
di Roberto federico
IL FERROVIERE Pietro Germi ITALIA 1955
Molti anni fa nel salotto buono degli italiani, almeno quelli che se lo potevano permettere, viveva il televisore. All’epoca era una sorta di altare, di solito posto al centro di una parete e ai suoi piedi si riuniva tutta la famiglia
Da me non c’era ancora, forse era il 62 o 63 e allora con mia nonna andavo giù al bar sotto casa, dove ad una certa ora si apparecchiava una doppia o tripla fila di sedie e si aspettava che il barista accendesse il televisore, non prima però di aver preso le consumazioni.
Ed è, in una di quelle sera, che vidi per la prima volta “Il Ferroviere” di Pietro Germi, si perché lo vidi ancora altre volte e in altre età.
La sera di Natale, Andrea, macchinista delle ferrovie, dopo il lavoro fa una lunga sosta all’osteria. Suo figlio Sandrino viene mandato per riportarlo a casa dove torna alticcio e scopre che la figlia Giulia, prossima al parto si sente male e perde il bambino. Andrea ne rimane sconvolto. Nei giorni successivi, investe accidentalmente un suicida e la mancata vista di un segnale di blocco, provocano un’inchiesta a suo carico
I due figli maggiori, Giulia e Marcello, dopo l’ennesima lite, decidono andarsene di casa gettando Andrea in profondo stato di prostrazione e di malessere interiore. Rimasto solo con la moglie e il figlio più piccolo Sandrino, abbandonato dai compagni di lavoro, Andrea cerca rifugio nel vino e nelle cattive compagnie. Solo l’affetto di Sandrino, riuscirà a sottrarre Andrea dal suo profondo abbattimento e a fargli tornare la voglia di vivere. Costretto a letto per una malattia, la sera di Natale, vedrà riunirsi finalmente al suo capezzale, famiglia e amici e, con le sue ultime forze, imbraccerà la chitarra per intonare una serenata alla moglie prima di morire. Ricordo che nella mia città il dopolavoro dei ferrovieri era un luogo dove non potevi entrare, se non familiare o accompagnato da un ferroviere. Era esclusivo.
I ferrovieri vivevano quasi sempre tra di loro, abitavano vicino alle stazioni, in case popolari e molto spesso si sposavano tra di loro.
Essere un ferroviere non era solo un lavoro ma era un modo di essere ,quasi una missione.
Il dramma di Andrea corre veloce come spesso accade nella vita , problemi sopiti da anni si palesano tutti assieme e in più ,il diavolo ci mette il carico.
Abbandonato dai colleghi Andrea si rifugia in se stesso fino a diventare crumiro, in occasione dello sciopero organizzato dal sindacato che a parer suo non lo aveva difeso nell’inchiesta dopo l’incidente.
Lo sciopero, il sindacato, la solidarietà tra i lavoratori, parole e passioni queste che oggi si sono svuotate del loro vero significato.
Andrea usa parole dure contro il sindacato, mezzo utilizzato da qualcuno per raggiungere il potere, ingannando il popolo e tradendo i valori di giustizia sociale, dimostrando la loro disonestà.
Germi non era molto amato dalla critica, era troppo di tutto poi non era comunista, in un’epoca dove la sinistra era in piena ascesa.
Storia troppo strappalacrime, moralista e deamicisana, queste erano solo alcune delle accuse.
Si, forse poteva anche essere, ma il film ha un indubbio pregio oltre al taglio intimistico, che resta la migliore capacità stilistica di Germi, quello di ricordarci soprattutto oggi, come in realtà siamo, ma di cui abbiamo perso memoria.
Una Roma in via di costruzione, paghe che non bastano, dirigenti sindacali sordi alle rivendicazioni operaie, Germi mette in scena un mondo che sta finendo e uno che sta cominciando, dove l’unica salvezza resta il senso di appartenenza, la solidarietà e la grande umanità dei personaggi.
Tutto questo fa del Il ferroviere un film potente.
Ultima osservazione. In quegli anni l’autostima era legata al tipo di lavoro che si svolgeva. Oggi non è più così, sembra quasi che più o meno i lavori si somigliano tutti. Non credo sia un progresso
SCHEDA FILM
Regia: Pietro Germi
Attori: Pietro Germi – Andrea Marcocci, Luisa Della Noce – Sara Marcocci, Sylva Koscina – Giulia Marcocci, Saro Urzì
Sceneggiatura: Pietro Germi, Fotografia:LeonidaBarbon
Musiche: Carlo Rustichelli
Produzione: CARLO PONTI





