Home Politica IL PAPA DI ROMA FOLGORATO SULLA VIA DI DAVOS

IL PAPA DI ROMA FOLGORATO SULLA VIA DI DAVOS

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Non è la prima volta nella storia della Chiesa cattolica apostolica romana che esistono i papi e gli antipapi.

Un esempio famoso riguarda la disputa intorno alla legittimità di Anacleto e di Innocenzo II, risolta da Bernardo di Chiaravalle a favore del secondo.

La storia di papi e antipapi si è accompagnata a quella di papi e antipapi fedeli più che allo Spirito Santo a questo o quel potere dominante e così appare anche oggi, dove il Soglio di Pietro sembra essere stato messo a disposizione del capitalismo finanziario, della corte dei Clinton, delle politiche green e climatiche elaborate nella cattedrali della finanza e delle ideologie woke californiane.

Che Jorge Mario Bergoglio fosse venuto dalla fine del mondo per far finire la Chiesa cattolica apostolica romana lo si era capito leggendo le sue encicliche, essendo queste niente altro che una sorta di programma politico globalista in perfetta linea con le teorie green del capitalismo finanziario.

Che Bergoglio fosse giunto a Roma per dividere la Chiesa lo si era capito dalla conduzione della fase sinodale, dove è prevalsa l’ambiguità gesuitica che ha creato confusione e seminato zizzania.

Non contento, con la promulgazione della Fiducia Supplicans, Jorge Mario Bergoglio è riuscito a produrre una quantità di zizzania enorme, ossia è riuscito a provocare una quantità tale di discordia, di dissensi, di dissapori e di contrasti da aprire una spaccatura profonda nella Chiesa, portandola sull’orlo dello scisma.

Divide et impera? No, dividi e disgrega.

Inutile entrare nel merito della Fiducia Supplicans e della sostanziale presa per i fondelli nei confronti degli uni e degli altri, con avanzate e ritirate e ridicole benedizioni a tempo (10-15 secondi).

Nei giorni scorsi, rispondendo alla chiamata alle armi del capitalismo finanziario in difficoltà, in quanto il modello globalista sta crollando miseramente, Jorge Mario Bergoglio, in ritardo sulla sciamana amazzonica, ha inviato la benedizione divina al Tempio del transumanesimo, dove si sono elaborate tutte le idiozie che ci hanno portato al disastro economico e produttivo, all’impoverimento e al tentativo (non ancora finito) di asservirci ad una sorta di neo feudalesimo nazi-stalinista.

Sempre rispondendo alla chiamata alle armi, Jorge Mario Bergoglio ha inviato il segretario di Stato al Cop 28 a perorare la causa green e della fuffa climatica, in un contesto dove sono uscite vincenti le logiche dei combustibili fossili e dove è stato rilanciato il nucleare.

Non contento, e sempre rispondendo alla chiamata alle armi, Jorge Mario Bergoglio, dopo averlo annunciato in tv da Fabio Fazio ha ora ufficializzato che il prossimo agosto andrà a Papua Nuova Guinea, praticamente dall’altra parte del pianeta, perché è considerata la frontiera più evidente dei cambiamenti climatici con tante piccole isole già sommerse dall’innalzamento delle acque.

Lì Jorge Mario Bergolgio inaugurerà probabilmente la nuova categoria dei migranti climatici da lanciare sul mercato delle Ong finanziate da Soros.

Il riscaldamento sta sciogliendo i ghiacci polari. Le isole Carteret sono state il primo sito al mondo in cui tutti i residenti, già diversi anni fa, hanno dovuto migrare in blocco: i primi migranti climatici – secondo la definizione dell’Onu -costretti a spostarsi sotto la minaccia crescente delle acque che rischiano di inghiottire case e coltivazioni.

Ad aver annunciato la trasferta papale è stato il governo della Papuasia. Nei giorni scorsi il premier James Marape ha ricevuto una nota ufficiale da parte del Vaticano in cui si confermavano i progetti elaborati in precedenza.

In Papua Nuova Guinea Jorge Mario Bergoglio troverà il cardinale John Ribat, arcivescovo di Port Moresby, noto per il suo impegno a favore dell’ambiente e per aver difeso le nazioni insulari del Pacifico sommerse dalle acque.

Inoltre, qualche tempo fa il cardinale John Ribat, in un’intervista, ha raccontato che per lui vivere il celibato è una sfida. «Per me, il pensiero di avere una moglie, nella vita, sarà sempre lì, e una sfida che devo affrontare fino alla morte. E ne parlo con i sacerdoti, e lavoro anche con i seminaristi, ed è di questo che parlo. Come vediamo questo dono dato da Dio per noi? Come vediamo dare la vita agli altri e costruire la comunità e l’unità che vogliamo vedere?».

In Papua Nuova Guinea clima e celibato, altro tema che divide la Chiesa, si intrecciano.

Nella esortazione Laudate Deum, uscita a ridosso del Cop 28, Jorge Mario Bergoglio critica con grande durezza i negazionisti che continuano a ignorare la catastrofe globale. «Nessuno può ignorare che negli ultimi anni abbiamo assistito a fenomeni estremi, frequenti periodi di caldo anomalo, siccità e altri lamenti della terra che sono solo alcune espressioni tangibili di una malattia silenziosa che colpisce tutti noi. Negli ultimi anni non sono mancate le persone che hanno cercato di minimizzare questa osservazione. Citano dati presumibilmente scientifici, come il fatto che il pianeta ha sempre avuto e avrà sempre periodi di raffreddamento e riscaldamento. Trascurano di menzionare un altro dato rilevante: quello a cui stiamo assistendo ora è un’insolita accelerazione del riscaldamento, con una velocità tale che basta una sola generazione – non secoli o millenni – per accorgersene». 

In buona sostanza, Bergoglio prende parte, fa l’influecer per le tesi catastrofistiche sul clima, dimenticando che ci sono migliaia di scienziati, non di “persone”, che la pensano diversamente da quelli che parlano di disastro climatico.

Che senso ha che un papa si schieri da una parte della scienza, quando esistono diverse interpretazioni scientifiche dello stesso fenomeno, se non per il fatto che obbedisce ad una chiamata alla armi da parte del mondo capitalistico finanziario che green e clima se li è inventati a proprio uso e consumo?

Che Jorge Mario Bergoglio fosse in perfetta linea con il Clan Clinton, ossia con il gruppo di democratici americani che in questi trent’anni ha costituito la parte politica del capitalismo finanziario, lo si può ben vedere dalle sue interlocuzioni con Bill Clinton sul climate change e le crisi umanitarie in atto nel mondo che colpiscono migranti, rifugiati e bambini.

Parlando in spagnolo in collegamento da remoto con la sessione della Clinton Global Initiative 2023, promossa a New York dall’ex presidente americano Bill Clinton, che aveva incontrato a luglio in Vaticano, Bergoglio ha insistito sulla cultura dell’incontro: “È ora di lavorare insieme per fermare la catastrofe ecologica, prima che sia troppo tardi. Per questo ho scelto di scrivere un nuovo documento, dieci anni dopo l’Enciclica Laudato Si. Smettiamola finché c’è tempo, per favore. Fermiamoci finché c’è tempo. Solo insieme potremo uscire meglio. Insieme. Solo insieme potremo guarire il mondo da un anonimato che è la globalizzazione dell’indifferenza”.

Se poi volgiamo l’attenzione alla Cina, vediamo come la politica di Bergoglio abbia messo il Vaticano in una situazione che presto si renderà insostenibile.

Il Vaticano è uno dei pochi stati che riconoscono Taiwan e, al tempo stesso, ha stipulato trattati con la Cina continentale.

Quanto potrà durare l’ambiguità gesuitica anche su questo fronte?

E quanto ancora la Chiesa cattolica apostolica romana potrà sopportare lo spargimento della zizzania e lo schieramento della Santa Sede con Davos, con il capitalismo finanziario e con la squadra del Clan Clinton? Per quanto ancora la Chiesa cattolica apostolica romana sopporterà di essere stata trasformata in un’appendice della politica Dem americana e del complesso capitalistico finanziario globalista che, peraltro, sta crollando miseramente di fronte ad un mondo che lo rifiuta e lo combatte?

Qualche cardinale o qualche vescovo di quelli che si sono mostrati ben lontani dalla zizzazia bergogliana, potrebbe citare l’evangelista Matteo: “Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”. ( Matteo 13,24-30).

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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