Home Opinioni LIBERTA’ E EMERGENZA, UN EQUILIBRIO CHE SPESSO VIENE SEMPRE PIU’ MENO

LIBERTA’ E EMERGENZA, UN EQUILIBRIO CHE SPESSO VIENE SEMPRE PIU’ MENO

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di Antonio Foccillo

Siamo sempre più portati, per l’effetto della tecnologia, che va velocemente avanti, a dimenticare il passato, anche le vicende più drammatiche, ma anche per merito o demerito dei mass media, che enfatizzano qualsiasi avvenimento in modo eclatante e dopo un po’ lo seppelliscono con nuovi fatti.

Tutto questo fa dimenticare la memoria storica di quello che in passato sono state anche le conquiste di libertà civili, democratiche e sociali, che possono essere, se ricordate, esempio per costruire il futuro. Così è successo che abbiamo abbandonato anche idealità, valori, democrazia, partecipazione e militanze.

Voglio riprendere da un fatto, troppo presto dimenticato, la Pandemia, che pure ha inciso prepotentemente e drammaticamente sulle persone e sulle loro libertà, ed evitare, ricordando quella esperienza, che in futuro possa succedere ancora, anche perché ,oggi, stanno venendo fuori le tante vessazioni, imposizioni e soprusi fatti.

Il dramma per tutti è stato quello di non poter essere liberi di vivere la propria normalità e questo, in molti casi, ha anche indotto depressioni, venendo a mancare, all’improvviso, la propria routine quotidiana.

Già prima della Pandemia abbiamo attraversato un’epoca in cui i cittadini spesso subivano qualsiasi evento impauriti. La Paura viene promanata in tutte le salse.

Questa manipolazione fa parte di un decalogo della distrazione[1], che, come ho scritto in un precedente articolo, viene propagandato attraverso il sistema mediatico.

Essa consiste nel distogliere l’attenzione pubblica dai problemi importanti e dai cambiamenti determinati dalle élite politiche ed economiche, mediante la tecnica dell’inondazione di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.

Quello di utilizzare l’aspetto emozionale, molto più che la riflessione, è una classica tecnica per provocare un corto circuito nell’analisi razionale e nel senso critico dell’individuo. Su quale emozione si può puntare di più, se non sulla paura!

Ogni evento viene enfatizzato premendo sui probabili rischi in cui si può incorrere, proprio per instillare preoccupazione: dai disastri, dalle piogge torrenziali alle emergenze del clima, dai terremoti ai virus, alle guerre.

Tutto viene strumentalizzato con grandissima drammaticità per fare in modo che prevalga la paura e di conseguenza per evitare che le persone riflettano e si impegnino su altre questioni più importanti.

La Pandemia, può essere stata lo spartiacque fra una società democratica e liberale ad una impositiva, con molti limiti alle proprie libertà.

Essa all’improvviso è apparsa, con una violenza devastante nelle vite di tutti noi, con un carico di morti che ha dato la sensazione di essere in una vera e propria guerra.

Si sono ancora devastate non solo le nostre certezze ma anche la nostra economia. Come si può facilmente intuire in questa clausura ogni momento è stato vissuto con un misto di sentimenti quali l’angoscia, la paura e la speranza.

In quella fase si sono utilizzati in modo in proprio e con false speranze, gli operatori sanitari, infermieri e medici, che hanno, per effetto di una sanità pubblica, devastata e ridimensionata, dovuto sopportare turni massacranti e ne sono usciti provati psicologicamente in modo esponenziale. Dopo la Pandemia, invece, di mantenere le promesse, tutto si è dimenticato e sono stati lasciati al loro tran tran quotidiano.

La tecnologia e le conoscenze non ci hanno aiutato e sembrava di essere tornati ai tempi della peste e dell’untore. C’è chi pregava, c’è chi cantava, chi, nonostante i divieti, usciva lo stesso, per lavoro, per portare il cane o per le prime necessità e soprattutto per esorcizzare la paura.

Ogni giorno passato in quarantena faceva aumentare la solitudine e l’alienazione e, soprattutto, il bisogno di riacquistare la libertà.

In quelle settimane di emergenza, con i provvedimenti del Governo, si sono riscontrati una serie di problemi attinenti alla limitazione degli spazi di libertà, quella dei singoli ma anche la libertà di tutti i cittadini e di conseguenza della democrazia.

Sono state perpetuate quelle misure, che, a parer mio, non hanno rispecchiato tutti i parametri di legittimità, ragionevolezza e proporzionalità previsti dalla Costituzione.

È ovvio che il diritto alla vita e alla sicurezza dell’individuo prevale rispetto a tutto ma in Costituzione non ci sono diritti di seria A e diritti di serie B, anche nel caso in cui sia la stessa Costituzione a perimetrarne eventuali limiti, come nell’art.16[2].

Oltre alla questione del bilanciamento dei diritti in gioco e dell’eccezionalità degli interventi limitativi, infatti, bisogna sempre tenere a mente, ai fini della loro legittimità, proprio il principio di proporzionalità.

Esso attiene al triplice profilo dell’idoneità a raggiungere lo scopo prefissato, della necessità e dell’urgenza.

La compressione di una libertà o di un diritto costituzionalmente tutelato sarebbe illegittima qualora non fosse idonea al raggiungimento dello scopo prefissato.

E allora a fronte di un probabile rischio per tutta la nazione, si può consentire ad alcuni di andare a lavorare e ad altri no?

Si possono mantenere aperte alcune realtà produttive ed altre no? Oppure bloccare le persone nei luoghi in cui si sono trovati per lavoro, vietandogli di tornare a casa? Tutto questo non ha leso il principio di uguaglianza di fronte alla legge dei cittadini? È possibile che così si sono causate delle discriminazioni?

Questi fatti possono riproporsi, se non abbiamo imparato la lezione. 

È sempre più importante, invece, avviare un’ampia riflessione perché si rischia di incidere profondamente su diritti fondamentali e costituzionali.

Sarebbe interessante aprire un dibattito, sul nostro giornale, per ragionare su questi interrogativi, anche per evitare che la Costituzione materiale possa modificare la Costituzione formale[3], violandone la ratio originaria, e su come quello che oggi è previsto come accadimento eccezionale possa diventare esempio per altre decisioni che potrebbero essere considerate alla stessa stregua eccezionali.

Bisogna, infine, ritrovare la forza di vincere la paura con il coraggio per permetterci di uscire dalla cura del nostro orticello.

La paura, se vince, frena gli ideali, i sogni, le speranze, i buoni propositi. Oggi è ancora più evidente che tutto questo deve far riflettere sulle priorità che ognuno deve darsi.

Carlo Rosselli sosteneva: “La libertà comincia con l’educazione dell’uomo e si conchiude col trionfo di uno Stato di liberi, in parità di diritti e di doveri, in uno stato in cui la libertà di ciascuno è condizione e limite alle libertà di tutti”. 

Se ne discute poco!

 

[1] Questo testo è stato attribuito impropriamente a Noam Chomsky ma in realtà non è stato elaborato da lui, ma ricavato da alcuni suoi scritti sul tema della manipolazione di massa (come lui stesso disse in qualche occasione). Al di là dell’autore una riflessione è utile per capire come si sono succeduti certi eventi che hanno prodotto una delegittimazione complessiva.

[2] Art.16 Cost.: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale. Salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”.

[3] La “Costituzione Materiale” è un’ espressione coniata da Costantino Mortati, grande costituzionalista italiano, e con essa si intende l’insieme di principi e regole non scritte le quali, ancorché non presenti nel testo della Costituzione possono ritenersi parte integrante di essa. La costituzione formale è, invece, il documento (scritto) nel quale sono contenuti i princìpi, i valori, le regole e gli istituti fondamentali dell’organizzazione statale. La sua teoria superava la tradizione giuspositivistica, che collocando lo Stato al centro del sistema giuridico riduceva la costituzione a una delle sue fonti, sia pure la fonte suprema. Per quanto mi riguarda sono convinto che le norme della costituzione materiale, affinché siano integrate e con la stessa legittimità di quelle della Costituzione formale, debbano stare entro le finalità della originaria che non può essere stravolta, e devono essere approvate dal Parlamento.

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  • Redazione

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