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MA L’ABITO FA IL MONACO?

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di Savino Di Scanno

È nei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni (lo si scrive per scrupolo giusto la moltitudine di esperti letterari in circolazione) che si ritrova un intercalare relativa alla circostanza che “..l’abito non fa il Monaco.. ” e ciò a proposito di Fra’ Cristoforo. Ma anche reminiscenze scolastiche del tipo “..cucullus non facit monachum..” od in ultimo “..non tonsura facit monachum..”. L’ incipit si riferisce al tema già affrontato sul ruolo sociale di ognuno. Scrivendo solo per esperienza lasciando teorie e dottrine all’ infinita schiera di professori ed analisti si desidera narrare al lettore pronto ad affrontare la settimana qualche episodio su cui eventualmente riflettere. Di recente in Roma si è visitato un imponente centro internazionale religioso. La straordinaria struttura avrebbe meritato una evidente presenza “talare” tanto che ,sempre chi scrive, ad un certo punto ha chiesto dove fossero i religiosi. Risposta è che erano i nostri accompagnatori ma vestivano in “borghese”. Immediatamente la memoria ha riportato l’ impertinente visitatore quando anni orsono in una bellissima città del Medio Oriente ebbe da discutere della propria catenina con il Crocifisso con un paio di nobiluomini barbuti ,sempre a memoria fossero Hezbollah, o di quella volta per il medesimo motivo un abito di sartoria in un ufficio della Camera di Commercio di una città degli Emirati fu bersaglio di “sputi” da parte di altolocati personaggi del posto.
Quindi Santità, come scriverebbe “Pasquino ” ma se a Roma “…li preti non riescono a fare li preti ed a vestirsi da preti…” dove si pensa ciò possa avvenire? Ma siamo o non siamo cattolici apostolici romani? Un certo Monsignor Raffaele Calabria , Arcivescovo di città meridionali, imponeva a tutto il clero l’abito talare classico comprensivo del famosissimo “cappello da prete” e non si comprende che gli attuali religiosi disdegnino di vestirsi da religiosi anche perché non si ritiene che svolgano attività “sotto copertura ” per infiltrarsi in circoli di dubbie reputazioni.
“Martire” significa “Testimone”. Ognuno deve testimoniare con le opere ciò che è, deve testimoniare con il suo lavoro l’ osservanza di norme e regolamenti, nella vita rappresentare il ruolo di padre,madre, marito moglie o scrivete voi i termini più adatti ma che in ogni caso siano elementi di “testimonianza”.
Basta con sotterfugi da wazap o social da imbecilli pieni di nichname o alias.
Se si ha la forza ognuno dichiari la sua appartenenza e se gruppi o persone non sono disposti ad accettare le scelte “forti” forse è giusto abbandonare ognuno al proprio destino.
Padre Pio era un Francescano Cappuccino. Nella Sua vita non ha mai dismesso la sua Tonaca con Cappuccio. Pregava e professava la Fede in Chiesa. Ha edificato un Ospedale, ha convertito peccatori, ha combattuto il male che lo ha sempre perseguitato con l’ aiuto di Ssn Michele. Era il frate dei poveri, perseguitato anche da chi lo avrebbe dovuto difendere.
Si conclude.
Che ognuno indossi il suo “abito” sociale che è cosa diversa dalle maschere del metaverso o dalle perversioni di internet.
Come sempre si scrive il male non prevarrà neanche con i chip nel cervello….

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  • Redazione

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