
Il World Economic Forum ha preso il via, ieri, a Davos sul tema: “Ricostruire la fiducia”.
Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, ritiene che “ci troviamo di fronte a un mondo fratturato e con crescenti divari sociali, i quali portano a un’incertezza e un pessimismo pervasivi. Dobbiamo quindi – dice – ricostruire la fiducia nel nostro futuro andando oltre la gestione della crisi, esaminando le cause profonde dei problemi attuali e costruendo insieme un futuro più promettente”.
Per quanto riguarda le cause profonde dei problemi attuali Klaus Schwab non deve fare altro che guardare dentro al suo obitorio dell’Occidente e sezionare il cadavere delle idee uscite dal pensatoio del capitalismo finanziario. Idee che sono la vera causa profonda dell’attuale situazione disastrosa nella quale ci troviamo.
Come può un obitorio creare fiducia? Forse fiducia nella morte, non certamente in una ripresa per un futuro migliore, visto che il presente è il frutto di idee sbagliate che hanno trasformato quello che voleva essere un sanatorio in un obitorio.
Dal sanatorio all’obitorio è possibile andare, come è dimostrato. Impossibile il viaggio a ritroso.
“La guerra a Gaza è ancora in corso e ci sono preoccupazioni per un’ulteriore escalation. A Davos porteremo i principali portatori di interessi e vedremo anche come evitare un ulteriore deterioramento e cosa ci aspetta, perché dobbiamo anche apportare alcuni aspetti positivi”, ha detto Borge Brende, presidente del World Economic Forum, presentando l’evento alla stampa. “In un momento in cui le sfide globali richiedono soluzioni urgenti, è necessaria una collaborazione innovativa tra pubblico e privato per trasformare le idee in azioni”, ha aggiunto, sottolineando che “l’incontro annuale servirà per accelerare la cooperazione, approfondendo i legami tra i leader e tra le iniziative”.
Se guardiamo alla storia degli ultimi trent’anni, le cause profonde risiedono in una politica dei Democratici americani, da Clinton in poi, che è stata prona alle strategie del capitalismo finanziario. Strategie che oggi mostrano come abbiano ridotto l’Occidente e gli stessi Stati Uniti e come abbiano consentito a Paesi, come la Cina e la Russia, di portare dalla loro parte la gran parte di Paesi del pianeta, isolando l’Occidente. Strategie che hanno infiacchito l’Occidente non solo economicamente, ma anche culturalmente, fino al punto di inserire ideologie perverse che avvelenano le coscienze e contribuiscono ad abbassare la soglia non solo nella fiducia nell’oggi, ma nella fiducia nel domani.
Senza voler ripercorrere la storia di questi trent’anni, sia sufficiente guardare alla vicenda dell’Ucraina, che a Davos vedrà sfilare il suo presidente Zelensky.
Le menti “illuminate” degli strateghi dell’America clintoniana e quelle, altrettanto “illuminate” dei replicanti europei delle stesse, con l’aiuto dei magnati della finanza, hanno stuzzicato l’Orso ex sovietico attuando una serie di azioni tese ad anemizzare la Russia.
Come scrive lo storico militare Virgilio Ilari (Domino 12/2023), appare evidente che “la totale dipendenza ucraina dal sostegno finanziario e militare occidentale sembrava consentire a Washington di mantenere il controllo delle eventuali scalate orizzontali e verticali e della durata del conflitto, allo scopo dichiarato nell’aprile 2022 del segretario della difesa Lloyd Austin di “anemizzare” (bleeding) la capacità militare della Russia e magari provocare un cambio di regime a Mosca (se non addirittura, come i più temevano ma alcuni speravano, la dissoluzione della Federazione russa)”.
La guerra è sfuggita di mano e così anche le misure prese dalle menti “illuminate” che si sono inventate le sanzioni, il blocco dello swift, la chiusura dei gasdotti di Mosca.
Le sanzioni sono state allegramente aggirate, anche dai Paesi che le hanno volute e approvate e il blocco dei sistemi di pagamento ha accelerato la formazione di un blocco alternativo, quello dei cosiddetti Brics. Il blocco delle economie mondiali emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), durante il summit di Johannesburg dello scorso agosto aveva ufficialmente invitato ad unirsi come membri effettivi 6 nuovi Paesi, a partire dall’1 gennaio 2024. L’invito era stato esteso ad Arabia Saudita, Argentina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran. Ora l’Argentina ha declinato, ma almeno altri 40 Stati hanno già chiesto formalmente di entrare nel gruppo: dall’Algeria all’Indonesia, fino al Kazakistan. Si profila una coalizione che salda grandi potenze e altre in via di sviluppo, in chiave alternativa all’Occidente. Un modo per scalzare anche la centralità del dollaro e del FMI.
Scrive Virgilio Ilari: “Senza dover attendere la sentenza dei posteri, la storia dell’espansione della Nato, dalle assicurazioni date a Gorbacëv («non un pollice verso Est») alle due rivoluzioni ucraine del 2004 e 2014, dagli accordi di Minsk 1 e 2 al sostegno diplomatico e militare alla riconquista ucraina delle autoproclamate repubbliche del Donets’k e Luhans’k e alla reazione russa è già abbastanza documentata per poter valutare le intenzioni, le conseguenze, la buonafede e le responsabilità dei singoli attori, comparse e corifei. Quali che possano esser stati i superiori imperativi etico-politici che hanno indotto l’amministrazione Obama (e in particolare gli attuali protagonisti del conflitto, Joe Biden, Anthony Blinken e Victoria Nuland) ad appoggiare , se non a sobillare, l’insurrezione di piazza del 2014, risulta incontrovertibile che dal febbraio 2008 Washington sapeva perfettamente quali conseguenze ne avrebbe tratto la Russia e quale prezzo ne avrebbero pagato l’Ucraina e l’Intera Europa”.
Dove stavano i cervelli “illuminati” dell’obitorio? Ecco perché è difficile trasformare un obitorio in un sanatorio, soprattutto quando sul terreno ci sono 600 mila vittime, tra morti e feriti, per un saldo territoriale di 50 chilometri quadrati a favore della Russia.
Se guardiamo alla spremitura di cervello degli “illuminati” dell’obitorio svizzero relativo alle politiche energetiche e alla fuffa green, possiamo ben dire che, al netto degli sforzi di papa Francesco di coprire con la sua benedizione le strategie del capitalismo finanziario che aveva investito 45 mila miliardi nella svolta energetica, la Cop 28 ha stabilito che “senza il carbone si torna all’età della pietra”, ha sdoganato il nucleare e ha mandato alle calende greche tutte le altre invenzioni elaborate negli aerei conciliaboli della finanza internazionale.
Se guardiamo al cuore delle spremiture di cervello degli “illuminati”, al distillato più essenziale: la delocalizzazione conseguente alla logica globalista, ne vediamo gli effetti drammatici con la crisi dei colli di bottiglia delle vie di traffico internazionale.
Tuttavia, la questione più maledettamente seria, che rasenta il tradimento degli interessi dell’Occidente, a cominciare da quelli dell’America, è l’handicap militare dell’Occidente e l’incapacità della sua industria militare di sostenere la guerra d’attrito ucraina e, tanto più, una possibile guerra simmetrica con la Cina.
Qui il re è nudo e cammina sconsolato tra le nevi della Montagna Incantata.
Nel frattempo l’Europa (cito ancora Virgilio Ilari) sembra la fotocopia dell’immagine della realtà italiana scattata dal 57° rapporto Censis: “Un paese di zombi in attesa di estinzione”.
Il rapporto sulle previsioni economiche redatto per la 54esima edizione del forum rivela un’economia globale abbastanza incerta. La maggioranza degli esperti mette in guardia dall’aumento delle tensioni fiscali e dalla divergenza tra le economie a reddito più alto e quelle a reddito più basso. “L’attività economica mondiale rimane lenta, le condizioni finanziarie rimangono tese e sia le divisioni geopolitiche che le tensioni sociali continuano a crescere”, si legge. “A livello regionale, i risultati evidenziano divergenze nei modelli di crescita. L’attività economica più vivace è ancora prevista nel Sud e nell’Est asiatico. La Cina – viene sottolineato – resta un’eccezione: le precedenti previsioni di forte e moderata crescita sono sostituite con previsioni di crescita ampiamente moderate per il 2024. Negli Stati Uniti, nel Medio Oriente e nel Nord Africa, le prospettive si sono indebolite dal settembre 2023. In Europa è prevista una crescita economica debole o molto debole nel 2024”.
Qui lo sforzo cerebrale si palesa enorme. Meglio rivolgersi ad una cartomante.
L’unica certezza davosiana è che Castorp, nonostante tentasse di rimanere nell’ovattata atmosfera del sanatorio, è dovuto scendere nella realtà dell’obitorio.
E la realtà chiede sempre il conto.





