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GERMANIA PARALIZZATA DAGLI AGRICOLTORI

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In Germania oltre centomila agricoltori sono scesi in piazza e in autostrada, alla guida di decine di migliaia di trattori, per protestare contro la cancellazione dei sussidi sul gasolio agricolo (21 centesimi sovvenzionati sulla tassa da 47 centesimi per 1 litro di diesel agricolo) e contro il ripristino della tassa sulle macchine agricole (l’esenzione risale al 1922), misure dettate dal ritorno del freno sul debito pubblico nel 2024 e decise dal governo federale con entrata in vigore imminente.

La protesta ha mandato in tilt il traffico nelle grandi città e sulle autostrade e ha colpito nel segno.

Alla protesta degli agricoltori si aggiunge lo sciopero dei macchinisti delle ferrovie tedesche Deutsche Bahn, che è iniziato ieri e che potrebbe durare tre giorni, mandando ulteriormente in tilt i trasporti in tutta la Germania.

Sullo sfondo delle proteste ci sono anche gli equilibri politici.

Il partito di estrema destra AfD (Alternative für Deutschland) ha cavalcato prontamente la protesta degli agricoltori.

Con tre elezioni in arrivo a settembre nei Länder Sassonia, Turingia e Brandeburgo, dove AfD è in testa ai sondaggi, la rivolta degli agricoltori ha esteso il terreno dello scontento in una Germania che rischia una contrazione del Pil anche nel 2024, dopo quella del 2023.

L’elettorato nelle zone rurali è una storica roccaforte dei partiti di centrodestra ora all’opposizione, Cdu e Csu, e i tre partiti al governo con sondaggi in calo non possono permettersi di alimentare lo scontento, anche in vista delle elezioni europee.

La dura protesta degli agricoltori olandesi l’anno scorso, rivolta contro la transizione verde, indica quanto insidiosa possa essere la strada per la green economy anche in un Paese green per eccellenza come la Germania.

Autore

  • Redazione

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