Home Politica estera A TAIWAN VINCE L’INDIPENDENZA DA PECHINO

A TAIWAN VINCE L’INDIPENDENZA DA PECHINO

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Lai Ching-te, il candidato presidenziale del partito al governo di Taiwan, ha vinto ieri le elezioni che la Cina aveva interpretato come una scelta tra guerra e pace.

Il Partito Democratico Progressista di Lai, che difende l’identità separata di Taiwan e rifiuta le rivendicazioni territoriali della Cina, era alla ricerca di un terzo mandato, senza precedenti nell’attuale sistema elettorale di Taiwan.

“Abbiamo mostrato al mondo quanto abbiamo a cuore la democrazia”, ha detto William Lai Ching-te rivolto ai suoi sostenitori al quartier generale della campagna elettorale del Dpp, dopo che le urne lo hanno incoronato presidente di Taiwan.

“Voglio ringraziare il popolo taiwanese – ha aggiunto – per aver scritto un nuovo capitolo nella nostra democrazia. Questo è il nostro impegno incrollabile. Taiwan ha ottenuto una vittoria in nome delle democrazie”.

In gioco ci sono la pace e la stabilità dell’isola che la Cina rivendica come propria, mentre il governo di Taiwan respinge le velleità di sovranità di Pechino, che in occasione delle consultazioni minaccia: “Pronti a stroncare qualsiasi tentativo di indipendenza”.

Xi Jinping, alla vigilia delle elezioni aveva detto: “ “Il modo con cui la Cina risponderà alle scelte fatte dagli elettori di Taiwan sarà un test della possibilità di poter gestire le tensioni fra Washington e Pechino o del procedere verso un ulteriore scontro, o anche un conflitto”.

William Lai ha vinto le presidenziali, ma il suo Partito democratico progressista perde la maggioranza assoluta allo Yuan legislativo, il parlamento dell’isola. Nel 2016, il Dpp aveva ben 68 seggi sui 113 complessivi dell’assemblea, scesi a 61 nella tornata elettorale 2020: adesso, in base ai conti preliminari, ne ha di sicuri finora 34 (contro i 32 in carico ai nazionalisti del Kmt). A conteggio ultimato, è possibile che Dpp e Kmt si trovino grosso modo alla pari, sopra quota 40, lasciando al Tpp – la terza forza politica – una decina di seggi con una sorta di potere di veto su ogni provvedimento.

I tre principali partiti di Taiwan in lizza per le elezioni erano il Partito Democratico Progressista (DPP), il Kuomintang (KMT) e il Partito del Popolo di Taiwan (TPP), costituito solo nel 2019.

Il DPP sostiene l’identità separata di Taiwan dalla Cina e respinge le rivendicazioni di sovranità di Pechino, affermando che solo il popolo di Taiwan può decidere del proprio futuro. 

Il KMT, che ha governato la Cina prima di fuggire a Taiwan dopo aver perso la guerra civile con il partito Comunista Cinese nel 1949, è favorevole a stretti legami con la Cina, ma nega fermamente di essere a favore di Pechino. Il KMT sostiene la posizione secondo cui Taiwan e la Cina appartengono a un’unica Cina, ma ogni parte può interpretarne il significato, una posizione accolta con favore da Pechino. Anche il TPP vuole riallacciare i rapporti con la Cina.

Diversi altri piccoli partiti, come il Partito per la costruzione dello Stato di Taiwan, favorevole all’indipendenza, e il Nuovo Partito, dichiaratamente favorevole alla Cina, si sono candidati alle elezioni parlamentari, ma è improbabile che la maggior parte di essi ottenga molti o nessun seggio.

Nel periodo precedente alle elezioni, la Cina ha ripetutamente denunciato Lai come un pericoloso separatista e ha respinto le sue ripetute richieste di colloqui. 

Lai afferma di essere impegnato a preservare la pace attraverso lo Stretto di Taiwan e a rafforzare le difese dell’isola.

Il ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato ieri mattina di aver nuovamente avvistato palloni aerostatici cinesi attraversare lo stretto sensibile, uno dei quali ha sorvolato la stessa Taiwan e ha definito l’ondata di palloncini segnalata sullo stretto il mese scorso come una guerra psicologica e una minaccia alla sicurezza aerea.

Le elezioni parlamentari sono altrettanto importanti, soprattutto se nessun partito ottiene la maggioranza, il che potrebbe ostacolare la capacità del nuovo presidente di approvare leggi e spese, soprattutto per la difesa.

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  • Redazione

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