
“E pur si muove!” è una frase celebre della lingua italiana. La frase sarebbe stata pronunciata da Galileo Galilei al tribunale dell’Inquisizione al termine della sua abiura dell’eliocentrismo.
Nel 2023, Sandro Magister (https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/6969.html) scriveva un articolo sul caso Galileo, ove affermava: “Monsignor Angelo Amato, segretario della congregazione vaticana per la dottrina della fede ed erede degli inquisitori che nel 1616 e poi nel 1633 condannarono Galileo Galilei ad abiurare che la terra gira attorno al sole, è tornato sul caso che per quasi quattro secoli ha visto ai ferri corti la scienza e la fede. Amato ha detto che il caso Galileo è “oggi finalmente tutto risolto”. Che in realtà “fra i cardinali romani dell´epoca egli riscosse un grande successo”. E che “a contrapporsi a lui, più che i teologi, furono i filosofi, e specialmente quelli della scuola peripatetica di Pisa, che si rifacevano ad Aristotele e che a un certo punto cominciarono a tirare in ballo la Sacra Scrittura”. L´ha detto – precisa Magister – in un´intervista al diffuso settimanale “Famiglia Cristiana”. Che di suo ha aggiunto: «Sempre nuove prove testimoniano quanto fossero false le accuse al pontefice dell´epoca e al tribunale dell´inquisizione che giudicò lo scienziato»”.
Tuttavia Sandro Magister sostiene che non tutti in Vaticano la pensano allo stesso modo e che stando ai giudizi dei gesuiti della Specola (l´osservatorio astronomico del Vaticano), “il caso Galileo non è affatto risolto. E non lo è perché sia Giovanni Paolo II che il cardinale da lui incaricato, il francese Paul Poupard, quando hanno voluto chiudere la questione hanno finito col coprire il ruolo dei vertici vaticani dell´epoca, in particolare dei papi Paolo V e Urbano VIII, con l´addossare le responsabilità del tutto a un gruppo di teologi – che Amato ora scagiona prendendosela piuttosto con i filosofi peripatetici di Pisa – e con l´incolpare ancora una volta Galileo della «tragica reciproca incomprensione»”.
E’ quanto accade oggi di fronte alla realtà politica dell’Affare Verde (Green Deal), dopo che per anni tutti coloro che non erano in linea con la Santa Inquisizione Green, erano costretti al silenzio, al dileggio e alla censura.
Media, politici, alti rappresentanti delle istituzioni, hanno baciato la mano a Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg o si sono inginocchiati davanti alla bambina prodizio del clima.
Il 3 gennaio scorso la Thunberg ha compiuto 21 anni e lo scorso giugno si è diplomata, ma prima ancora di diplomarsi ha ricevuto un dottorato ad honorem in Teologia dall’Università di Helsinki, che il professor Tuomas Heikkilä ha motivato con queste parole: “La Facoltà di Teologia studia le questioni centrali dell’umanità. Le più grandi speranze e paure. Le maggiori minacce odierne, come il cambiamento climatico, la perdita della natura e le guerre, sono problemi causati dall’uomo”.
Martii Nissinen, professore di Antico Testamento dell’ateneo, ha aggiunto che “scegliendo Greta come accademica onoraria, esprimiamo il nostro desiderio di essere coraggiosi e d’impatto come lei”.
Di fronte a questa scelta non sono mancate le proteste, arrivate perlopiù dai conservatori, che hanno accusato l’attivista di aver trasformato il cambiamento climatico in una religione.
Sul green e sul clima gli stessi media, i politici e molti alti rappresentanti istituzionali hanno rifiutato di ricevere gli scienziati che dissentivano dall’Affare Verde (Green Deal) e della religione climatica della teologa Greta.
“E pur si muove!”. Si, la realtà si muove, come la terra di Galileo, nonostante l’Inquisizione, ovviamente santa, anche se mendace.
E si muove anche la realtà che sta dicendo, ancora una volta con la terra che gira, che l’Affare Verde è un affare, non è scienza, è interesse di alcuni, ossia del capitalismo finanziario.
Va così che tra i chierici e i chierichetti della religione della quale è teologa la giovane Greta cominciano a sorgere i dubbi.
La frase attribuita a Galileo viene usata, nel linguaggio corrente e colloquiale, per esprimere un’intima certezza che resiste a tutte le rassicurazioni (o le intimidazioni) fornite dall’interlocutore.
Ebbene, la certezza è che l’Affare Verde è ora solo un affare che si nasconde dietro una ideologia diventata religione.
Per incrinare il muro di gomma ci sono voluti i trattori, ma, guarda caso, subito la schiera degli adepti ha preso atto che la “Verità Verde” non regge più e cominciano a darsi da fare per riposizionarsi.
Uno degli esempi eclatanti è il Festiva di Sanremo.
Un anno fa a Sanremo c’era Sergio Mattarella che fece sì che Chiara Ferragni scattasse il famoso selfie. Era il momento dell’apoteosi degli influencer, delle stelle del circo mediatico, dell’Affare Verde, dell’inclusione, della resilienza, dell’ecocompatibile e anche dell’armocromico (nel senso del rosso-verde). Il tutto teso ad arginare i barbari sovranisti che osavano mettere in discussione il credo gretino. Vade retro.
L’esorcismo era opporre all’avanzata dei barbari la Carta costituzionale, baluardo, come il Vallo di Adriano, contro gli irriducibili negatori dell’Affare Verde propugnato dall’Unione Europea con tanto di inno: Bella ciao. Vade retro.
Il festival 2023 si aprì così con un evento a suo modo storico: Sergio Mattarella accettò l’invito del direttore artistico e, davanti a lui si esibì Roberto Benigni con un monologo di un quarto d’ora sulla Costituzione. Il tutto in apertura di serata.
Oggi, dopo che l’era degli influencer sembra essere stata sommersa da un maremoto, arrivano i giovani agricoltori.
E’ cambiata l’aria. Show must go on, ma con un copione variato. Dalle stelle alle stalle.
L’importante è lo share, ma anche qui, se la traduzione non tradisce, share vuol dire condividere: he shared his snack with his companions, divise la merenda con i compagni.
Ecco. La nuova merenda non è più quella della teologa della teologa del Green Deal (l’Affare Verde), ma quella dei coltivatori del Farm Deal (Affare Agricolo), perché la terra gira, nonostante i teologi verdi e i sacerdoti del clima.
E allora, considerato che sempre di merenda si tratta, ossia di business, Sanremo non rinuncia a fare politica e, fiutando l’aria, si iscrive ai corsi di agraria.
Ed eccoli i nuovi eroi. Quindici trattori sono partiti ieri sera da Melegnano, in provincia di Milano, e hanno raggiunto Sanremo in nottata, dopo che una delegazione di quattro giovani agricoltori del movimento “Riscatto Agricolo” ha accolto l’invito del direttore artistico del Festival, Amadeus, a presentarsi nella località ligure.
“Porteremo al Festival le nostre preoccupazioni, le nostre paure e le nostre fatiche, per illustrare le molte idee e proposte di noi giovani agricoltori, per continuare a sperare nel futuro della nostra agricoltura e determinati nel continuare gli insegnamenti dei nostri genitori e dei nostri nonni”, hanno affermato i rappresentanti di “Riscatto Agricolo”, che chiederanno di potere salire sul palco dell’Ariston per illustrare, in diretta, i motivi della mobilitazione.
“Siamo inoltre molto determinati a rivendicare con orgoglio e riscatto la speranza di non mollare e di far capire alle istituzioni ed ai cittadini che, senza gli agricoltori non vi sarà mai la sovranità alimentare che rende i popoli liberi”, sostiene la rappresentanza, composta da Alessandra Oldoni di Bergamo, Giulia Goglio di Lodi, Andrea Pedrotti, di Brescia e Fabio Pizzaris di Cagliari.
Ci saranno selfie storici?
A proposito. Dicono gli psicologi che fare i “selfie” oggi rappresenta una modalità di comunicazione quasi frenetica. É un modo per “farsi vedere”, un’espressione di narcisismo digitale.
Poi capita che sbagli panettone e ti vien voglia di nasconderti.
E se sbagli Verde? Se sbagli Affare? E se il “clima” è cambiato?
“E pur si muove!”
Nella forografia Andrea Pedrotti, agricoltore bresciano, uno dei quattro che hanno accettato l’invito di Amadeus





