
di Savino di Scanno
Dal 1917 la Columbia University su impulso di un giornalista statunitense- ungherese Joseph Pulitzer che creò il Premio-Onorificenza, riconosce il merito alla migliore realizzazione in 21 categorie di attività realizzate sulla carta stampata. Si va dalla cronaca alla fotografia, dalle vignette alla letteratura e tanto ancora.
È uno dei simboli della Democrazia Americana. Il Premio Pulitzer inizialmente riconosciuto a giornalisti statunitensi oggi può essere concesso anche ad altri di differenti nazionalità purché residenti negli Stati Uniti.
Bene. Da noi, a memoria, abbiamo avuto Giovanni Spadolini direttore del Corriere della Sera a significazione del profondo rispetto e necessaria considerazione che il mondo della politica e della cultura ha avuto verso il giornalismo. Abbiamo avuto donne come Oriana Fallaci che per il coraggio delle sue inchieste fa impallidire gli attuali giornalisti ( si fa per dire) cosiddetti d’assalto.
Se vogliamo anche persone come Eugenio Scalfari hanno scritto pagine importanti nel mondo della editoria. Oggi a parte Mattia Feltri sulla Stampa non si osservano giganti. Ma anche nani ed affini sono superiori ai personaggi che vengono pagati per riempire le pagine dei quotidiani. Immaginate se notizie come la vicenda di tale Ferragni avrebbero trovato asilo sui giornali di qualche decennio, non certo sui cosiddetti giornaloni ma su periodici caratterizzati da stile non certamente eccelso.
Ma caro lettore, in un momento in cui viviamo una crisi socioeconomica di portata epocale, fermo restando la mancanza di stile e di più, la la notizia di un sindaco che ha espresso una “battuta da caserma” in pieno consiglio comunale, può essere la notizia del giorno? Sarebbe bene che tornassero al centro le notizie che toccano il mondo mondo reale, che va dalle città metropolitane (ormai vere e proprie giungle) alle fabbriche, dai pronto soccorso e dagli ospedali ai commissariati di Polizia delle zone periferiche delle città anche medie in assoluto degrado, fino al meridione, ove vaste zone del territorio sono fuori controllo. Per non parlare di Beirut, Gaza, Kiev, Kabul, Tripoli e tanto altro.
Ma scriviamolo…purtroppo si preferiscono anche facili suggerimenti o acquisizioni di informazioni non proprio terze, in taluni contesti giudiziari, nelle segreterie dei partiti, che nei fatti talvolta fanno diventare la notizia una sorta di megafono del “politicamente corretto”, a prescindere dalla qualità stilistica, che non di rado lascia a desiderare.
A questo punto c’è da chiedersi pechè la “gente” non compera poi i giornali. Resta “Il Sole 24 Ore” ma è solo per pochi che magari il sole non lo prendono né sotto l’ombrellone né sulla barca. Si conclude. Si dirà “…segno dei tempi”.
La qualità deve tornare, non ci possiamo rassegnare od arrendere alle amenità strutturali dei social, alle demenze generazionali dei tik tok, alle volgarità dei siti a tema per poi dedicare pagine intere verso affermazioni, sempre di cattivo gusto, sui fondoschiena femminili quando le persone hanno difficoltà nel gestire le prime necessità del quotidiano (quotidiano in tutti i sensi anche giornalistici).





