
Che la sinistra in Italia sia combinata male è evidente e che sia prossima al naufragio è un dato di fatto.
Se non ci fosse la Cei a dare la linea, il Pd non saprebbe più nemmeno dove abita di casa, soprattutto da quando alla segreteria è arrivata Elly Schlein, che ha creato la massima confusione possibile, trascinando il partito figlio dell’Ulivo nella deriva woke.
Sul fronte cattolico è scoppiata la vicenda della consigliera Pd Anna Maria Bigon, che ha votato contro la legge sul fine vita, detronizzata da vice segretaria dal responsabile provinciale del Partito Democratico a Verona, Franco Bonfante.
Un’iniziativa autonoma della segreteria di Verona, hanno subito spiegato i vertici Dem da Roma, in quanto lo statuto del partito non permette espulsioni o sospensioni su chi vota in dissenso dal gruppo, a maggior ragione su temi etici.
“Zaia [che era favorevole alla legge, ndr] ha perso una battaglia importante e il centrodestra ha perso un’occasione di modernità – aveva detto la capogruppo in Regione, Vanessa Camani – Ma anche noi abbiamo mancato un’occasione. Se si sta dentro una comunità politica non si può ignorare la grammatica del rispetto e del farsi carico della complessità. Ci sono dei valori, attorno ai quali ci ritroviamo”.
La decisione contro Bigon regista un “allarme democrazia”, è tornato a lanciare Graziano Delrio da Roma, che già alle prime battute della vicenda aveva minacciato di autosospendersi in caso di provvedimenti contro la consigliera: “E’ un brutto segnale” ed è “inammissibile che si voglia processare una persona per le sue idee”. Pur non condividendone la decisione, si schiera con Bigon anche Debora Serracchiani, sottolineando che “l’esercizio della libertà di coscienza non può essere punito” e chiedendo al segretario del Pd veronese “di ripensarci”.
Non bastasse, ora, sempre a sinistra il segretario della Cgil Maurizio Landini ha querelato Carlo Calenda.
Carlo Calenda, leader di Azione, lo scorso 23 gennaio, in un’intervista a Repubblica, aveva affermato: “Ho sempre detto che Landini e Schlein non parlano di Stellantis per tenersi buona Repubblica. Sul rapporto tra il giornale e la vicenda Stellantis ho le mie riserve. C’è stato un effetto Repubblica sulla sinistra italiana dopo l’acquisto degli Elkann, perché Schlein e il sindacato italiano non parlano più di Stellantis. Landini ha ammorbidito i toni in maniera incredibile”.
Concetti, quelli di Calenda, che hanno indotto Maurizio Landini a querelarlo.
Nella trasmissione Re Start (Rai Tre), Landini, dopo aver annunciato la querela, ha detto che Calenda “dovrà rispondere delle sue affermazioni, perché io non ci sto a questo livello di discussione. Quelli che oggi parlano sono stati al governo e hanno fatto leggi per favorire la Fiat. Ognuno deve rispondere, noi non abbiamo nulla da nascondere”.
Calenda, per tutta risposta, ospite de L’Aria che tira(La7), ha ribadito la sua posizione e ha aggiunto: “Noi di fatto abbiamo venduto la Fiat con una garanzia pubblica, che è servita a pagare un dividendo. Allora 7mila persone sono state allontanate, 15mila persone sono state invitate ad andarsene spontaneamente. Non abbiamo un piano su quello che Stellantis vuole fare in Italia e tutto questo nel silenzio tombale di Landini e del Pd, perché, secondo me, gli Elkann hanno comprato il principale giornale della sinistra”.
Non contento, Calenda ha concluso con una stoccata: “A Landini avevo chiesto con confronto televisivo. Gli avrei ricordato come lui attaccava Marchionne quando comprò Chrysler. Io non ho mai querelato né un giornalista, né nessun altro, perché penso che il compito di un politico o di una personalità del dibattito pubblico sia confrontarsi. Quando quereli, hai perso. Io non mi avvarrò di nessuna protezione che deriva dalla mia carica, rinuncerò a ogni protezione e se Landini non vuole fare un confronto in tv, lo faremo in tribunale”.
Dire che ci sia un effetto Repubblica sulla sinistra italiana non pare essere un’affermazione sconvolgente e tanto meno originale. Da anni il giornale fondato da Eugenio Scalfari ha l’ambizione di dettare la linea alla sinistra italiana e, spesso, c’è riuscito. Adire ad un tribunale per dirimere una questione che è tutta politica è il frutto di una situazione avvelenata e anche di un metodo che, come al solito, delega alla magistratura di entrare nel dibattito politico, secondo una logica che in questi anni ha creato una grave confusione di ruoli.
E, a proposito di Repubblica, leggiamo quanto scrive il giornale degli Elkann riguardo a quanto ha detto Giuseppe Conte nel rapporto con la sinistra.
Alla Sala della Regina della Camera dei deputati si è radunato il 30 gennaio “il gotha della sinistra italiana, presente e passata, per farsi dire in faccia da Giuseppe Conte che lui, ad allearsi con la sinistra non ci pensa proprio”.
“L’occasione per un momento consacrato a tanta sincerità – scrive Repubblica – è stata creata da Roberto Speranza, che ha voluto presentare il suo libro sulla pandemia, congelato ai tempi del Covid e ora rivisto e dato alle stampe, mettendo vicini sullo stesso palco la segretaria del Pd Elly Schlein e Conte stesso, presidente del Consiglio del governo di cui Speranza era ministro della Salute. In sala c’erano Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, Dario Franceschini e Vincenzo Visco, Laura Boldrini e Peppe Provenzano, Susanna Camusso e la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga, Alessandro Zan e numerosi parlamentari dem”.
Speranza, scrive Repubblica “ ha messo subito le cose in chiaro: siamo qui per presentare il mio libro, ma anche per provare a tracciare una rotta comune, «altrimenti Salvini e Meloni ce li teniamo per anni»”.
Insomma, Speranza, che ora sta nel Pd, ha provato a rimettere in campo l’alleanza giallo-rossa.
Schlein, riferisce Repubblica, “molto conciliante e propensa a raccogliere l’invito politico di Speranza («Tutte le persone che incontro, ovunque vada, ci chiedono di costruire una alternativa»), nei suoi interventi si è prodigata a elencare i temi su cui Pd e M5S possono far battaglia comune, ed è partita ovviamente da salario minimo e difesa della sanità pubblica e ha finito con la scuola passando per il congedo paritario retribuito di 5 mesi”.
Ed ecco che arriva Conte: «L’opposizione per noi non è un problema». “Quindi – riferisce Repubblica – è passato a elencare tutto quello che divide il M5S dal Pd”.
“Quanto all’ipotesi di un’alleanza elettorale – ci spiega Repubblica -, la traduzione completa del messaggio contiano non dovrebbe essere sfuggita ai professionisti della politica presenti in sala: se il Pd viene sulle nostre posizioni, a cominciare dalla politica estera, e se il capo della coalizione sono io, se ne può parlare”.
Considerato che Repubblica, da sempre, ha la presunzione di essere il pensatoio della sinistra, il resoconto dell’incontro ci dice una cosa chiara: Conte non è la sinistra, dal momento che, come ci dice Repubblica, ad “allearsi con la sinistra non ci pensa proprio”.
La sinistra, di conseguenza, è il Pd con i cespugli verdi. Calenda è stato eliminato da Landini.
Il Pd sta per essere eliminato per implosione interna.
In effetti, Giuseppe Conte, educato a Villa Nazareth, ha perfettamente ragione a non volersi alleare con la “sinistra”, perché rischia il naufragio. Meglio attrezzarsi a raccogliere i naufraghi.





