
di Sergio Restelli
Dal mio punto di vista, la situazione a cui andiamo incontro nel 2024 è estremamente critica e richiede un intervento immediato e concreto. È un anno caratterizzato da una serie di elezioni a livello globale, le cui conseguenze avranno un impatto significativo sulla pace mondiale. Parallelamente a queste elezioni, sono in corso anche due guerre: il conflitto russo-ucraino e quello di Hamas contro Israele, che rischia di coinvolgere anche il Libano e il Golfo Persico. Secondo un rapporto dell’Economist, il 2024 sarà un anno record per il numero di elezioni svolte contemporaneamente nella storia, coinvolgendo oltre quattro miliardi di persone provenienti da 76 paesi diversi. Queste elezioni sono destinate a generare profondi movimenti e cambiamenti lungo tutto il pianeta, e quindi ci riguardano tutti, indipendentemente dalla nostra posizione geografica.
È importante rendersi conto che ci troviamo di fronte a una rottura dell’ordine mondiale stabilito dopo la Seconda guerra mondiale, con l’emergere di nuove potenze globali come India e Cina, insieme ad altre potenze regionali come Indonesia, Filippine, Pakistan, Iran, Nigeria e Brasile. Quando gli equilibri di potere si rompono, la storia ci insegna che spesso si cercano nuovi equilibri attraverso il conflitto armato. Tuttavia, questo metodo ha comportato innumerevoli perdite di vite umane nel corso del XX e XXI secolo, da entrambe le guerre mondiali alle guerre locali in Corea, Algeria, Vietnam, nel Centro-Africa, in Medio Oriente, Iraq-Iran, Siria e Afghanistan. Questo “secolo-lupo” di sangue, come lo definì il poeta russo-ebreo Osip Mandelstam è un avvertimento sulla pericolosità del nostro tempo.
Le elezioni del 2024, quindi, potrebbero portare a una maggiore instabilità e violenza in tutto il mondo. Questo ci riguarda da vicino, sia come italiani che come europei. È vitale fermare questa tendenza distruttiva e invertire il corso della storia. Il primo passo è rendersi conto della triste direzione in cui si sta dirigendo il mondo. Nonostante le campagne elettorali siano un’opportunità per dimostrare la capacità delle democrazie di confrontare pacificamente opzioni, negli Stati Uniti, in alcuni paesi europei e anche in Italia, si sta assistendo a un aumento della rabbia e della violenza, con una percentuale significativa di elettori che ammette l’uso della violenza per “salvare” il paese.
La campagna elettorale permanente, che sta raggiungendo livelli propagandistici in occasione delle elezioni regionali, amministrative ed europee della primavera 2024, sembra essere mirata a mobilitare la rabbia. Più c’è rabbia, più c’è mobilitazione, più voti si possono ottenere. Questa rabbia deriva dalla paura del mondo che ci circonda. Gli scenari descritti per il 2024 sono l’ambiente ideale per alimentare paura, rabbia e, tendenzialmente, violenza. Si crea un circolo vizioso esplosivo in cui la paura genera rabbia e la rabbia moltiplica la paura.
Nella Prima Repubblica italiana, i partiti avevano cercato di canalizzare la rabbia delle classi subalterne e trasformarla in energia per la ricostruzione, lo sviluppo e il riscatto sociale. Ma negli ultimi anni, l’onda populista ha piegato i partiti e li ha portati verso la rabbia distruttiva. Questo ha portato alla diffusione dell’odio, al costante assedio reciproco e alla delegittimazione degli avversari politici. La lotta politica è stata artificiosamente trasformata in una lotta tra patrioti e anti-patrioti, con la società che si frammenta e il paese che si divide, rendendolo più vulnerabile alle sfide globali.Inoltre, questo stato di cose ha allontanato dalla politica coloro che avrebbero potuto essere attori importanti per il cambiamento: gli “uomini di buona volontà” e, in particolare, le giovani generazioni.
La politica sta diventando una questione esistenziale per i giovani, poiché determina il loro futuro. L’astensionismo alle elezioni sta aumentando, raggiungendo livelli preoccupanti, e il disinteresse dei giovani per la politica rappresenta una condanna morale della società adulta. La classe politica ha il compito di rappresentare il paese e dovrebbe impegnarsi nella costruzione di un futuro pacifico non solo per il proprio paese, ma anche per l’Unione europea e per il mondo intero. Tuttavia, l’irresponsabilità di gran parte della classe politica, che sembra interessata solo a raccogliere le rabbie e a fomentarle, si preclude la possibilità di contribuire a livello globale e si limita alle ambizioni personali di pochi.
Non possiamo giustificare la nostra passività individuale solo basandoci sull’irresponsabilità politica. La situazione attuale del mondo richiede un coinvolgimento attivo e consapevole di ognuno di noi. Dobbiamo guardare al mondo senza illusioni e lavorare per cambiare ciò che è nelle nostre mani. È necessario un cambiamento profondo, che coinvolga diverse azioni coordinate, a partire dalle nostre singole azioni e scelte. Inviato da iPad





