coinvolge John Elkann rappresenta un problema enorme di credibilità anche per la stampa di famiglia e per il fatto stesso che esista una stampa di famiglia.

Un tempo Fiat e Italia venivano dagli Agnelli identificate. Ora è difficile pensare che un Agnelli qualsiasi possa riscuotere la simpatia degli italiani.

C’è, tuttavia, un problema ulteriore: i sindacati.

Di fronte alla vicenda che mette in piazza evasioni fiscali e modalità di conduzione degli affari assai discutibile, i sindacati continueranno a muoversi con lo stesso atteggiamento prono di questi anni o decideranno, finalmente, di pensare? Esercizio difficile per chi si è sistemato a fare il passacarte con i Caf.

E Confindustria? Non pervenuta.

Il fatto significativo è che la squadra Clinton-Obama-Biden ha perso un fortilizio italiano. Un fortilizio che era già in crisi di credibilità e che ora di credibilità ne ha poca se non nulla.

Sarà interessante vedere in quanto tempo gli Agnelli si sbarazzeranno del gruppo Gedi.

 

[1] (https://zafferano.news/rubrica/il-cameo/z237-presidente-meloni-stia-lontana-dal-mondo-dellauto-oggi-e-una-trappola-per-topi?uid=3108&aid=2175&ch=newsletter&data=864f2a7956d58653556c31c3df503125.

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  • Redazione

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