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IL RITARDO DELLA POLITICA E NON SOLO

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di Francesco Pontelli

Le proteste legittime degli agricoltori rappresentano una delle ultime evidenti manifestazione della sostanziale distanza tra l’economia della vita reale ed il mondo delle istituzioni politiche nazionali ed europee. 

Questa forma di protesta nasce anche da una sostanziale ed assoluta presunzione della classe politica, la quale per esempio ha utilizzato la sicurezza stradale per inondare le strade di autovelox i quali hanno come unica finalità quella di aumentare le entrate para fiscali. 

Le attuali proteste dell’intera filiera agroalimentare in tutta Europa, tuttavia, mette in evidenza un altro aspetto della complessa situazione e relative al ritardo della politica nella elaborazione delle strategie future, le quali dovrebbero comunque avere come obbiettivo primario l’accrescimento del benessere complessivo delle singole nazioni come dei loro cittadini. 

Sembra incredibile come ancora oggi il mondo politico ed istituzionale non abbia compreso quanto sia cambiato l’asset politico internazionale, soprattutto in relazione ai flussi delle materie prime, che esprimono differenti se non addirittura incompatibili quadri normativi di tutela del consumatore come del lavoratore. Ma nonostante questa distonia normativa si continui a considerare il mercato globale come la realtà politica mondiale come un valore al quale sacrificare anche la salute alimentare dei cittadini.

Il covid prima, ed ora i due conflitti Russo ucraino e del Medio Oriente, cui si assomma, per non dimenticare, la situazione di forte tensione relativa ai flussi commerciali del Mar Rosso, hanno fatto venire meno in più quel quadro politico uniforme che rappresenta la base strutturale del mercato unico e globale. Queste crescenti situazioni di tensione politica dovrebbero indurre ad una diversa visione politica internazionale e molto probabilmente ad una revisione delle priorità politiche ed economiche da raggiungere e conservare delle stesse istituzioni europee.

Mai ora la realtà politica internazionale risulta divisa macroaree e conflitti regionali e tutte espressioni di realtà politiche ed istituzionali persino conflittuali, con dinamiche e ripercussioni sui flussi delle materie prime come dei beni intermedi molto importanti, tali da riuscire a bloccare persino le stesse produzioni.

In questo contesto di estrema crisi, di conseguenza, ogni politica ” continentale ” dovrebbe essere finalizzata non tanto all’affermazione di una ormai inesistente quadro di stabilità politica, che rappresenta la stessa precondizione del mercato globale. 

Quanto, pur mantenendo una visione internazionale, la strategia economica dovrebbe rinforzare la tutela delle priorità che ogni economia continentale, ribadisco continentale, risulta in grado di esprimere attraverso il proprio know how professionale industriale ed agricolo. 

In altre parole, la conflittualità internazionale ha evidentemente degli effetti economici, e dovrebbe indurre le istituzioni europee a rinunciare ad un folle e pericolosissimo delirio verso una transizione ecologica ma piuttosto le istituzioni dovrebbero operare per salvaguardare quelle realtà e patrimoni dei settori primario e secondario i quali hanno assicurato fino ad ora la qualità economica sociale e di servizi al nostro continente : il cui ridimensionamento, in più, rappresenterebbe l’annullamento delle basi economiche del terziario avanzato o meno .

La politica non si qualifica solo attraverso la qualità delle idee ma soprattutto nella scelta del momento storico nel quale queste vengono proposte.

Mai come ora abbattere le tutele normative, in nome di un pensiero unico o peggio ancora di un delirio ambientalista, di realtà vincenti come quella industriale ed agricole Europea rappresenta il più grande suicidio strategico e politico che una classe politica internazionale possa attuare. 

In fondo, lo stato di abbandono che pervade la coscienza dei cittadini come dei Lavoratori, siano questi agricoltori o operatori dell’Industria, nasce proprio da questo ritardo della politica nel comprendere la realtà quotidiana dalla quale sono lontani anni luce.

Ogni giorno di ulteriore ritardo equivale ad un maggior distacco con la costante crescita di un problema sempre più complesso, le cui ripercussioni potrebbero essere molto pericolose. 

Anche per lo stesso mantenimento in vita di realtà istituzionali come l’unione Europea.

Autore

  • Redazione

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