
Dopo aver elencato le debolezze della Russia, i vantaggi che ne ha tratto la Nato e una quantità di altre conquiste dell’Occidente, compresa la sconfitta di Mosca, il Time conclude che “quest’anno l’Ucraina sarà di fatto divisa e la Russia ora ha l’iniziativa sul campo di battaglia e un vantaggio materiale”.
Mentre Time di fatto ammette la superiorità della Russia, il Cremlino torna a respingere il piano di pace di Kiev, che prevede il ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina invasa e in parte occupata dalle truppe russe.
“Il forum di pace di Zelensky è una sorta di formula, una combinazione di Paesi che discutono una sorta di formula di pace senza la partecipazione della Russia, un processo molto strano”, ha affermato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, sostenendo che “di fatto esiste ancora un rifiuto legalmente sancito da Kiev a qualsiasi negoziato”.
Time scrive che la divisione dell’Ucraina è il terzo principale rischio a livello globale per il 2024, secondo cui il destino del Paese, da quasi due anni sotto invasione da parte della Federazione Russa, non potrà non avere riflessi sul resto del mondo.
Time definisce l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia una sconfitta storica per Mosca e sottolinea il rafforzamento della Nato grazie all’adesione di nuovi membri: Finlandia e, prossimamente, Svezia, rimarca come fatti significativi l’avvio del processo di adesione dell’Ucraina all’Ue, l’introduzione di undici pacchetto di sanzioni contro la Russia e l’avvicinarsi di nuove restrizioni nonché il congelamento di metà dei suoi beni sovrani e i piani per destinare questi fondi al ripristino dell’Ucraina.
Time, infine, ricorda che, in seguito all’invasione dell’Ucraina, l’Europa non acquista più forniture energetiche russe.
Un bell’elenco di pannicelli caldi per iniziare a dire una verità fino a ieri indicibile, ossia che la Russia non si schioderà dal Donbass e dalla Crimea e che i costi degli aiuti a Kiev e della ricostruzione saranno sulle spalle degli europei.
Il 2024 sarà un punto di svolta nella guerra – scrive il Time – e se l’Ucraina non risolverà i suoi problemi di personale militare, non aumenterà la produzione di armi e non svilupperà un piano realistico di strategia militare nel prossimo futuro, le sue perdite territoriali potrebbero rivelarsi permanenti e persino espandersi.
Considerato che tutti i se di Time non si avvereranno, la conclusione è una sola: le perdite territoriali saranno definitive.
Time rimarca come Kiev stia soffrendo molto a causa della riduzione del sostegno politico e materiale da parte degli Stati Uniti, mentre le prospettive relative agli aiuti europei sono solo leggermente migliori. Nell’analisi della rivista statunitense, inoltre, si sottolinea che l’Ucraina ha un disperato bisogno di ulteriori truppe.
Per tutte queste ragioni, secondo Time, quest’anno Kiev si assumerà maggiori rischi militari, compresi attacchi contro diversi obiettivi in Russia, che provocheranno una risposta senza precedenti da parte dell’aggressore e potrebbero potenzialmente aumentare il coinvolgimento dei Paesi della Nato nel conflitto.
Nel frattempo gli ambasciatori degli Stati Ue hanno dato il via libera all’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo sulla piattaforma Step per gli investimenti nei settori strategici e sullo strumento per i fondi all’Ucraina. Il via libera è arrivato senza ostacoli da parte dell’Ungheria perché sostanzialmente il quadro che verrà negoziato non prevede ancora i dettagli sulle cifre dei fondi da destinare all’Ucraina. Quelli saranno sul tavolo del vertice europeo straordinario del primo febbraio. Gli Stati Ue – Ungheria esclusa – sono a favore dello stanziamento di 50 miliardi di euro per Kiev nell’ambito della revisione del bilancio pluriennale con scadenza 2027. Budapest propone invece che lo stanziamento sia fuori bilancio ed eventualmente che sia annuale e non unico per 50 miliardi.
Che il futuro degli aiuti a Kiev non sia roseo lo ha detto ieri anche l’ambasciatore ucraino in Turchia Vasyl Bodnar, il quale in un’intervista ai mass media turchi ha detto che le armi che si prevedeva dovessero essere mandate in Ucraina verranno invece inviate in Israele.
“I media internazionali – ha detto Vasyl Bodnar – hanno attirato l’attenzione in quella direzione (la guerra tra Israele e Hamas), quindi c’è chi crede che la guerra in Ucraina sia finita”, aggiungendo che il conflitto a Gaza ha avuto ripercussioni sull’assistenza dei Paesi occidentali con armi all’Ucraina e che “ciò danneggia la percezione della guerra della Russia contro l’Ucraina”.
Ieri l’Italia ha proseguito nella sua linea di appoggio a Kiev.
Il conflitto in Ucraina impone all’Italia “una scelta di coerenza” e quindi l’importanza di proseguire il sostegno a Kiev, in linea con gli impegni assunti in sede internazionale, ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso delle comunicazioni alla Camera. L’impegno dell’Italia è stato pronto fin dall’inizio della guerra, ha sottolineato il ministro. La controffensiva estiva dell’Ucraina “non ha purtroppo dato i risultati sperati”. “L’esercito di Kiev sta ora affrontando un nuovo inverno di guerra”, dovendo fronteggiare la violenza reazione russa, ha aggiunto Crosetto.
Crosetto ha preso atto delle difficoltà sul campo. I Paesi occidentali – ha affermato – sono sensibili alla situazione sul campo in Ucraina, con un nuovo inverno di guerra, motivo per cui si deve lavorare anche su una “incisiva azione diplomatica”, che affianchi gli aiuti militari a Kiev, ha detto Crosetto.
“L’azione dei prossimi mesi dovrà commisurare deterrenza e diplomazia”, ha detto ancora Crosetto, secondo cui non si può però “abbandonare l’Ucraina al suo destino”.





