
di Carmine Paradiso
Nell’VIII secolo a. C. sul frontone del Tempio di Delfi nella Grecia centrale, dedicato al dio pagano Apollo, a circa otto km. dal Golfo di Corinto erano riportate le iscrizioni:
1- Conosci te stesso.
2- Niente fuor di misura.
3- La maggio parte dell’umanità è cattiva.
La frase latina “nosce te ipsum” ovvero “conosci te stesso”, che traduce il greco “γνῶϑι σεαυτόν”, è una delle massime attribuite ai Sette Sapienti, che esortava al riconoscimento della propria condizione di limitatezza umana di fronte al divino.
I fedeli si recavano sulla collina alta 500 metri per sentire pronunciare il proprio destino scritto dal Fato, dalla bocca della Pizia sacerdotessa consacrata al dio Apollo.
Così nel Mare Nostrum ci si recava dalla Sibilla per conoscere il proprio destino.
Circa 3.000 anni fa l’essere umano aveva già sviluppato la propria evoluta coscienza intellettiva, il pensiero, che lo rendeva consapevole dei propri limiti e delle sue grandi potenzialità.
I filosofi greci da Socrate a Platone ed Aristotile avevano delineato, con sorprendente eterna saggezza, quali fossero i cardini del sapere e della civiltà.
Gli oltre due millenni che ci separano da quei tempi tanto lontani e formativi per l’essere umano, non sono trascorsi invano, l’Umanità ha avuto un percorso virtuoso ma perverso al contempo.
Corsi e ricorsi, salite e discese, grandezza, miserie e tragedie umane, progresso ed involuzioni.
È singolare riflettere sulla circostanza per cui i comportamenti nel regno animale siano rimasti identici nei millenni mentre quelli umani siano degenerati. La natura umana non finisce mai di stupire e non sempre in senso positivo.
Così, ai tempi d’oggi, assistiamo ad un inimmaginabile progresso, benessere ed insieme ad una graduale evaporazione dei princìpi elementari del vivere comune, della convivenza pacifica, dei valori morali, sociali.
Eventi nuovi, fenomeni perversi sferzano ovunque la vita di tutti e di ciascuno.
“Nulla fuor di misura”, ammoniva la Pizia di Apollo a Delfi.
Oggi ogni cosa deborda dai confini della normalità, la cronaca è farcita di episodi che rasentano e superano l’assurdo.
Uccisioni, morti imprevedibili ed inimmaginabili, suicidi spontanei e indotti da perversi fattori esterni che coinvolgono giovani e adulti.
Tutto fa notizia, si cavalca il mostro e lo si sbatte in prima pagina.
È una vecchia consuetudine…
Ma il mostro non era un mostro.
Ormai, il mostro è morto!
Tutti cavalcano il nuovo evento per comprendere i motivi della morte del falso mostro.
E così via… in una rutilante giostra delle perversioni che contagia persone mature, ragazzi, donne, uomini, nel pubblico, nel privato, nulla è esente da devianze.
La famiglia, questa “anomalia”, frenata dall’individualismo, langue misconosciuta, sofferente nei suoi cardini essenziali costituiti dai genitori, travolti dal turbine quotidiano, da un lavoro che non garantisce più una vita decorosa che le leggi imporrebbero.
I figli crescono anch’essi travolti dal sistema di vita contemporaneo malato di amnesia, che non vede e non fa vedere oltre l’indotto mediatico che si è impossessato dell’Anima, come in un novello patto tra Faust e Mefistofele, il demone della vita a perdere, come una bottiglia vuota.
Genitori obnubilati, figli abbandonati davanti agli schermi degli smartphone, dei tablet. Sono loro i nuovi Dei sul cui altare immolare la propria vita bruciandola come un foglio di carta velina, annientare il proprio pensiero, le intime aspirazioni, l’esempio (?!) da seguire.
Accade il fattaccio, amletiche domande, dubbi esistenziali invadono i media e le menti plagiate degli astanti attoniti spettatori.
Perché?
Il Social domina su tutto, il virtuale prevale sulla realtà stravolta.
La gogna mediatica imperversa… ma i media siamo noi, nostra è la responsabilità.
Il nuovo vangelo profano, la “verità” non vera corre sul Web, il resto non conta.
Una frase qualsiasi scritta su di un profilo social scatena la tempesta perfetta, perché si è diventati sudditi di un monarca senza nome e senza volto.
Il Diritto è assente, dimenticato come elemento di nessuna rilevanza.
Arroganza, impudenza, falsità, offese, calunnie, tutto è virtuale, tutto è consentito: “… non donna di provincie ma bordello” – (Dante).
Profili falsi, false identità, codice penale quasi ignorato, violenza verbale, affermazioni pretestuose non rispondenti al vero, querele, controquerele.
Decenni addietro esisteva la Censura al cui vaglio passava ogni espressione verbale, scritta, televisiva o cinematografica.
Oggi, opportunamente, la censura non esiste ma la deregulation ha creato perversioni anche peggiori della vituperata censura.
La vita civile è sempre stata regolata dalle leggi, giuste o errate. Quelle errate si possono modificare ma in assenza di regole certe tutto diventa lecito e non perseguibile, sconfinando nell’anarchica, nella mancanza di princìpi scritti da fare rispettare.
Legibus solutis!
Mancano leggi specifiche che regolino le nuove forme di comunicazione che derogano alle regole fondamentali, potendo assumere a volte forma di lettere anonime, la qualcosa è inaccettabile.
Forse si potrebbe definire la presente, la prima vera società mondiale anarchica della Storia, in cui le leggi hanno lo stesso valore di una moneta falsa e la loro applicazione provoca un danno peggiore del male a cui si voleva rimediare.
Verrà un giorno in cui questi tempi saranno ricordati nelle pagine di Storia, considerati decenni negativi, di involuta transìzione verso un mondo nuovo ed ignoto di cui oggi non è dato conoscere la consistenza.
La saggezza antica ammoniva con le iscrizioni sul Tempio dedicato al dio pagano Apollo.
E oggi?
Tutto è fuori di misura in una umanità in cui sempre più “homo homini lupus” ogni uomo è nemico dell’altro uomo.
Siamo in regressione di civiltà.
Ai posteri…





