
di Giovanni Fasanella
Ricordate Giuliano Amato a La Repubblica, sulla strage di Ustica? Non disse nulla che non fosse già stato detto dalla magistratura. Eppure, per il solo fatto di aver evocato lo scenario internazionale, fu linciato. E il giornale che l’aveva intervistato, dopo qualche articolo a sostegno dello scoop, lasciò cadere tutto nel dimenticatoio, ignorando il saggio consiglio di uno storico che conosce molto bene la materia, e che io stimo, Miguel Gotor. Il quale (tra l’altro è anche un autorevole collaboratore di quel quotidiano) aveva suggerito ai cronisti di approfondire la pista francese con una «buona inchiesta giornalistica». Forse il reporter Stefano Cappellini in questo momento sarà nella base aerea di Solenzara, in Corsica. Vedremo che cosa riuscirà a tirar fuori, a parte i pistolotti contro il lavoro degli altri.
Dicevo di Amato. Sì, perché quello che è successo a lui qualche mese fa, ora sta capitando anche a Claudio Signorile, per le sue incaute dichiarazioni a Report, nella puntata sul caso Moro. Ha avuto l’ardire -pensate un po’ che squilibrato!- di collegare Moro con via Caetani. Perché questo era il senso delle sue parole, per chi è in grado di intenderle. Ma come può essergli venuto in mente?
Prima di Amato e Signorile, un altro esponente socialista, esule ad Hammamet, aveva fatto sapere alla Commissione Stragi presieduta da Giovanni Pellegrino che aveva qualcosa da dire proprio su via Caetani, il luogo del tragico epilogo della vicenda Moro. Si chiamava Bettino Craxi. Ma a Pellegrino fu impedito di andare in Tunisia per ascoltarlo.





